IL SALE - Andora nel tempo

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IL SALE

IL SALE
(Luciano Dabroi - Mario Vassallo)

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Foto Collezione Privata Marino Vezzaro

In tempo di guerra si faceva la borsa nera e oltre all’olio bisognava procurarsi il sale che, non esistendo negozi dove comprarlo, doveva essere “fabbricato”.
Fortunatamente c’era a disposizione un’infinità di materia prima: il mare.
Alcuni si erano procurati alcune grandi lamiere rettangolari, probabilmente rubandole nel cantiere navale; rialzandone a martellate i bordi si ottenevano delle rudimentali vasche piane di quasi due metri quadrati di superficie.
Trasportate in spiaggia poste su treppiedi in ferro sopra un fuoco di sterpi e legna, venivano riempite di acqua di mare.
Altri avevano costruito nei dintorni delle proprie abitazioni una specie di “vascone”, rialzato da terra e vuoto sotto, con al suo interno una lastra metallica formante una grande “conca”; in quest’ultimo caso, si partiva dalla propria casa per andare al mare a prendere acqua salmastra, trasportandola con carriole fonde (mediamente trasportavano un peso di circa 70 – 90 kg), dotate di ruota in legno o ferro; l’acqua veniva versata nel vascone.
Qualsiasi fosse il luogo o la natura della “vasca”, si accendeva sotto o nei pressi un forte fuoco, in modo da fare evaporare l’acqua e raschiarne i sedimenti che costituivano sale grezzo commestibile, il quale era raccolto in sacchettini di tela per poi essere utilizzato per gli scambi di “contrabbando” con i contadini che scendevano dalle montagne e dal Piemonte e veniva barattato, unitamente all’olio di oliva, con sacchi di cereali o farina
Il compito dei ragazzini era quello di riempire le vasche con acqua di mare e procurare la legna da ardere.


Foto Collezione Privata Marino Vezzaro
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Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
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