LA VALLE DEGLI OLEANDRI - Andora nel tempo

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LA VALLE DEGLI OLEANDRI

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LA VALLE DEGLI OLEANDRI
(Carlo Volpara)



Abbiamo quindi visto che il Merula, soprattutto per la sua parte terminale, cioè quella al di sotto del Ponte Romano, è stato il supremo condizionatore della vita socio economica andorese per secoli e secoli, almeno fino a quando non fu del tutto bonificato e ciò avvenne definitivamente solo nella seconda metà dell’800. Nella sua parte superiore, anche se era privo di paludi, doveva comunque avere un aspetto simile a quello di una fiumara calabrese, senza argini, dal letto variabile, facilmente soggetto a piene ricorrenti come tutti i torrenti, come ricorrenti erano le esondazioni che incidevano molto sulla scelta delle coltivazioni in pianura. Insomma rappresentava una variabile non facilmente calcolabile. Infatti i contadini nelle sue adiacenze si limitavano alla coltura dell’ulivo per non correre il rischio di perdere il raccolto a causa di una piena improvvisa. Insomma era il padre padrone del bassopiano ed i più anziani si ricordano ancora le due ultime piene terribili: quella degli anni trenta, quando gli impiegati del municipio, allora sito a Molino Nuovo,  furono costretti ad evacuare lo stabile calandosi dalle finestre mediante scale a pioli esterne e l’ultima in assoluto, quella del 1948, quando, tra i tanti danni riscontrati, fu anche cancellato il campo di calcio della U. S. Valmerula, in località  Molino Nuovo, né più né meno dove si trova attualmente il glorioso comunale dove ha sempre  giocato l’Andora Calcio. Poi nella seconda metà degli anni ’50 fu finalmente arginato e da allora le periodiche alluvioni sono diventate fortunatamente solo un ricordo.





L’arginamento è stato indubbiamente una grande cosa e noi oggi non potremmo nemmeno concepire il nostro torrente senza argini, poiché, considerando i sempre più frequenti e violenti fortunali, oramai c’è quasi da temere anche con l’arginamento. Le opere pubbliche sono importanti, talvolta addirittura fondamentali, ma spesso cancellano le bellezze della natura ed il loro romantico fascino cosicché noi oggi non siamo nemmeno in grado di immaginare lo spettacolo che il Merula, prima che fosse ammaestrato, dispensava ai valligiani ed ai pochi forestieri che arrivavano fin qua, quasi fosse un tributo risarcitorio per i tanti problemi che arrecava.
 
Non a caso il soprannome della Val Merula era “Valle degli Oleandri”, poiché questo arbusto, che nei mesi estivi è solito esplodere in uno sfavillio di colori sgargianti, aveva trovato il proprio ambiente ottimale proprio tra i sassi e le anse di questo torrente.
 
Il torrente si vestiva a festa e diventava un unico serpentone bianco-rosato che ornava la valle da cima a fondo ed il suo cromatismo era talmente accattivante che arrivavano addirittura gli inglesi da Alassio per ammirarlo, fotografarlo, oppure ritrarlo sulla tavolozza.
 
Uno di questi inglesi, in realtà un irlandese, tale Richard West, ci ha lasciato numerosi dipinti della valle, realizzati ad inizio XX secolo, che al di là dell’indubbio valore artistico, rappresentano   una preziosa testimonianza dello stato della natura di allora.
 
I suoi dipinti si possono ammirare nella Memorial Gallery Richard West di Alassio.
 
Un vero inglese, Edward Berry, in una guida storica e artistica della Riviera di Ponente del 1934, redatta per i numerosi inglesi residenti ad Alassio e in riviera, scrive che “Una delle gite preferite partendo da Alassio è quella che conduce attraverso la valle di Andora e Stellanello con uno scenario molto bello, fra colline e campi ricchi di fiori selvatici e con oleandri nel letto del torrente. Questa vallata, percorsa dal torrente Merula, è sempre stata celebre per il fertile suolo e, quantunque frutteti di pesche abbiano di recente sostituito i magnifici boschi di ulivi per i quali era famosa, lo splendore dei fiori in primavera ed i frutti rigogliosi che riforniscono i mercati della riviera in estate testimoniano ancora la fecondità della zona.”.
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ARGINAMENTO DEL MERULA
PIENA DEL TORRENTE MERULA - 1966
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