CURIOSITA' - Andora nel tempo

Andora nel tempo
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CURIOSITA'

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(Mario Vassallo)
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In cima a Capo Mele sarebbe esistito un edificio di culto probabilmente attribuibile al Monastero benedettino della Gallinara; sui resti di quest’ultimo sarebbe stato costruito il “Semaforo” e successivamente realizzata la base militare aeronautica; ciò secondo alcune fonti; invece, secondo altre fonti, i resti sarebbero appartenuti all’Oratorio di Sant’Antonio, documentato dal “Sacro e Vago Giardinello”, requisito in occasione della costruzione del citato “Semaforo”.

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Il 23 febbraio 1887, mercoledi delle Ceneri, un disastroso terremoto colpì la Liguria occidentale, il Piemonte e la Provenza.
Numerosi furono i centri danneggiati, con i picchi di Diano Marina (500 morti), Baiardo (300 morti su 400 abitanti), Apricale (distrutta completamente), Bussana (distrutta e successivamente ricostruita in altro luogo).
Anche Andora fu interessata dall'evento con due morti e 17 feriti e riscontrando, tra gli altri, gravi danni alla palazzina del Marchese Marco Maglioni (lesioni tali da ridurre in rovina l'intera residenza), il quale si salvò essendosi trovato altrove quella notte.
La strada provinciale risultò caratterizzata da larghi e profondi crepacci, ci furono notevoli frane su Capo Mele e, nella borgata della Marina, il fondo di un pozzo si alzò di alcuni metri, diventando asciutto.


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Esiste traccia nella memoria popolare di un passaggio segreto che dalle prigioni del Castello avrebbe condotto fino in corrispondenza del ponte romanico, dove erano presenti degli anelli di attracco per imbarcazioni e dove era protetto da un enorme macigno; nel tratto di tale passaggio segreto sarebbe stata creata una “botola tranello” costituita da una sorta di pozzo che conteneva infisse sulle pareti delle lame di spade che maciullavano senza scampo i malcapitati; secondo un ricordo di Luciano Dabroi riferito ad un racconto di un suo parente anziano, tale presenza del passaggio segreto sarebbe stata rinvenuta da Umberto Maglioni, il “Muto di Castello”, poco tempo prima della morte.



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Secondo le notizie riportate dal Giustiniani (*), nel suo "Castigatissimi annali" del 1537, il Borgo del Castello era cinto di mura ed al suo interno vi erano numerose cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, due “Hostarie", medici, avvocati e notai, barbieri, tre botteghe, un piccolo "Hospitale" detto di Santa Maria Maddalena con tre stanze a quattro letti per i poveri (secondo le caratteristiche dell'epoca il termine "ospedale" descriverebbe una struttura non propriamente ad esclusiva funzione sanitaria come nell'attuale uso, ma una sorta di ricovero per soggetti bisognosi, cioè sia per malati che per poveri).
Tale "Hospitale" aveva un reddito di Lire 170, proveniente da fasce dei dintorni e godeva della “pigione” di due botteghe del Borgo.

(*) Agostino Giustiniani, ovvero Pantaleone Giustiniani (Genova, 1470 Mare di Corsica, 1536), appartenente alla famiglia genovese dei De Banca molto legata alla Repubblica di Genova, entrò nell'Ordine dei Domenicani a 17 anni (nel 1487) e fu vescovo di Nebbio, nonché illustre studioso e insegnante di lingue straniere e tra i più importanti geografi per la sua descrizione accurata della Liguria.



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L’antico "Hospitale" di Santa Maria Maddalena diventò il palazzo di residenza del Marchese Stefano Maglioni. in cui abitò successivamente il proprio figlio Umberto (detto "il Muto di Castello").






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Secondo l’ipotesi del Serra, Andora sarebbe stata fondata nel 753 a.C. dai focesi che successivamente diventati liguri avrebbero a loro volta fondato colonie come Andora (Andorra) nella penisola iberica.


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Nel Portolano del 1300 Andora figura come “Melle Dandolla”, cioè “Capo Mele d’Andora”.


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Le due Pievi antiche della valle del Merula sono San Giovanni Battista ad Andora e Santi Pietro e Paolo a Testico; la Chiesa di San Pietro è tra le più vecchie di tutta la vallata e potrebbe essere stata l’origine primaria di entrambe le Pievi citate; (J. Costa Restagno).




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Esistevano due torrioni contro le incursioni barbaresche costruiti uno nel 1500 (Bastione) vicino al mare ed uno su Capo Mele nell’anno 1725 (detto del Ciglione); quest’ultimo oggi distrutto, probabilmente durante i lavori di epoca napoleonica di realizzazione della Strada della Cornice (oggi via Aurelia).

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Il Parlamento della “Magnifica Comunità di Andora” fu composto di 100 membri, 20 per ciascuno dei cinque quartieri gradualmente sviluppatisi: San Giacomo, Laigueglia; San Pietro, Sant’Andrea, San Giovanni.

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Nel terreno denominato Binello, poi proprietà Ferrando, durante lavori di aratura negli anni ’30 fu ritrovato un sarcofago di pietra, risalente ad età paleocristiana ed oggi visibile presso il museo di Albenga.







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Anticamente sistemi di misura :

o Lunghezza si usava: la canna, valutata 12 palmi; ogni palmo era 12 ongie.
o Liquidi si usava il barile, mezzo barile, la pinta e l’amola;
o Il barile che serviva per l’olio conteneva 7 e ½ rubbi e poco di più se l’olio era denso; questo a sua volta era suddiviso il 64 pinte.
o Il barile che serviva per il vino conteneva 5 rubbi e si divideva in 44 amole.
o Per misurare le materie secche si usava lo staio, mezzo staio e motularo; quattro stai facevano una mina, pari a circa 12 rubbi; il motularo serviva per misurare noci, mandorle e castagne.
o Le olive si compravano misurare a motularo, sul quale si passava la randa qualora traboccassero.
o I solidi si misuravano con strumenti di metallo o materia dura ed erano il cantaro, il rubbo, il rotolo e la libbra; ogni strumento era marcato con un segno pubblico.
o Il cantaro era di 6 rubbi, oppure 100 rotoli, oppure 150 libbre; il rubbo si divideva in 25 libbre; la libbra in 11 oncie; il rotolo in 18 oncie.


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Ogni anno nel mese di Aprile si radunava il Magnifico Parlamento della Comunità di Andora e poco prima di detta adunanza si procedeva dagli Anziani alla nomina dei 28 soggetti abili alla carica degli Anziani, dei Censori e degli Estimatori. I soggetti di dette nomine dovevano essere 6 del 1° quartiere di San Giacomo, 4 del 2° quartiere di Laigueglia, 6 del 3° quartiere di San Pietro, 7 del 4° quartiere di Sant’Andrea e 5 del 5° quartiere di San Giovanni. Detti soggetti nominati si sottoponevano successivamente ai voti del Parlamento, con ordine di uno per ogni quartiere a partire dal primo nominato per ciascuno degli stessi. Venivano eletti i 6 Anziani che avevano ottenuto il maggior numero di voti, mentre i tre a seguire venivano nominati Censori ed i successivi 3 nominati Estimatori; i restanti 16 rimanevano esenti da cariche. Un Anziano ed un Censore venivano eletti sempre dal quartiere di Laigueglia, mentre gli altri dai restanti quattro quartieri. Il Parlamento era composto da 100 membri che si eleggevano con lo stesso criterio in numero di 20 per ognuno dei cinque quartieri della comunità, avendo il riguardo di scegliere Capi di casa ed i maggiori possidenti di beni stabili all’interno del Comune. Il Consiglio era composto da 28 persone elette come sopra in numero di 6 nel 1° quartiere di San Giacomo, 4 nel 2° quartiere di Laigueglia, 6 nel 3° quartiere di San Pietro, 7 nel 4° quartiere di Sant’Andrea e 5 nel 5° quartiere di San Giovanni. In maggio d’ogni anno si radunavano i 2 Consigli nuovo e vecchio e degli anziani e dai 2 cassieri dell’anno precedente si rendevano i conti di entrata ed esito. In Consiglio nuovo eleggeva 5 persone, una per ogni quartiere, per rivedere i conti presentati: nomine che venivano approvate dai 6 anziani. Gli stessi Anziani eleggevano nei quattro quartieri di Andora (escluso quello di Laigueglia) 2 cassieri, scelti tra i migliori possidenti, i quali dovevano avere il maneggio del pubblico denaro. I conti presentati dovevano essere rivisti ed approvati dall’Illustrissimo Capitano sedente in Porto Maurizio. Tutte le pubbliche adunanze del Magnifico parlamento avevano luogo al Castello o nel suo borgo al suono della campana maggiore. Perché fossero valide le adunanze dovevano essere presenti 4 Anziani e 2/3 del Parlamento e del Consiglio, cioè 67 membri del Parlamento e 19 del Consiglio. Il Notaio Cancelliere della comunità non veniva nominato, ma il 1à Maggio di ogni anno entrava in possesso dell’ufficio il notaio a cui spettava il turno tra i Notai di Andora e Laigueglia.



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Le grandi opere, quelle che oggi chiamiamo "opere pubbliche", come ad esempio i ponti, le strade, i cimiteri, alcune delle quali giunte a noi, ancora esistenti seppure ammodernate, con quali finanziamenti venivano realizzate nell'Ottocento e nell'inizio del Novecento?
Qualora si rendesse necessario fare un intervento importante, l'autorità amministrativa convocava una o più adunanze pubbliche a cui erano invitati tutti i cittadini e, spesso, tali incontri avvenivano in sedi diverse, tipo nelle piazzette delle varie borgate, in modo che tutti potessero essere al corrente delle iniziative e avessero maggiore facilità a parteciparvi.
Il Comune stilava degli elenchi di tutti i cittadini abitanti o presenti nel territorio andorese (una sorta di elenco anagrafico ovvero censimento apposito) e ad ognuno veniva assegnato un compito attivo secondo le singole disponibilità, l'età, la composizione famigliare e il proprio stato economico.
Conseguentemente, la realizzazione dell'opera pubblica veniva effettuata con la diretta ed attiva partecipazione pro quota di ogni membro della comunità.
L'amministrazione comunale calcolava e suddifvideva le varie mansioni tra tutti i partecipanti, attribuendo ad ognuno il proprio impegno specifico, secondo una tabella che veniva appositamente compilata quale registro d'opera: gli individui maschili nel pieno delle proprie forze lavorative svolgevano il grosso della manodopera, gli anziani si dedicavano alla preparazione dei materiali ed alla movimentazione dei mezzi trainati da forza animale, mentre le donne si occupavano del sostentamento alimentare provvedendo a cucinare per gli "operai".
Chi era in grado di contribuire con la fornitura delle aree terriere di proprietà privata di sedine dell'opera (cessioni "volontarie" a titolo gratuito per il pubblico uso), delle provviste e dei materiali, conseguiva una sorta di conguaglio/scomputo con la quantità di forza lavoro dovuta.
Gli individui che non potevano intervenire a causa di menomazioni fisiche e/o stati di salute cagionevoli erano esentati, ma talvolta la loro quota spettante veniva suddivisa tra gli altri membri della famiglia.
Se qualcuno si defilava dai propri doveri senza giustificato motivo, veniva perseguito in base alle leggi vigenti, che potevano prevedere applicazione di sanzioni, riscossioni coatte (entrabi tali provvedimenti avrebbero potuto in alcuni casi essere estesi al nucleo famigliare) e nei casi peggiori anche pene detentive (in questo caso solo a carico del singolo individuo interessato).
L'amministrazione comunale si curava dell'organizzazione, delle fasi coordinative e direzionali dell'esecuzione dell'opera e della fornitura di materiali e mezzi necessari.

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Il 28 gennaio 2017, presso Palazzo Tagliaferro, si è svolta la cerimonia con cui la concittadina andorese Maria Gandolfo Alberti, localmente nota come "la Signora Maria di Castello", ha ricevuto il riconoscimento che porta in effige le chiavi che le furono affidate dalla Curia, per essersi distinta per l’amore verso la Borgata Castello, dove ha vissuto fin da giovane e di cui è divenuta una sorta di custode dei monumenti.
 
Da oltre sessant’anni è l’unica persona ad avere la grande chiave della Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, che apre in occasione di eventi culturali, cerimonie religiose e, grazie alla sua disponibilità, anche ai turisti.


Fotografie per gentile concessione Gino Tumbarello



Foto per gentile concessione Piero Dagati

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Si racconta il ritrovamento, nei primi anni ’70, di resti estesi di una nave, come si disse all’epoca, forse romana, durante le operazioni di scavo per le fondamenta di un edificio posto a ridosso della attuale via Colombo.

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I cinque quartieri della Magnifica Comunità di Andora erano:
o San Giacomo: comprendeva le borgate di Castello, Borgo, Marina, Colla dei Micheri, Mezzacqua, Marino;
o San Matteo (Laigueglia): si estendeva per quanto si estendono i diritti di jus Parrocchiale del Reverendo Arciprete;
o San Pietro: comprendeva le borgate Negri, Galleani, Metta, Pian Rosso, Roseghina, Costa d’Agosti, Lanfredi, Sottani, Siffredi, Divizi, Cà dei Forti, Tigorella;
o Sant’Andrea: comprendeva le borgate Ferrara, Domo, Costa dei Garassini, costa di Mezzo, Moltedo, Barò;
o San Giovanni: comprendeva le borgate Rollo, Confredi, Canussi.



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Nel secolo XIV si staccarono progressivamente dalla Parrocchia di Andora tutte le borgate (tranne San Pietro, Rollo e Laigueglia) e la maggior parte della popolazione si trasferì sulla destra del Merula, sicchè si fecero istanze per portarvi la sede Parrocchiale togliendola dal Castello. Ciò diede luogo a contrasti e promosse un interdetto a seguito del quale fu inviato un Nunzio Pontificio per stabilire il sito della nuova chiesa. Per avere sfavorito le genti del Castello, il Nunzio fu ucciso col pugnale da un Gaggino: ne seguì una scomunica e, secondo la leggenda, lo spopolamento istantaneo di Andora per un’invasione di formiche.



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Nel borgo affacciato sul mare, abitava una ragazza incantevole di nome Andalora (che significa landa d’oro), la quale viveva felice della sua vita quotidiana e dell’amore con il giovane Stefanello, suo promesso sposo.
L’incanto venne spezzato dall’arrivo improvviso di Al Kadir, uno spietato pirata barbaresco che decise rapire Andalora, legandola all’albero maestro della sua nave.
Stefanello nella notte si avvicinò all’imbarcazione per cercare di liberare l’amata, ma venne scoperto e fu ferito a morte.
Andalora si gettò sull’amato Stefanello e, in un abbraccio disperato, si lasciarono cadere in acqua e incontrarono la morte insieme, abbracciati tra le onde e protetti da quelle acque che li avevano visti nascere.
L’estremo gesto colpì il duro cuore barbaresco di Al Kadir che, commosso da tanta passione, si convertì al cristianesimo e chiamò i due borghi da lui conquistati, con il nome dei due giovani innamorati, in ricordo del loro eterno amore.
Così Andalora divenne Andora e Stefanello divenne Stellanello: due borghi inseparabili per l'eternità.
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Nel  1989, con la motivazione ufficiale che ormai ammalata da tempo rischiava di poter cadere, viene rimossa la famosa pianta grassa storicamente simbolo della Pigna.
I ricordi delle persone anziane del luogo narrano che fosse stata portata da un navigante andorese in tempi immemori, posata a dimora nel luogo dove riuscì a crescere indisturbata (!?) sino alla fine dei suoi giorni.




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Fino agli anni '60 del secolo scorso, in prossimità del confine tra Cervo ed Andora, al livello del mare esisteva una cavità naturale chiamata la “Grotta dei Colombi”, la quale scomparve a causa di una frana.
A breve distanza dalla riva, in pieno mare, si trovava una polla d'acqua dolce che ribolliva in mezzo all'acqua salata circostante ed era punto di sosta e ristoro per i vari pescatori che frequentavano quel tratto marino.
Secondo i ricordi di alcuni vecchi abitanti andoresi, appoggiando l'orecchio a terra in alcuni punti della collina di Rollo, si poteva udire lo scorrimento di un corso d'acqua sotterraneo.
Con i lavori di trivellazione delle gallerie autostradali e successiva costruzione del viadotto dell'Autostrada dei Fiori Genova-Ventimiglia, fu rinvenuto un corso d'acqua che rallentò per un lungo periodo i lavori, durante i quali tale presenza idrica fu deviata senza incanalarla.
Come diretta conseguenza, sparì la polla di acqua dolce che sfociava in pieno mare, nel luogo davanti a quella che era stata la “Grotta dei Colombi.



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Lo "Scoglio delle vedove" era un tratto di mare tra Capo Mele e l'Isola Gallinara, con fondali coperti da banchi di corallo, dove perirono molti pescatori dediti alla pesca corallina.
Nel 1720 avvenne il naufragio di 30 barche coralline di Laigueglia ed Alassio, con pochi superstiti e dove trovarono la morte 200 marinai.
Le conseguenze di ripetute tempeste nello stesso periodo crearono la distruzione del fondale e la scomparsa dei banchi di corallo.
Tra i sopravvissuti del naufragio vi fu il patto di svelare mai il luogo della disgrazia, poichè si trattava del punto più ricco di corallo.
La leggenda tramanda che uno dei marinai sopravvissuti, dopo che fu fatto ubriacare, svelò la posizione del luogo e, forse anche per tale motivo, morì tra atroci sofferenze per le conseguenze di una piaga al ginocchio nell'indifferenza dei suoi concittadini.


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Sul promontorio di Capo Mele, sotto il Sito di Sogno, al fondo di via Trinacria, fronte mare, sopravvivono i resti di un "Geofono".
Il "Geofono" era una struttura militare di controllo per il traffico aereo in tempo di guerra, che era costituito da una sorta di antenna a semiparabola, in movimento rotatorio su asse verticale, la quale permetteva di identificare movimenti aerei in avvicinamento: un'antica forma di "radar".
Ciò che resta è un tozzo basamento in muratura di pietra, in parte circolare, contenuto all'interno di un giardino privato.


Foto per gentile concessione Giovanni VELIZZONE
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Nel 1912 venne fondata la Società Agricola, che nei decenni raccoglierà l'adesione e la reciproca tutela dei vari "contadini" andoresi, ampliandosi al punto di essere formata da più gruppi distinti per quartiere/parrocchia.

Foto per gentile concessione Collezione privata Marino Vezzaro - Andora

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Il 22 Settembre 2013, Andora viene invasa da decine di migliaia di persone accorse ad assistere allo spettacolo aereo con aeromobili d'epoca e numeri acrobatici che culminano con l'esibizione della Pattuglia Acrobatica Militare delle "Frecce Tricolori".
Il totale litorale costiero andorese è stipato oltre ogni modo dalla gente e alla fine dell'esisibizione saranno necessarie molte ore per smaltire l'intasamento viario che l'occasione speciale ha creato.


Foto per gentile concessione Piero Dagati

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LE FRECCE TRICOLORI AD ANDORA - 22 SETTEMBRE 2013
Foto di Piero Dagati e Mario Vassallo
Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
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