LA COSTRUZIONE DEL PORTO - Andora nel tempo

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LA COSTRUZIONE DEL PORTO

LA COSTRUZIONE DEL PORTO

(Mario Vassallo)
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All’inizio degli anni ‘60, dalla costruzione della rete autostradale viene riutilizzata parte degli enormi massi e blocchi rocciosi derivati dai trafori delle alture circostanti: creando una sorta di “discarica” con interminabili processioni di automezzi, si dà il via all’accatastamento di enormità di materiale detritico in un tratto di mare antistante l’Aurelia, nella zona di Levante di Andora e in breve tempo nascerà la storica forma a “L” del porto, che sarà completata, all’interno dell’area di mare occupata, da tre pontili:
il primo verso Ponente sarà costituito da una passerella in tavolame, in parte poggiata su enormi blocchi di calcestruzzo armato utilizzati come piedritti;
gli altri due saranno realizzati quali sorta di palafitte, costituite da passerella in tavolame su struttura tubolare metallica.
La cordonatura esterna sarà completata con tetrapodi, i famigliari “ometti” in calcestruzzo armato.

Nell’area che sarà l’accesso al porto viene realizzato una sorta di terrapieno sul mare, a lato della via Aurelia, sul quale viene installata una struttura prefabbricata con destinazione bar/ristorante gestito da Franco Raffignone; la stessa struttura, alla fine degli anni ‘60, sarà spostata in zona più centrale, andando a definirsi nell’attività di ristorazione a noi nota come “Tortuga”.


Il terrapieno del porto


Il Tortuga "spostato" nella posizione attuale
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Negli anni si è spesso discusso del perchè la realizzazione del porto fosse stato "decisa" nella attuale posizione.
Se osserviamo la posizione dell'attuale porto, ci accorgiamo che l'imboccatura è a levante e la posizione è in una specie di conca appena prima e protetta dal promontorio di Capo Mele.
I natanti che escono ed entrano, si trovano a una certa distanza dal litorale, cioè dalle spiagge.
Se il porto nella stessa posizione avesse l'imboccatura a ponente, i natanti entrerebbero e uscirebbero tra le boe rosse e le bianche, con evidente limitazione balneare.
Se ipotizzassimo il porto spostato a levante, dovrebbe avere l'imboccatura verso levante, perchè è il lato protetto dal mare aperto e, quindi, si avrebbe il problema citato prima della limitazione balneare (almeno in un tratto), con l'ulteriore problema dovuto allo sfocio del Merula in periodi di piena.
In conseguenza, si sarebbe indotti a pensare che indipendentemente da scelte più o meno anche influenti su ambiti personali, il posizionamento scelto e realizzato sia poi stato effettivamente piuttosto lungimirante.
Infatti, molto spesso si è accomunata la scelta della posizione ad eventuali parallele motivazioni di tipo espansionistico edilizio.

Tuttavia, per avere una cognizione più esaustiva di eventuali valutazioni che abbiano spinto ad effettuare le scelte attuate, bisogna rifarsi agli studi progettuali e dell'intero sistema ambientale, che furono condotti all'epoca.
Ovviamente, la morfologia del territorio, le correnti e i venti dettavano elementi oggettivi importanti da essere considerati.
Il libeccio, soffiando praticamente ogni giorno, portava a prendere in considerazione il fatto che un porto costruito a Ponente del golfo potesse essere un elemento di riparo per il litorale.
Contemporaneamente, si sollevava il dubbio che le correnti marine agissero con moto in direzione da Levante, costituendo un elemento alternativo alla direzione ventosa frequente.
Si fece ricorso a due studi di professionisti esperti del settore, i quali giunsero a risultati perfettamente contrapposti e, quindi, dove andava costruito il Porto? A Levante, nei pressi di Capo Mele, oppure a Ponente, nei pressi di Capo Mimosa?
Si decise allora di effettuare delle prove pratiche e sperimentali per prendere atto della situazione, secondo i comportamenti reali delle forze naturali in campo: mare e vento.
Vennero posizionate al largo dalla costa delle boe, distanziate tra loro di un paio di centinaia di metri; tali boe erano dotate di una corda/catena di immersione, alla cui estremità sottomarina era stata ancorata una sorta di pala, in struttura semirigida, simile ad una pala eolica, in modo che la posizione delle boe fosse libera di adattarsi alle sollecitazioni atmosferiche e naturali a cui veniva sottoposta.
Dopo alcuni giorni il risultato era evidente: molte delle boe, quasi tutte, erano state trasportate sotto il versante collinare di Ponente, nelle vicinanze dell'Hotel Trieste e tale constatazione portò a valutare e definire che la migliore protezione del golfo andorese fosse quella di realizzare il Porto a Levante, in modo che il litorale fosse più protetto dalle correnti marine.
Tale soluzione permise, nel giro di pochi anni dalla realizzazione del Porto, di ricevere il progressivo insabbiamento "naturale" dell'intero litorale, con l'originaria formazione delle prime vere e proprie spiagge.
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Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
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