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ARCHI

L'ACQUEDOTTO DEL MARCHESE MAGLIONI

(Mario Vassallo)
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Gli “Archi” sono ciò che resta dell’antico e scenografico acquedotto della Marina, fatto costruire alla fine del Settecento dal Marchese Marco Maglioni per portare l’acqua da una sorgente di Mezzacqua alla propria residenza della Marina.
La sorgente si trovava appena a monte della Villa Tibaldi sulla Strada Vicinale del Coscione, attuale via Sant’Ambrogio, mentre il complesso residenziale sorgeva nei pressi della attuale Villa Laura e Parco degli Aviatori.


Il tratto di arrivo presso il luogo dove risiedeva il Marchese Maglioni


L'ultima testimonianza del tratto di partenza vicino alla Villa Tibaldi

Sebbene la documentazione a riguardo sia piuttosto scarna, da uno studio effettuato sulle riprese fotografiche, messe a confronto con le rilevanze dimensionali di quanto rimane e dei luoghi circostanti, si riesce a ricostruirne la consistenza in modo piuttosto attendibile.

Si trattava di una struttura rettilinea, di lunghezza circa 270 metri, composta da arcate di luce pressochè costante, costituite da muratura in parte piena ed in parte a sacco di pietrame, in parte con conci squadrati e con presenze di elementi in laterizio, su piedritti e pile di base tendenti ad un quadrato di 1,50 metri circa di lato.
L’intera struttura aveva uno spessore in sommità di circa cm 50, e vi scorreva il flusso idrico per mezzo di una canaletta incassata di larghezza circa cm 30 ed uguale profondità.
L’altezza dell’intera struttura da terra era variabile, in funzione dell’andamento altimetrico dei terreni attraversati e della pendenza realizzativa per permettere un regolare e continuo scorrimento dell’acqua all’interno del canale sommitale: circa 6,00 - 6,50 metri in arrivo (presso l’edificio di residenza) ed intorno ad 1,00 metro circa in partenza (Strada Vicinale del Coscione).
La distanza tra i piedritti rinvenuti sino ad oggi era di circa 4,70 metri, con un interasse teorico di 5,45 metri.
Dalla documentazione fotografica antica si riescono ad individuare 34 arcate, ma in totale, secondo le dimensioni stimate e rinvenute, sarebbero state presumibilmente in numero da 45 a 50.



Nella prima metà degli anni ’50 del secolo scorso, anche a seguito di un forte temporale (secondo alcune testimonianze una vera e propria tempesta), crollarono due tratti della struttura, proprio ai lati delle tre arcate giunte fino ad oggi conservate (un tratto di 6 arcate verso levante ed uno di 5 arcate a ponente).



Il tratto crollato a ponente corrisponderebbe all’attuale sedime stradale della via Clavesana, che esisteva in forma di strada interpoderale.
Tutte le altre furono gradualmente distrutte ed eliminate in circa un decennio, in funzione dello sviluppo edilizio, pervenendo a noi le sole tre arcate esistenti a lato della via Clavesana, nel tratto compreso tra viale Mazzini e via San Damiano, oltre alcuni resti di altri piedritti limitrofi (quelli crollati originariamente a metà degli anni ’50), contenuti all’interno dei giardini privati vicini.

Tali “ruderi” dell’antica struttura rimasero, fino alla metà degli anni ’90 del secolo scorso, all’interno dei terreni coltivati da Trentino Belenda e sicuramente preservati solo perché casualmente estranei a comparti di edificazione.



Intorno al 1995 giunge il momento dell’edificazione anche su tale appezzamento, con una lottizzazione.
Tuttavia, in questo caso si interviene preservando quanto rimasto, anziché devastandolo definitivamente, ed anzi si provvede al restauro e consolidamento degli antichi resti, rendendoli ufficialmente un patrimonio pubblico.
Della relazione che identifica l’intervento da effettuarsi si riporta da descrizione dello stato delle arcate superstiti:
Ad una prima analisi generale sullo stato di degrado delle strutture orizzontali si può constatare una condizione statica sufficiente per le due arcate verso Ovest, mentre più preoccupante appare l'arcata Est.
Le murature verticali dalla notevole sezione, si presentano staticamente in buono stato.
Lo stato di coesione del materiale lapideo è in più punti compromesso a causa della vetustà dell’opera, con il conseguente degradamento delle murature.
La parte intradossale delle areate manifesta numerose lacune tra i mattoni e le parti terminali verso Ovest ed Est presentano una muratura interrotta con conci distaccati od in avanzata fase di distacco. In special modo la pila esterna Est presenta una vistosa porzione di muratura mancante proprio sulla verticale del pilastro di sostegno.
In relazione al valore monumentale del manufatto si impone la necessità di proporre un intervento di risanamento e consolidamento che non alteri minimamente l'aspetto architettonico ma che ne salvaguardi tutti gli elementi murari costitutivi.

                                                 

L’intervento primario è quindi orientato al consolidamento statico delle strutture orizzontali rendendole solidali con i pilastri di sostegno”.



Rielaborazione grafica su gentile concessione Comune di Andora




Foto Comune di Andora - Particolare della ristrutturazione della canaletta sommitale



Foto Comune di Andora - Altro particolare dell'intervento sulla canaletta sommitale



Foto Comune di Andora - Cantiere per la ristrutturazione delle tre arcate


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Gli "Archi" oggi, dopo la ristrutturazione effettuata
DOVE SI TROVA / COME ARRIVARE
Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
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