ANTICHE MAPPE CARTOGRAFICHE - Andora nel tempo

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ANTICHE MAPPE CARTOGRAFICHE

ANTICHE MAPPE CARTOGRAFICHE

 

(Mario Vassallo)
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TABULA PEUTINGERIANA - II SEC. A.C. - IV SEC. D.C. - ANVERSA 1591 (1)
TABULA PEUTINGERIANA - II SEC. A.C. - IV SEC. D.C. - ANVERSA 1591
La TABULA PEUTINGERIANA è una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie militari dell'Impero romano.
 
È conservata presso la Hofbibliothek di Vienna (in Austria) e per ciò è detta anche Codex Vindobonensis.
 
Ne esiste anche una copia in bianco e nero negli archivi della cartothèque de l'IGN, a Parigi ed un'altra riproduzione è conservata presso il museo sotterraneo dell'Arena di Pola in Istria. La sua datazione e la sua provenienza sono incerte.
 
Porta il nome dell'umanista e antichista Konrad Peutinger che la ereditò dal suo amico Konrad Celtes, bibliotecario dell'imperatore Massimiliano I; Peutinger avrebbe voluto pubblicare la carta, ma morì prima.
 
Nel 2007 è stata inserita dall'UNESCO nel Registro della Memoria del mondo.
 
La Tavola è composta da 11 pergamene riunite in una striscia di 680 x 33 centimetri. Mostra 200.000 km di strade e la posizione di città, mari, fiumi, foreste, catene montuose. Non è una proiezione cartografica, quindi non permette una rappresentazione realistica dei paesaggi né delle distanze, ma non era questa l'intenzione di chi l'aveva concepita. La carta va piuttosto considerata come una rappresentazione topologica, una sorta di diagramma come quello di una metropolitana, che permetteva di muoversi facilmente da un punto ad un altro e di conoscere le distanze fra le tappe, ma non offriva una rappresentazione fedele della realtà.
 
La Tabula è probabilmente basata sulla carta del mondo preparata da Marco Vipsanio Agrippa (64 a.C. - 12 a.C.), amico e genero dell'imperatore Augusto e, tra l'altro, costruttore del primo Pantheon, in seguito ricostruito da Adriano nel 123. Si pensa che la sua redazione fosse finalizzata ad illustrare il cursus publicus (cioè la rete viaria pubblica sulla quale si svolgeva il traffico dell'impero, dotata di stazioni di posta e servizi a distanze regolari, che era stata appunto riordinata da Augusto). Dopo la morte dell'imperatore, la carta fu incisa nel marmo e posta sotto il Porticus Vipsaniæ, non lontano dall'Ara Pacis, lungo la Via Flaminia.
 
 
La Tabula mostra tutto l'Impero romano, il Vicino Oriente e l'India, indicando il Gange e Sri Lanka (Insula Taprobane). Vi è menzionata anche la Cina.
 
 
Vi sono indicate circa 555 città e altre 3.500 particolarità geografiche, come i fari e i santuari importanti, spesso illustrati da una piccola figura. Le città sono rappresentate da due case, le città sede dell'Impero - Roma, Costantinopoli, Antiochia - sono segnalate da un medaglione. Vi sono inoltre indicate le distanze, sia pure con minore o maggior precisione.
 
Il primo foglio rappresenta l'est delle Isole britanniche, i Paesi Bassi, il Belgio, una parte della Francia e l'ovest del Marocco. L'assenza della penisola iberica lascia supporre che un dodicesimo foglio, oggi mancante, rappresentasse la Spagna, il Portogallo e la parte occidentale delle isole britanniche.
 
La Tabula fu infine stampata nel 1591 ad Anversa con il nome di Fragmenta tabulæ antiquæ dal famoso editore Johannes Moretus.
 
Il manoscritto è generalmente datato al XIII secolo. Sarebbe opera di un anonimo monaco copista di Colmar, che avrebbe riprodotto verso il 1265 un documento più antico.
 
Per quanto attiene a talune specifiche indicazioni, l'originale deve essere posteriore al 328, perché mostra la città di Costantinopoli, che fu fondata in quell'anno; mentre per altre (come ad esempio nella Pars IV - Liguria di Levante) potrebbe essere antecedente al 109 a.C. data di costruzione della Via Emilia Scauri, che non vi è indicata.
 
 
Non è neppure indicato il collegamento viario tra Pisa e Luni, considerando che tale tratto appare occupato dalle Fosse Papiriane (le estese paludi che occupavano l'attuale Versilia indicate come Fossis Papirianis).
 
Evidentemente la Tabula, all'origine, doveva essere stata costruita "per blocchi" di osservazione e non doveva essere più stata aggiornata. Infatti, ad ulteriore esempio, mostra le città di Oplontis e Pompei, che non furono più ricostruite dopo l'eruzione del Vesuvio nel 79 fino all'epoca moderna. D'altra parte, vi sono indicate alcune città della Germania inferiore che furono distrutte e abbandonate dopo il V secolo.
[Fonte: Wikipedia]
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