IL PORTO - Andora nel tempo

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IL PORTO

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IL PORTO

(Mario Vassallo)
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Disegno di Adriano Lunghi - per gentile concessione Federica Lunghi




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All’inizio degli anni ‘60, in un periodo che segna la realizzazione e lo sviluppo delle vie di comunicazione stradali principali, quali l’ampliamento della Statale Aurelia e la costruzione dell’Autostrada, nasce una delle opere che innoveranno la considerazione del nostro territorio: il porto.




Il Sindaco Momigliano crede fermamente nel progetto di realizzare un simile cambiamento, che dovrebbe portare lustro alla cittadina andorese, che si sta formando con intense trasformazioni edilizie.
Così si punta molto sulla costruzione di un porto di IV classe, che sarà oggetto di un impegno amministrativo pluridecennale, con numerosissime delibere comunali, studi progettuali e soprattutto per trovare come finanziare un simile intervento.
Una semplice cena, tra rappresentanti politici ed amministratori locali, a cui presenzia l'Onorevole Taviani e relativo segretario personale, porta ad indicazioni in merito a come poter usufruire di fondi statali e comunque stanziamenti economici fino a 40.000.000 di lire.
Si decide di lanciarsi nell'impresa.
La morfologia del territorio, le correnti e i venti dettavano elementi oggettivi importanti da essere considerati.
Il libeccio, soffiando praticamente ogni giorno, portava a prendere in considerazione il fatto che un porto costruito a Ponente del golfo potesse essere un elemento di riparo per il litorale.
Contemporaneamente, si sollevava il dubbio che le correnti marine agissero con moto in direzione da Levante, costituendo un elemento alternativo alla direzione ventosa frequente.
Si fece ricorso a due studi di professionisti esperti del settore, i quali giunsero a risultati perfettamente contrapposti e, quindi, dove andava costruito il Porto? A Levante, nei pressi di Capo Mele, oppure a Ponente, nei pressi di Capo Mimosa?
Si decise allora di effettuare delle prove pratiche e sperimentali per prendere atto della situazione, secondo i comportamenti reali delle forze naturali in campo: mare e vento.
Vennero posizionate al largo dalla costa delle boe, distanziate tra loro di un paio di centinaia di metri; tali boe erano dotate di una corda/catena di immersione, alla cui estremità sottomarina era stata ancorata una sorta di pala, in struttura semirigida, simile ad una pala eolica, in modo che la posizione delle boe fosse libera di adattarsi alle sollecitazioni atmosferiche e naturali a cui veniva sottoposta.
Dopo alcuni giorni il risultato era evidente: molte delle boe, quasi tutte, erano state trasportate sotto il versante collinare di Ponente, nelle vicinanze dell'Hotel Trieste e tale constatazione portò a valutare e definire che la migliore protezione del golfo andorese fosse quella di realizzare il Porto a Levante, in modo che il litorale fosse più protetto dalle correnti marine.
Tale soluzione permetterà, nel giro di pochi anni dalla realizzazione del Porto, di ricevere il progressivo insabbiamento "naturale" dell'intero litorale, con l'originaria formazione delle prime vere e proprie spiagge.

Proprio dalla costruzione della rete autostradale e dalle modifiche al sedime viario della via Aurelia, vengono riutilizzati parte degli enormi massi e blocchi rocciosi derivati dai trafori, dagli scavi e dalle movimentazioni stradali sulle alture circostanti; creando una sorta di “discarica”, con interminabili processioni di automezzi, si dà il via all’accatastamento di enormità di materiale detritico in un tratto di mare antistante la via Aurelia, nella zona litoranea di Levante del Comune di Andora.



Tale “discarica” assumerà, in breve tempo, la storica forma a “L”, dell’originario molo di sopraflutto, con molo di sottoflutto in corrispondenza dell’apertura del porto stesso, modificando l’estetica del paese ed aprendo nuovi sbocchi di sviluppo turistico – commerciale, modificando in parte le correnti ed aiutando il fenomeno di rimpascimento degli arenili che progressivamente si trasformeranno da distese di ciottoli a vere e proprie spiagge sabbiose.






La struttura portuale sarà completata, all’interno dell’area di mare occupata, da tre pontili:

il primo verso Ponente sarà costituito da una passerella in tavolame, in parte poggiata su enormi blocchi di calcestruzzo armato utilizzati come piedritti;
gli altri due saranno realizzati quali sorta di palafitte, costituite da passerella in tavolame su struttura tubolare metallica.




La cordonatura esterna del molo di sopraflutto sarà irrobustita e completata con l’assemblaggio ed accatastamento di tetrapodi, i famigliari “ometti” in calcestruzzo armato.












Con la sola realizzazione di piccole opere di manutenzione e sistemazione generale, il porto manterrà detta consistenza fino al 1995.

Nel dicembre del 1994 viene stipulato l’Atto di Sottomissione che prevede l’ampliamento del porto esistente sino alla forma dell’attuale bacino.

Nel 1997 iniziano i lavori legati al Primo Lotto delle opere interessanti l’ampliamento portuale, che prevedono la sistemazione di servizi ed impianti:
  • l’impianto elettrico, antincendio e di acqua potabile sono portati direttamente ai pontili;
  • sono definitivamente sostituiti i tre originari pontili, con altri di nuova realizzazione.




Inoltre, la Soprintendenza impone che i tetrapodi vengano eliminati, mediante sostituzione e/o copertura degli stessi con massi rocciosi: materiale ritenuto architettonicamente ed esteticamente più idoneo per l’inserimento paesaggistico - ambientale dell’intera struttura.


Dopo il 1997 partono le grandi opere che modificano sostanzialmente la consistenza e l’aspetto dell’originario impianto portuale, fino a trasformare il complesso nella struttura oggi esistente:
  • viene costruito un nuovo molo di sottoflutto;
  • ampliamento della piattaforma;
  • realizzazione delle cale;
  • creazione e potenziamento dei relativi servizi pubblici e per diportisti.

Nel complesso le nuove opere eseguite permettono di ottenere un numero di 900 posti barca.

Un lungo e pesante sforzo a carico dell’intero Comune, costato dal 1997 al 2005 oltre dieci milioni di euro.




Nell’ultimo decennio sono state sviluppate le opere a terra ed i servizi, con la realizzazione di aree espositive all’aperto e la creazione di un “solarium” panoramico estivo sopra a quello che in origine e per lungo tempo era per tutti semplicemente il “muraglione del porto”.

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Negli anni si è spesso discusso del perchè la realizzazione del porto fosse stato "decisa" nella attuale posizione.
Se osserviamo la posizione dell'attuale porto, ci accorgiamo che l'imboccatura è a levante e la posizione è in una specie di conca appena prima e protetta dal promontorio di Capo Mele.
I natanti che escono ed entrano, si trovano a una certa distanza dal litorale, cioè dalle spiagge.
Se il porto nella stessa posizione avesse l'imboccatura a ponente, i natanti entrerebbero e uscirebbero tra le boe rosse e le bianche, con evidente limitazione balneare.
Se ipotizzassimo il porto spostato a levante, dovrebbe avere l'imboccatura verso levante, perchè è il lato protetto dal mare aperto e, quindi, si avrebbe il problema citato prima della limitazione balneare (almeno in un tratto), con l'ulteriore problema dovuto allo sfocio del Merula in periodi di piena.
In conseguenza, si sarebbe indotti a pensare che indipendentemente da scelte più o meno anche influenti su ambiti personali, il posizionamento scelto e realizzato sia poi stato effettivamente piuttosto lungimirante.
Infatti, molto spesso si è accomunata la scelta della posizione ad eventuali parallele motivazioni di tipo espansionistico edilizio.

Tuttavia, per avere una cognizione più esaustiva di eventuali valutazioni che abbiano spinto ad effettuare le scelte attuate, bisogna rifarsi agli studi progettuali e dell'intero sistema ambientale, che furono condotti all'epoca.

La soluzione adottata permise, nel giro di pochi anni dalla realizzazione del Porto, di ricevere il progressivo insabbiamento "naturale" dell'intero litorale, con l'originaria formazione delle prime vere e proprie spiagge.
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