COSTA E VIE COSTIERE - Andora nel tempo

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COSTA E VIE COSTIERE

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COSTA E VIE COSTIERE
(Carlo Volpara)

 
Tra Lerice e Turbia la piu’ diserta,
 la piu’ rotta ruina è una scala,
 verso di quella, agevole e aperta”
 

 
Così il Sommo Poeta, con tre soli endecasillabi, fotografava la Liguria nel Canto III del Purgatorio e non si poteva certo dargli torto.
 
Il territorio ligure è stato ostico e disagevole, come la sua gente, ad essere percorso ed attraversato in ogni tempo. Anche i Romani, maestri costruttori e che non si spaventavano certo quando dovevano costruire opere pubbliche, e men che meno delle strade, trovarono notevoli difficoltà nel realizzare una via consolare che permettesse loro di attraversare la nostra regione per raggiungere via terra sia la Gallia, che l’Iberia. Le difficoltà si rivelarono tanto sul piano militare che tecnico.
I Liguri, popolazione bellicosissima, difesero strenuamente il proprio territorio sia da soli che tramite alleanza con i Cartaginesi ed in tal modo riuscirono a tenere in scacco le pur superiori legioni romane per decenni e decenni.
Ma alla fine del secondo secolo A.C. anch’essi dovettero definitivamente capitolare e sottomettersi all’Urbe.
I Romani presero così possesso della stretta fascia costiera, che d'altronde era la sola cosa che a loro interessava, onde poter realizzare pratiche e rapide vie di comunicazione.


Estratto della Tabula Peutingeriana

Sul nostro territorio costiero era già presente la primitiva Ligure Costiera alla quale i Romani, in quel di Vado, raccordarono la via consolare Aurelia già presente nei territori da loro precedentemente occupati. Tale via si sviluppava da Roma fino a Pisa, passava per Lucca, percorreva la Garfagnana, entrava in Lunigiana scendendo fino a Luni dove terminava in direzione marittima, mentre all’interno proseguiva scavalcando gli Appennini al passo della Cisa, scendeva a Parma, si raccordava alla via Emilia, transitava per Piacenza, Tortona, Acqui ed infine ripassava gli Appennini al Cadibona per terminare a Vado. Insomma, per andare da Roma alla Provenza bisognava passare per la pianura padana e ciò la dice lunga sulle difficoltà tecniche di realizzazione stradale che l’orografia ligure rappresentava. Infatti molto spesso si preferiva risolvere radicalmente il problema viario, relativamente al tratto ligure, spostandosi via mare.
 
Ovviamente alla Ligure Costiera i Romani apportarono delle migliorie, ma il salto di qualità si realizzò circa un secolo più tardi, nel 13 A.C., quando fu realizzata la Julia Augusta, che rappresentava la prosecuzione dell’Aurelia fino ad Arles. In taluni tratti si sovrapponeva alla precedente Ligure Costiera, mentre in altri rappresentava un’alternativa di percorso.
 
Sul nostro territorio comunale entrambe vi entravano dal passo di Colla Micheri e dopo pochi metri i loro percorsi si dividevano nettamente.
 

L’Aurelia - Ligure Costiera, digradando dolcemente, scendeva al colletto della valle di Mezzacqua, passava dove ora c’è la cappella dei Santi Cosma e Damiano, raggiungeva la piana appena sotto l’attuale ferrovia, superava quindi il fiume Merula con un ponte in pietra i cui resti vennero alla luce durante i lavori di arginamento degli anni ‘50 e di cui ancora oggi sono visibili alcune pietre affioranti appena a valle del Ponte Europa. Dopodiché si dirigeva verso sud ovest tagliando la pianura, allora non ancora paludosa, e quasi certamente il suo percorso di allora è sovrapponibile a quello dell’attuale stretta e curvilinea via Antica Romana. Evidentemente questo tratto di strada ligure-romana, sebbene in pianura, si è conservato nel tempo, come di generazione in generazione si è anche tramandata la sua denominazione. Sarebbe veramente interessante sapere se, scavando sotto i suoi sedimi, si possano ancora rinvenire gli “strata” di romanica memoria…
Proseguiva quindi verso l’attuale via Aurelia, di nuovo sicuramente sovrapponendosi ad essa in più punti, finché all’altezza di Capo Mimosa l‘antico tracciato saliva decisamente più in alto.
 
Anche qui la prova migliore circa l’andamento del suo percorso è testimoniata dalla toponomastica contemporanea; nel Comune di Cervo vi è infatti una strada collinare, chiamata “Strada Romana di Levante”, il cui nome evidentemente fa riferimento all’antico tracciato dell’Aurelia - Ligure Costiera.
 
Ed a conferma di ciò, lungo il suo percorso sono ancora visibili qua e là, ben vivi e vegeti, i diretti discendenti dei carrubi che l’amministrazione romana soleva piantumare con dovizia lungo le proprie strade imperiali allo scopo di non far mai mancare l’adeguato carburante ai quadrupedi, costituenti il motore dei trasporti dell’epoca.
 

La via Julia Augusta, entrando da Colla Micheri, seguiva invece immediatamente un diverso percorso.
Scendeva dritta nella valletta dietro località Castello, risaliva il Colletto della Gabella, per poi ridiscendere nuovamente diritta puntando verso il Ponte Romano, ponte che di romano ha solamente conservato i piedritti, poichè le arcate sono di epoca medioevale. Indi risaliva sull’altro lato collinare passando dall’ attuale Chiesa di San Giovanni, transitava lungo l’attuale borgata Canossi e, anche in questo caso  sovrapponendosi  all’attuale sentiero collinare ben noto agli escursionisti ed ai cacciatori, si inerpicava fino al colle di Chiappa a ben 400 metri di altezza e di là scendeva in prossimità dell’abitato nell’omonima  borgata, dove è presente la famosa pietra miliare riportante il nome dell’ imperatore  Cesare Augusto e la distanza di  533 miglia da Roma.
 
Dell’antica via Julia Augusta si apprezzano ancora alcuni tratti discretamente conservati sotto Colla Micheri ed anche sotto Castello in prossimità dell’antica fontana mediovale, anche se gli acciottolati risalgono sicuramente ad epoche successive.
Purtroppo una notevole parte di essa venne cancellata in seguito alla costruzione dell’Autostrada dei Fiori negli anni ’60.
 

Queste importanti vie consolari rappresentarono la spina dorsale della viabilità costiera per almeno due millenni, più o meno fino a quando Napoleone Bonaparte, annesse anche la Liguria al proprio Impero, e perseguendo il suo programma di modernizzazione, che comprendeva anche l’ammodernamento della viabilità dell’impero, concepì la realizzazione di una carrozzabile “bord de mer”, la cosiddetta Panoramica Costiera.
Purtroppo la costruzione della strada, iniziata già nel 1812 durante il governo francese, venne sospesa nel 1815 a causa della caduta dell’imperatore e completata solamente nel 1832 sotto il regno sabaudo di Carlo Felice.
 

Insomma, fino a tutto il terzo decennio del XIX secolo in buona parte della Liguria, e Andora non faceva eccezione, si viaggiava ancora sulle strade consolari romane.
 

A testimonianza di ciò, fino a pochi decenni orsono, nei grandi anziani andoresi era ancora viva la memoria storica relativa al passaggio delle truppe napoleoniche attraverso la valle di Andora, truppe che secondo detta tradizione orale, scesero dal colle di Chiappa e risalirono verso Colla Micheri dopo aver attraversato il fiume Merula transitando sul Ponte Romano.
 
Sulla facciata della chiesa di San Sebastiano, in località Colla Micheri, c’è ancora una lapide che ricorda che, il 14 febbraio 1814, il Papa Pio VII di ritorno a Roma, dalla prigionia di Versailles, si fermò proprio lì con il suo seguito per una sosta rigenerante, sedendosi su una sedia che è tuttora conservata dentro la cappella stessa.


E’ insolito che il Papa non avesse viaggiato via mare, poiché i trasporti pesanti allora avvenivano sempre per barca o per vascello e le persone agiate molte volte preferivano non faticare a piedi oppure rischiare una inutile e pericolosa caduta dal mulo o dal cavallo.  Che il Papa patisse il mal di mare?  Ironia a parte, molto probabilmente l’intenzione era di mostrarsi alla gente che incontrava lungo il cammino verso Roma e far loro notare che era finalmente libero, e soprattutto rientrato in possesso di tutti i suoi poteri spirituali e temporali. Per la pura cronaca, la sera stessa del giorno in cui transitò sul suolo andorese, dopo la sosta alla cappella di Colla Micheri, il papa pernottò a Laigueglia in Palazzo Semeria.
 
Pertanto, Andora, alla pari di altri centri della Riviera, si apre ai collegamenti veloci solo a XIX secolo inoltrato ed a tal proposito un enorme salto qualitativo fu rappresentato dalla costruzione della “Ferrovia delle Riviere Liguri”.
La linea ferroviaria costiera, iniziata nel marzo del 1857 e terminata nel 1872, quindi circa un decennio dopo l’unità d’Italia, rientrava nell’ambizioso progetto di sistema ferroviario che Camillo Benso Conte di Cavour considerava un fattore determinante per accelerare il processo di unificazione italiana e come ben sappiamo la via ferrata sabauda ha costituito l’ ossatura del sistema ferroviario ligure fino a pochi anni fa, quando finalmente la maggior parte di essa è stata finalmente raddoppiata, ma come ben sappiamo, non ancora completamente……
 


Sopra e sotto: due vedute della Stazione agli inizi del Novecento



Sicuramente la montuosità della Liguria e la sua costa alta e dirupata ha condizionato per millenni i collegamenti sia interni che costieri, ma ad Andora anche la costa bassa della piana ha costituito un problema, poiché nella zona immediatamente retrostante la battigia per centinaia di anni sono state presenti le paludi.  
 
Non è stato così da sempre; il Merula fino al termine del XIV secolo era stato navigabile dal mare fino al Ponte Romano, ma ad un certo punto per cause tuttora ignote (alluvioni, terremoti, violente mareggiate?) allagò i terreni circostanti rendendoli paludosi e malsani favorendo in tal modo l’insorgenza della malaria, che condizionò non poco la vita della gente che abitava nella bassa valle.
Molto esemplificative a tal proposito sono le relazioni degli amministratori e studiosi che nel XIX secolo parlano delle malsane paludi che affliggono Andora (Chabrol de Volvic, Casalis, Bertolotti, ect.).
 
Solo dopo la loro bonifica, avvenuta nella seconda metà del XIX secolo, la pianura prospiciente al mare si poté sfruttare per usi agricoli ed allora si poté costruirvi le prime abitazioni.
E’ proprio per questo motivo che Andora non possiede un centro storico sul mare e perché nemmeno fu borgo di pescatori.
Le uniche costruzioni di rilievo che furono erette sul mare furono la torre di avvistamento saracena, risalente al millecinquecento, tutt’ora esistente e, a destra del Merula, il maestoso Palazzo Tagliaferro che risale al milleseicento.
 


Zona verso la foce del Merula ad inizio Novecento

La battigia rimase allo stato naturale fino a pochi decenni orsono tanto che ancora nelle fotografie dell’immediato dopoguerra si può notare che era caratterizzata da un litorale sassoso ed il mare presentava un fondale rapidamente digradante.
Questa caratteristica costiera è facilmente constatabile osservando soprattutto le foto riguardanti le colonie marine che furono edificate in riva al mare per i figli delle famiglie più disagiate. Infatti negli anni trenta la zona centrale, quella prospiciente le attuali via Roma, via Doria e via Caboto fu occupata dalle costruzioni della colonia marina di Asti e Cuneo.
Alla destra del Merula invece si insediò la colonia di Milano.
La presenza di dette colonie marine, pochi decenni più tardi, si sarebbe rivelata quanto mai salvifica per il mantenimento dell’integrità ambientale della zona immediatamente a ridosso della battigia, in quanto avrebbe permesso di mantenerla immune dalle mire speculative edilizie che si sarebbero scatenate di lì a poco e che non pochi danni hanno provocato in molti centri della Liguria.
E’ proprio grazie alla presenza a suo tempo di queste colonie che Andora può oggi vantarsi di possedere degli insoliti, per la Liguria turistica, prati in riva al mare, nonostante la speculazione edilizia ancor negli ultimissimi anni, con un ultimo colpo di coda, sia comunque riuscita a cancellarne una parte.


Litorale ad inizio Novecento

 
Il cambiamento arriverà solamente negli anni sessanta quando, complice la nascente industria balneare, inizia la costruzione di numerosi moli realizzati con macigni e pietroni che sono il materiale di risulta dalla escavazione delle gallerie della costruenda Autostrada dei Fiori.
Essi hanno il fine di favorire l’insabbiamento del litorale.
I risultati sono confortanti già da subito, ma la svolta determinante si ha con la realizzazione del porto turistico, la cui diga di terra, penetrando in mare per centinaia di metri, non permetterà più alle correnti di levante di erodere sedimenti sabbiosi dal litorale.
 
Gli andoresi avanti negli ”anta” ricordano bene quando, prima della costruzione del porto, la via Aurelia, nel tratto di rettilineo  compreso tra il Molo Heyerdahl ed il porto, al posto della Passeggiata Quaglia e delle palme che oggi  la adornano, presentava un muro di contenimento della massicciata alto almeno tre metri che veniva normalmente bagnato dal mare, ma che, durante le violente mareggiate invernali, veniva sistematicamente superato dai marosi che invadevano la sede stradale spruzzando e talvolta letteralmente lavando i mezzi che transitavano in quel momento.


Sopra: panorama del litorale costiero nella prima metà del Novecento



Sopra e sotto: resti interrati del muraglione della vecchia Aurelia in prossimità delllo sbocco della Dia (incrocio con via Marco Polo)
Foto per gentile concessione Alessandro Vitelli - Soc. Rivieracqua



 
Con la costruzione del porto ha così avuto inizio una fase di progressivo e pressoché inarrestabile insabbiamento della baia, fase che è tuttora attiva.
Il fondale non è più ripido come un tempo, ma digrada molto dolcemente e oggigiorno non sarebbe più possibile accogliere dei cantieri navali come quelli che erano presenti a lato della foce del Merula tra il 1920 e il 1949, che potevano varare la maggior parte dei battelli ivi realizzati, cioè quelli di più piccole dimensioni, liberamente senza dover creare canali dragati.
 
L’arenile andorese negli ultimi cinquant’anni ha pressoché decuplicato la sua profondità, soprattutto nella sua parte a levante del Merula, ma quel che è maggiormente positivo è il fatto che l’arenile, da pietroso che era, oggi è caratterizzato da un insabbiamento continuo tutto l’anno, il che rende le spiagge di Andora tra le più gradevoli ed accoglienti di tutta la Liguria.
 
L’ultimo e definitivo atto che ha rotto la cronica difficoltà di collegamento di Andora e della Riviera con i territori adiacenti è stata la realizzazione dell’Autostrada dei Fiori.
Dopo circa un decennio di lavori notevoli, durati tutti gli anni sessanta, rappresentati per oltre il novanta per cento del percorso da gallerie, ponti, sbancamenti e terrapieni, nel 1970 anche l’autostrada apre al traffico. Sempre gli andoresi avanti negli “anta” si ricordano bene che, finchè non fu  terminato il viadotto sul Merula, per diversi mesi  le auto e gli autocarri che transitavano sull’Autofiori attraversavano la valle di Andora  uscendo  dalla galleria di Metta, scendevano in valle utilizzando il vecchio e stretto ponte “cunettùn” realizzato in epoca fascista,  attraversavano il centro di Molino Nuovo ( ! ),  indi arrivavano fino a San Giovanni dove risalivano la collina passando a lato della borgata Confredi per poi reimmettersi sull’Autofiori.
 
Ricordare oggi una simile situazione fa sorridere e tremare al tempo stesso se solo osiamo pensare a ciò che accadrebbe se si dovesse ripresentare una simile situazione.
A distanza di cinquant’anni oramai ne servirebbe un’altra.
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Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
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