ESTATE 1982 - Andora nel tempo

Andora nel tempo
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ESTATE 1982

ESTATE 1982
(Mario Vassallo)
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ESTATE 1982
Un’estate come tante altre, ma l’estate che è rimasta nel cuore e nell’immaginario collettivo diversa da tutte le altre per chi l’ha vissuta.
Per gli andoresi tutto ha cominciato a suscitare curiosità quando la Nazionale di calcio ha effettuato il suo raduno pre-mondiale nel vicino centro della “Puerta del Sol” ad Alassio, attirando gli sguardi anche dei più disinteressati, perché ad Andora già si sapeva che abitasse Gaetano Scirea, ma avere così vicini tutti i componenti della Nazionale non era cosa di tutti i giorni.
Poi sono cominciati i Mondiali, un po’ in sordina e con qualche delusione per gli scarsi risultati, ma quando gli Azzurri hanno cominciato a vincere e ad esaltare un’intera nazione, le cose sono cambiate.
Anche i muri tifavano per i 22 di Spagna.
Andora si fermava per le partite dell’Italia, in piena calda estate tutte le radio e le televisioni (molti ancora in bianco e nero) si sintonizzavano sulla voce del telecronista e da ogni luogo si poteva ascoltare e partecipare all’evento che risuonava nell’aria, come un grande ritrovo all’aperto.
Si fermavano i cantieri, i cui operai e datori di lavoro terminavano in anticipo la giornata lavorativa per assistere alla partita, si facevano impianti di fortuna per poter vedere ed essere presenti dai posti più disparati, alcuni negozianti e clienti, tutti insieme, si recavano al vicino bar per assistere alla partita, in alcune strade la gente non poteva stare tutta sui marciapiedi e così si occupava parte del sedime viario e non era raro che chi passava in auto o motorino si fermasse per aggiungersi al gruppo.
Addirittura si lasciava prima la spiaggia per essere pronti a vedere la partita.
Tutto si fermava, quasi in una atmosfera irreale in cui i 90 minuti di gioco erano ormai diventati irrinunciabili.
Dagli urli ed esclamazioni collettive che inondavano l’aria era impossibile non avere la consapevolezza immediata di cosa stesse succedendo, anche se ci si trovava in un luogo “eremitico”.
Esattamente 40 anni fa, alle 21,48 di una calda domenica sera estiva, vissuta con una trepidazione mai provata prima, al triplice fischio della finale del mondiale spagnolo, l’urlo di Nando Martellini “Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo”, scatena la festa italiana.



Anche Andora, come tutta l’Italia, si tinge di Tricolore, le case, i balconi, le vie, la gente che si riversa nelle strade: gioia incontenibile, persone di tutte le età che corrono, si abbracciano, piangono, urlano la contentezza di un intero paese che si sente grande grazie ai suoi eroi azzurri.
Ovunque il Tricolore che sventola, mamme e nonne che hanno cucito bandieroni con intere lenzuola (qualcuno le ha anche tinte, perché ormai da giorni non si trovano più stoffe verdi – bianche – rosse e ancor meno bandiere, con i bambini che passano le loro ore calde pomeridiane ad improvvisarle fatte di carta), automobili decorate a festa.
Ovunque papà e nonni con bimbi “a cavalluccio”, in modo che possano vedere di più e meglio ciò che succede intorno, ciò di cui si è parte ognuno con un irrefrenabile entusiasmo, rimasto sopito per tanto tempo.
E chi non ricorda la “500” completamente verniciata verde-bianco-rosso, che “carosella” per le strade a tutta velocità e a tutto clacson, imbarcandosi su due ruote ad ogni curva, con il tettuccio aperto, una decina di persone a bordo e sedute ai finestrini sventolando una bandiera enorme!!??
O i quattro ragazzi, uno dei quali seduto sul manubrio, sul “Ciao” festonato con rotoli di carta igienica tricolore!!
O i due ragazzi in “Vespa”, che tenevano una ragazza in piedi sul portapacchi mentre sventolava una grande bandiera italiana!!
Per strada un papà riunisce figli, bambini e ragazzini e, come un direttore d’orchestra, dirige un coro che urla in sequenza i nomi di tutti gli eroi azzurri artefici di questa grande festa.
Tutti ripetono e urlano i nomi dei vincitori e uno su tutti: Paolo Rossi; il Pablito risorto con la maglia numero 20, che ad ognuno ha donato lacrime di felicità, con i suoi gol, il suo entusiasmo, le sue braccia tese al cielo, con la sua semplicità di essere un grande, esaltando l’essere italiani.
Sono passati quarant’anni e tutto è cambiato, i modi di vivere, di rapportarci con gli altri, la capacità di vivere le emozioni, l’interesse rispetto a cosa ci succede intorno ….
Ma a distanza di tanti anni, di tanti cambiamenti, ci fermiamo un attimo a ripensarci …. e ricordiamo un pezzo di storia del nostro paese:
11 luglio 1982, “io c’ero!!!”

     
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