IL MERULA - Andora nel tempo

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IL MERULA

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IL MERULA
(Carlo Volpara)

Fino al Medio Evo risultava un torrente come tanti altri fino all’altezza del cosiddetto “Ponte Romano” che si trova sotto l’antico borgo di Castello, dopodiché assumeva più l’aspetto di un canale navigabile che quello di un fiume, tant’è che sulla spalletta del ponte si possono ancora adesso osservare gli anelli ai quali attraccavano le barche che risalivano la parte bassa dell’alveo fino a San Giovanni per sbarcare ed imbarcare le merci che ivi venivano commerciate. Infatti sul Ponte Romano passava la principale via di comunicazione costiera dai tempi dei romani, la Via Julia Augusta.
 
Dopo il 1400, non si sa se per qualche violento moto alluvionale che deviò il corso dell’alveo sedimentando detriti alla foce o se a causa di violente mareggiate che accumularono detriti facendo diga dalla parte del mare, oppure per altri motivi ancora, la parte terminale del corso d’acqua diventa non più navigabile. Anzi si trasforma in uno stagno pantanoso e nauseabondo al punto che, oltre ai problemi di navigabilità, inizia a manifestarsi anche il ben più grave e costante problema malaria. Ciò provocherà problemi di salute non da poco alla popolazione locale, soprattutto agli abitanti di Castello, al punto che, complice anche una pestilenza, il borgo in pochi anni si spopolerà e vedrà crollare i propri abitanti da forse circa duecento che erano a poche decine.
 
In una carta topografica del seicento, redatta dal genovese Vinzoni, la parte del Merula immediatamente precedente la foce viene catalogata come “lac”, cioè lago, il che è tutto dire. La situazione rimarrà in questo stato di fatto per molti e molti anni, più o meno fino ai primi dell’800 quando inizierà finalmente la bonifica.
 
Una valida testimonianza circa la situazione andorese di inizio ’800 ci viene offerta dall’indimenticato ed efficientissimo funzionario napoleonico Gilbert Joseph Gaspard Conte de Chabrol de Volvic, Prefetto del Dipartimento di Montenotte dal 31 Gennaio 1806 al 23 Dicembre 1812.
 
Quando Chabrol arrivò a Savona la città stava vivendo un triste periodo di decadenza, però sotto l’amministrazione di Chabrol riprese prosperità e vitalità.
 
In ricordo di questa rinascita, nel centro storico della città è dedicata una piazza in sua memoria dove è apposta anche una targa, a cura di “Les amis de Napoleon” e dell’Associazione Napoleonica d’Italia, in cui si riconosce che fu l’artefice della Savona moderna.
 
Chabrol nelle sue “STATISTICHE DELLA PROVINCIA DI SAVONA ecc.” datate 1806, quando anche la Liguria divenne francese con annessi e connessi, parlando del Cantone di Alassio, di cui Andora faceva parte, annota attentamente che “il suolo è abbastanza pietroso e sterile, eccetto la valle di Andora e una parte di quella di Stellanello. La coltura prevalente è quella dell’olivo. Le produzioni territoriali danno olio eccellente, vino, castagne e frutta. Il clima di Alassio è forse il più temperato di tutta la riviera occidentale in virtù del riparo che offrono le alte colline. Quello di Andora e Stellanello è più freddo e soggetto agli occasionali temporali a causa dei venti di nord-ovest; quello di Laigueglia è temperato, ma troppo soggetto alla siccità d’estate. L’aria è ovunque sana e viva eccetto che ad Andora dove la stagnazione delle acque causa febbri intermittenti” (cioè malariche).
 
(OMISSIS)
 
E’ anche interessante leggere ciò che afferma molto sinteticamente riguardo le due comunità di Stellanello ed Andora.
 
 
-STELLANELLO-
 
Stellanello, a nord ovest di Andora, è situata in una valle e le montagne che la circondano sono elevate: le colline sono piantumate ad olivi, vigna e bosco ceduo. Il Merula attraversa il territorio di questo comune e serve all’irrigazione di queste campagne. Il suolo è assai fertile: le principali produzioni sono olio, legumi, frumento, vino e castagne. I pascoli sono abbondanti: gli oli sono eccellenti e scambiati in gran parte in cambio di derrate di prima necessità. (OMISSIS)
 
La popolazione ammonta a 1.869 abitanti, la maggior parte agricoltori.”
 
-ANDORA-
 
Andora, situata nella vallata omonima, è bagnata dal torrente Merula. (OMISSIS) Il suolo è generalmente fertile sia in pianura che in collina. I pascoli sulle montagne sono sufficienti a nutrire più di quattromila pecore transumanti. L’aria è viziata dalla stagnazione delle acque della Meira o Merula alla sua foce. Le borgate di San Pietro e San Giovanni sono soggette a febbri intermittenti.
 
La popolazione ammonta a 1.771 abitanti, la maggior parte agricoltori. Si crede che nel golfo, tra i capi Mellè e Cervo un tempo ci fosse un porto a un chilometro e mezzo dal mare sul Merula. Qui si vede un ponte di 40 metri di lunghezza che sembra essere antico. In mezzo alla valle, su una collinetta, ci sono ancora i resti di un antico castello, una chiesa di mediocre grandezza, d’architettura gotica. Le case rovinate che si trovano qua e là fanno credere che questo paese fosse anticamente più popolato. L’agricoltura è oggigiorno poco curata e tutto porta a credere che il paese sia stato abbandonato da una parte degli abitanti a causa dell’insalubrità del clima.”
 
Insomma ciò che risalta notevolmente come un ritornello dai rapporti di Chabrol de Volvic è soprattutto il problema delle febbri malariche che affliggono la bassa Val Merula. Inoltre anche lui conferma l’abbandono del borgo di Castello e la probabile esistenza nel passato di un porto canale.
 
Anche altri autori puntano il dito sul problema malaria, anzi, il problema.
 
Goffredo Casalis, abate e storico italiano, nel suo “DIZIONARIO GEOGRAFICO-STORICO-STATISTICO-COMMERCIALE degli STATI di S.M. il RE di SARDEGNA “, commissionatogli dal re Carlo Alberto, nel 1833 così relaziona: “I due terzi della sommità della valle sono cosparsi di oliveti; il rimanente è pascolo incolto e in parte coperto di querce e pini marittimi. Questo pascolo serve alla nutrizione di quasi mille pecore nell’ inverno e nella primavera. (OMISSIS)
 
Chiamansi golfo di Andora le acque salse che bagnano la spiaggia di esso e i vicini promontori del Meira e del Capoverde. In questo golfo si fa buona pesca e singolarmente di triglie nella stagione invernale. (OMISSIS)
 
Il Merula, che ha origine nel luogo di Stellanello, innaffia il territorio di Andora, presso il quale si getta nel mare. Quivi è attraversato da un ponte di cotto a dieci archi situato rimpetto al castello, che credesi essere stato costrutto dai romani. Questo ponte è lontano mezzo miglio dalla strada littorale. Dalle acque del Merula sono posti in attività dieci frantoi da olive ed altrettanti lavatoi. Il suolo di Andora produce grano, orzo, legumi. Il principale prodotto è quello delle olive, che danno ogni biennio ottomila quintali metrici di olio. Gli abitanti ne fanno commercio con Alassio, Laigueglia, Cervo, Diano ed Oneglia. (OMISSIS)
 
La strada che traversa il comune corre da levante a ponente: da levante conduce a Laigueglia per la lunghezza di un miglio e mezzo; da ponente mette al comune di Cervo per la lunghezza di un miglio. Questa strada è carrozzabile e una delle più comode di tutta questa riviera occidentale.
 
Gli abitanti di Andora sono soggetti alle febbri intermittenti. Popolazione 1909. (OMISSIS)
 
In una frazione del comune di Andora, per esempio, i terrazzani si mostrano lenti al lavoro, né punto scorgesi in essi quella cura solerte e quella economia del tempo che distingue il ligure contadino. Alla quale accidia e lentezza influiscono l’eccessivo calore, che ivi domina nella state, e l’aria malsana cagionata dai piccoli stagni che si formano lungo l’alveo e alla foce del torrente Meira, da cui il territorio è diviso. Le malattie a cui per lo passato essi andarono maggiormente soggetti, erano le febbri intermittenti, le quali quasi affatto scomparvero dopo il prosciugamento di varie paludi.
 
Gli scritti dei due autori appena esaminati ci permettono di riflettere sulle seguenti curiosità.
 
Nella valle di Andora nel 1806 doveva essere molto fiorente la pastorizia poiché Chabrol parlava di ben 4.000 pecore, ma nel 1833 il numero dei capi sembra essere di molto diminuito come affermato dal Casalis che ne riporta solo 1.000.
 
Nel 1833, rispetto all’inizio del secolo la foce del Merula permane paludosa e malsana, ma la novità è rappresentata dall’ormai avvenuta costruzione della strada litoranea che il Casalis definisce  ….” In ottime condizioni e carrozzabile …..”
 
Si deve ricordare che sotto il governo francese venne decretata la costruzione della innovativa panoramica strada rotabile della cornice, quella che sarebbe stata l’antesignana dell’attuale Via Aurelia.
 
Documenti riportano che il 26 Giugno 1814 navi inglesi spararono colpi di cannone sugli operai addetti alla costruzione di detta strada su Capo Mele. La costruzione di questa strada fu temporaneamente sospesa a causa della caduta di Napoleone e fu ripresa e completata molti anni dopo, solo nel 1832, sotto il regno di Carlo Felice.
 
Tornando al discorso paludi, nel 1834 Davide Bertolotti in “VIAGGIO NELLA LIGURIA MARITTIMA” con personalissimo estro scrive: “Un’aria umida e soffocante, non rimutata e viziata dalle esalazioni del torrente stagnante, fa torpidi, squallidi, infingardi e quindi più miseri gli abitanti della valle andoriana.”, osservando anche che nel suo tratto non paludoso “…la fiumara di Andora va ogni anno rodendo qualche tratto della poca pianura…”
 
Il Bertolotti, dopo questa descrizione a dir poco fantozziana degli abitanti della bassa val Merula, va un po’ oltre la mera cronaca ambientale e ci descrive per primo la metodica di raccolta delle olive e la tecnica di spremitura del tempo.
 
Le olive che cadono spontanee non fanno mai l’olio di primordine, prendendo facilmente il gusto della terra su cui giacciono. Nel metodo di fabbricar l’olio a fuoco quella pasta vien posta in una grande caldaia di rame sotto la quale arde il fuoco. Quivi si lascia riscaldar qualche tempo e si viene rivoltolandola con una pala. Altri bagnano i cestelli con acqua bollente. Da questo pernicioso metodo dalla qualità men buona della pianta, e dal pessimo uso di tener le olive lungamente ammucchiate prima di frangerle, deriva la grande inferiorità degli oli della Riviera Orientale, paragonati con quelli dell’Occidentale, ossia oltre occidentale, perché il confine degli oli eccellenti è la fiumara di Andora, almeno a un di presso. Ciò sia però detto in generale, perché i buoni georgici si trovano in ogni luogo.”
 
Al di là della solita solfa circa la malsanità della zona costiera, per la prima volta il Merula, anche se solo come confine geografico, assume una nota di positività poiché fa da spartiacque tra il territorio dove si produce un olio dozzinale, a levante, e quello dove l’olio è veramente un prodotto di alta qualità, cioè a ponente.
 
Questi concetti vengono ripresi e ribaditi circa un ventennio dopo dal giornalista Guglielmo Stefani il quale nel suo “DIZIONARIO COROGRAFICO DEGLI STATI SARDI DI TERRAFERMA” del 1854 così scrive.
 
Andora è capoluogo di mandamento in provincia di Albenga da cui dista tre ore e mezzo e comprende anche Stellanello, Testico, Casanova e Vellego. La popolazione è di 1933 unità.
 
(OMISSIS)
 
I frequenti straripamenti della Merula rendono l’aria malsana e sul mare si trova un pantano ricco di sanguisughe. La valle è sparsa di molte ville e di molti castelli; i colli che fiancheggiano sono ricoperti da oliveti e dove da pascoli. Ad oriente della fiumara di Andora si avanza lunghissimo sul mare il capo delle Mele, detto da Giustiniani, delle Meire, chiamandolo anche Meira o Merula. La Merula serve in qualche modo di separazione alla specie degli olivi ed ai metodi di far l’olio. Di fatti di là della Merula si coltiva la taggiasca, che produce gli oli squisiti (omissis)…di qua la colombara che dà un olio più grasso, migliore per le fabbriche, ma non piacevole al gusto. E di là estraesi l’olio con acqua fredda, di qua con acqua bollente. Onde risulta che col primo metodo l’olio conserva la soavità del frutto, ma rende meno; nel secondo succede tutto il contrario.”
Estratto foto aerea - GoogleEarth
Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
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