COMMERCIO DELLE SANGUISUGHE - Andora nel tempo

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COMMERCIO DELLE SANGUISUGHE

IL COMMERCIO DELLE SANGUISUGHE

(Antonello Degola)
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Fin verso il 1850 Andora non godeva di buona fama per l’aria insalubre.
Il torrente Merula, non arginato, straripava durante le piene che seguivano alle piogge invernali, impaludando i campi adiacenti; i venti da Libeccio e da Maestrale, alla foce, impedivano alle acque del Merula di defluire liberamente in mare. Lo scolo difficile faceva sì che l’acqua stagnasse lungamente, producendo le emanazioni e i miasmi e favorendo la proliferazione delle zanzare, con grave pericolo per la salute degli abitanti, che soffrivano quasi tutti di malaria La popolazione era allora dedita alla pastorizia, specie all’allevamento di pecore, e arrotondava i magri introiti facendo commercio di sanguisughe usate nella insufficiente e improbabile medicina del tempo: quasi tutto allora veniva curato con salassi e purganti e la gente moriva più a causa delle cure che delle malattie vere e proprie…
Questo è il racconto sul “commercio” delle sanguisughe tratto dal libro di Gio Bono Ferrari.
L’epoca eroica della vela” stampato a Rapallo nel 1941: “Le donne andoresi, poverette, pur di guadagnare qualcosa anch’esse, scendevano all’alba dai casolari per immergere le gambe nude nell’acqua fredda, onde raccogliere così, a costo del loro povero sangue, le avide sanguisughe che popolavano gli stagni.
Pare che al mattino la caccia fosse più redditizia.
E pare anche che le sanguisughe di Andora fossero assai stimate dagli “speziali”, perché ve ne era sempre una forte domanda.
Certe barche di Alassio chiamate gondole, che facevano il servizio postale dei piccoli paesi sino a Sanremo, approdavano spesso alla Marina per l’incetta delle nere bestiole.
Il capobarca suonava a più riprese un grosso corno marino che era il segnale convenuto.
E le donne dei casolari scendevano a basso con l’arbarella di terra ove stavano a riposo le avide mignatte che si vendevano, anzi si barattavano, a dozzina.
Il capogondola dava alle donne, in cambio delle sanguisughe della tela “cicagnina”, del filo bianco, dei bottoni e anche del caffè.
Una piccola industria tutta muliebre e nella quale gli uomini non mettevano mai il becco.
Povere donne.
E’ facile immaginare le loro carni doloranti, tutte segnate dai piccoli morsi neri che esse curavano frizionando fortemente con acqua di mare.
Una industria casalinga ma che non spaventava le nostre buone donne di Rollo, di San Bartolomeo e di San Giovanni.
Vi si applicavano si potrebbe dire con amore.
Perché, da quella loro attività, ricavavano, senza così intaccare quei pochi marenghi nascosti nel trave del tetto, tutto l’occorrente per farci l’abito della Prima Comunione o della Cresima, che allora bisognava andare a prendere dal Vescovo di Albenga.
E molte delle nostre nere, ma belle fanciulle, perché Andora fu sempre fiera della bellezza delle sue donne, si facevano allora, a forza di sanguisughe, i corredi da sposa e le future madri potevano ordinare la bianca culla di abete per coloro che sarebbero poi venuti a benedire le piccole casette nascoste fra gli ulivi...”.
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Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
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