Cin-cin-karatè - Andora nel tempo

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(2) “Cin – cin – karatè”
Anche in questo caso si trattava di una specie di giostra.
Lo scopo del gioco era quello “toccare” l’avversario con la mano, eliminandolo.
Pertanto, si trattava di un gioco basato sull’uso di mani e piedi, dove era anche determinante la posizione del corpo, che poteva aiutare a distendere il raggio d’azione dell’attacco effettuato.
Prima di cominciare i partecipanti si attribuivano un numero progressivo (1, 2, 3, 4, ecc.), che determinava la posizione del proprio turno di gioco.
Tenendosi per mano in cerchio, si girava in tondo, sillabando insieme “cin – cin – ka – ra – tè”, quindi lasciandosi e posizionandosi in un punto dello spazio circostante, a non più di un paio di passi da dove ci si era divisi.
Partendo da chi aveva il numero 1 (e poi in sequenza 2, 3, ecc.), ognuno faceva uno spostamento di un passo verso un avversario, portando una specie di attacco.
L’avversario attaccato, a sua volta, poteva difendersi muovendosi, al massimo di un passo, o semplicemente schivando con la posizione del corpo contestualmente all’attaccante, ma non prima che questi si fosse mosso, pena la ripetizione dell’attacco.
Ad ogni movimento fatto, doveva essere mantenuta fissa la posizione di tutto il corpo, fino al turno successivo.
Ognuno poteva attaccare chiunque degli altri giocatori.
Quando un giocatore riceveva il “tocco” da parte di un avversario, veniva eliminato ed i restanti si riunivano e ripartivano con il “girotondo” iniziale.
Vinceva chi rimaneva per ultimo senza ricevere il “tocco”.
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