LA CASERMA DEI CARABINIERI - Andora nel tempo

Andora nel tempo
Andora nel tempo
Vai ai contenuti

LA CASERMA DEI CARABINIERI

LA CASERMA DEI CARABINIERI

(Mario Vassallo)
y


Caserma di Molino Nuovo - Fine anni '20 del Novecento

Foto Collezione Marino Vezzaro - Andora


La caserma dei Carabinieri era anticamente ubicata ai piedi della Borgata Duono, nella Borgata ni Molino Nuovo di recente formazione, in prossimità della strada chiamata "u Besàgnu" o ""Viàssa", nella zona localmente nota come "u Giardìn".
L'edificio, una volta spostata la Caserma in altra sede, diventerà proprietà di un Maglione di Laigueglia.


L'antica Caserma dei Carabinieri è sopra indicata con il numero 10

Da Molino Nuovo la sede viene spostata, alla fine degli anni '30 del Novencento, in via Carminati, nell'edificio di recente costruzione a fianco alla rivendita Trevia.


Foto del 1941: in centro la Caserma dei Carabinieri e a destra (con le tende) la rivendita Trevia.


Caserma Carabinieri - Anno 1943

In epoca recente, negli ultimi decenni del Novecento, la sede viene ulteriormente spostata nell'attuale posizione, nel fabbricato in via Fontana che fu Pensione Mondovì, Albergo Torino, Albergo Milano e parte della Colonia I.N.A.M.


Fabbricato attuale sede della Caserma dei Carabinieri all'epoca in cui era Albergo Milano nella prima metà del Novecento
y

LE PRIGIONI DI METTA

(Mario Vassallo)
y
Si riporta un aneddoto correlato alla presenza della Caserma dei Carabinieri presso la Borgata di Molino Nuovo.



Nella foto di gruppo realizzata davanti alla vecchia Caserma di Molino Nuovo alla fine degli anni '20 del secolo scorso, è presente in prima fila (la terza persona seduta da sinistra) Angelo Tessitore, papà di Amelia (moglie di Angioletto Siccardi).
Angelo Tessitore era carabiniere, anche presso la Caserma di Molino Nuovo e curiosamente i Tessitore erano anche proprietari dell'edificio nella Borgata di Metta, dove in passato ci fu la sede del dell'antico Carcere Circondariale.
y


Ad inizio degli anni '90 del secolo scorso, tali ruderi furono acquistati da Angelo Tezel, costruttore edile di Laigueglia che li trasformò, unitamente ad altri ruderi limitrofi, in un condominio.
Le operazioni progettuali furono affidate al geometra Giacomo Ratto di Andora ed il sottoscritto si occupò sia dei rilievi dei ruderi che della restituzione grafica degli stessi.
Durante il mio primo sopralluogo per effettuare i rilievi erano presenti una delle proprietarie - Amelia Tessitore e la Dott.ssa Alma Anfosso che, armata di macchina fotografica, era a caccia di informazioni per la stesura del suo libro "Questa nostra Andora".
La Dott.ssa Anfosso, vedendomi entrare all'interno nei ruderi pericolanti, si soffermò a lungo, un po' per curiosità ed un po' intimorita dal fatto che percepiva piccoli crolli al mio accesso a quello che restava dei vari ambienti interni.
Nella mia esplorazione avevo anche la macchina fotografica della Dott'ssa Anfosso, che mi aveva chiesto gentilmente di scattarle alcune foto dei luoghi (la foto riportata poi a pagina 305 del suo libro, fu da me ripresa quel giorno e poi ceduta insieme ad altre che erano servite alle operazioni di rilievo e restituzione grafica dei luoghi).



In uno dei locali interni, di cui era crollato completamente il solaio ed era occupato da materiale proveniente dal caduta dei piani soprastanti, fui colpito dalle pareti coperte di scritte di prigionieri del passato, da un anello infisso su una muratura del vano, poco sopra quello che avrebbe dovuto essere il pavimento della cella, con ancora attaccati alcuni anelli di una catena di prigionia e con evidenti segni di graffi e/o tentativo di incisione intorno alla staffa di ancoraggio dell'anello, come in uno strenuo tentativo di liberazione dal vincolo di reclusione.

La sopresa di ciò che mi trovavo davanti mi fece soffermare nel vano porta del locale, da dove osservai a lungo le varie scritte ancora visibili e gli abbozzi di disegni sulle porzioni di intonaco rimaste: testimonianze di almeno un secolo.
Mi rimase impressa una scritta in particolare, proprio vicino all'anello con la catena (che fotografai), di colore brunastro come tante altre e tratto insicuro:
"Dite ala amata mia son inocente
cuì o finito il mio sangue
F.P. 1....."
La probabile data era incompleta a causa del distacco di un'ampia porzione di intonaco e mi rimase la sensazione di dubbio, se quelle scritte fossero veramente state realizzate con il sangue da un condannato e se quella ultima frase fosse la disperazione di una condanna, o l'ultimo gesto di chi aveva deciso di farla finita testimoniando il suo amore con il proprio sangue.

L'edificio fu completamente raso al suolo e ricostruito da zero, non lasciando alcuna testimonianza del sofferto passato.
y
Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
Creato con Incomedia Website X5
Torna ai contenuti