LE CASE CONTADINE - Andora nel tempo

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LE CASE CONTADINE

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LE CASE CONTADINE

(Mario Vassallo)
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Da un riscontro ambientale effettuato nel territorio andorese emerge che l’originaria casa contadina, risalente alla prima metà del Novecento ed avente vita attiva fino agli anni ’70 dello stesso secolo, ripete sommariamente e caratterialmente alcuni aspetti tipici che accomunano tra loro i vari edifici, di cui ne sono pervenuti ad oggi, sebbene in parte restaurati e/o ristrutturati, alcune decine di esemplari (da una attenta osservazione e soprattutto in considerazione al grande sviluppo urbanistico verificatosi il numero riscontrabile è davvero molto elevato e decisamente sorprendente).

Tra l’altro, estendendo l’attenzione ai territori liguri circostanti, si determina che la tipologia di base è comunque ripetutamente diffusa.

Per tali motivazioni, si è deciso di analizzare tale comune, ed in un certo senso storica, presenza insediativa territoriale.

Le case contadine, nella loro tipologia di edificio isolato, sono per la maggior parte a uno o due piani fuori terra, comunemente senza piani o locali interrati, con forma planimetrica o rettangolare o a “L” (quest’ultima, spesso dovuta ad una derivazione per ampliamento successivo della struttura edificata originaria).

Il dimensionamento planimetrico del fabbricato rispecchia sostanzialmente due tipologie diversificate, ma tra loro analoghe.

1) la forma planimetrica tende ad un quadrato con il lato di circa ml 7 – 8, in modo da poter ottenere due ampi vani affiancati; per ragioni di praticità nella suddivisione funzionale e di eventuali collegamenti interni tra i due piani per mezzo di una scala a rampe, la stessa è realizzata in posizione centrale addossata alla parete perimetrale retrostante del fabbricato o, in alternativa, in corrispondenza di uno degli angoli formati tra le pareti perimetrali laterali e quella retrostante; spesso il prospetto laterale è inferiore rispetto al principale di circa ml 1; tale differenza dimensionale permette di non avere un tetto a quattro falde con sommità a cuspide, ma di ottenere un ridotto colmo orizzontale che permette un aspetto estetico meno spigoloso e caratteristiche realizzative più adatte ad un maggiore mantenimento nel tempo; il collegamento tra i vari locali interni è diretto tra gli stessi, senza la presenza di un disimpegno/corridoio; le bucature sul fronte principale sono generalmente in numero di 4.

2) la forma planimetrica è rettangolare con il lato maggiore di circa ml 10 (fronte principale), in modo da poter ottenere tre ampi vani affiancati; per ragioni di praticità nella suddivisione funzionale e di eventuali collegamenti interni tra i due piani per mezzo di una scala a rampe, la stessa è realizzata in posizione centrale addossata alla parete perimetrale retrostante del fabbricato o, in alternativa, in corrispondenza di uno degli angoli formati tra le pareti perimetrali laterali e quella retrostante; solitamente il prospetto laterale è inferiore di circa ml 1 e fino alla concorrenza di 1/3 del fronte principale; il collegamento tra i vari locali interni è agevolato da un corridoio – disimpegno, il quale crea una suddivisione interna piuttosto simmetrica e la cui parte terminale definisce lo spazio dedicato al locale servizi igienici; le bucature sul fronte principale sono generalmente in numero di 6.

Esse sono posizionate di solito in corrispondenza di un percorso stradale e comunque di accesso.


La struttura del fabbricato è prevalentemente di murature piene portanti in pietra e/o laterizio (spesso pieno) e nelle costruzioni più “moderne”, a volte si accompagna con pilastri su plinti; i solai sono con travi in legno a vista e soprastanti tavolati con pavimentazioni o in battuto di cemento, o in “piastrelle” di cotto o graniglia di marmo; presto i solai tradizionali vengono sostituiti con la tecnologia dei travetti SAP, elementi in qualche modo prefabbricati (spesso gettati in opera in cantiere al momento della costruzione), concorrendo all’estensione del realizzo delle pavimentazioni in piastrelle di graniglia di marmo; le zoccolature interne dei locali (odierni battiscopa) sono caratterizzate da una striscia di smalto lavabile, ordinariamente di colore nero.
 
Il tetto è di tipo a quattro falde, con struttura e orditure in legno, privo di tavolato e con manto in elementi laterizi (originariamente coppi e poi tegole piane tipo marsigliese); in alcuni casi il corso perimetrale esterno in gronda è costituito da lastre di ardesia che fungono da elemento di allontanamento delle acque meteoriche, in quanto in origine non sono utilizzati canali di gronda – pluviali e lattonerie in genere (ma il loro utilizzo diviene imminente).
Dove è presente un sottotetto, lo stesso è destinato a raccogliere i "ravàtti" (cioè le cianfrusaglie o tutti gli attrezzi ed oggetti caduti in disuso e/o sostituiti dalle progressive innovazioni che modernizzano gli usi ed i modi di vita) ed è raggiungibile per mezzo di uno scalone cigolante in legno, oppure con una botola ricavata nel soffitto e chiusa da uno sportello a spinta, che viene resa accessibile al momento appoggiandovi una scala a pioli.
 
Lo sbalzo del tetto di copertura (cornicione) viene solitamente sorretto da travetti passafuori in legno (normalmente sono il prolungamento dei travetti delle falde del tetto di copertura) e successivamente, nelle costruzioni di epoca più recente, tale accorgimento sarà sostituito dalla realizzazione di un cordolo cementizio spesso sagomato e caratterizzante una forma architettonica ornamentale.
 
I materiali utilizzati nelle costruzioni sono materiali “poveri” e tipicamente locali: laterizio, intonaco con sabbia o di torrente o anche di mare, pietrame e terriccio, legno, ardesia, ferro battuto.
 
Gli impianti sono rudimentali:
 
  • per la luce si usano i “lumi” (lucerne) ad olio, mentre i primi impianti elettrici saranno formati da fili esterni chiodati intorno ai telai delle porte e delle finestre ed attraversanti muri e soffitti, fino ad arrivare a lampadine appese, a volte protette da un piatto o disco superiore a formare un paraluce;
  • per il riscaldamento ci sono i camini e le stufe economiche a legna; i primi sono appoggiati ad una parete, sormontati da una enorme cappa in muratura e funzionano anche come focolare per la cottura degli alimenti (spesso usati anche come forno per la cottura del pane), mediante la presenza di ganci che tengono sospesi i paioli sopra la fiamma; nelle epoche successive si distingueranno le funzioni di cottura e riscaldamento, destinando alla prima ancora stufe a legna e successivamente a gas, mentre per la seconda saranno inseriti impianti a kerosene;
  • per l’acqua potabile si utilizzano i pozzi, per mezzo dei quali si irrigano i campi;
  • per le fognature esiste una fossa che deve essere periodicamente svuotata e spesso i liquami trovano riutilizzo nelle concimazioni dei campi.
 

Ai piani terra, se sono presenti locali abitativi, hanno caratteristiche assimilabili a quelli del piano superiore e vi si accede da un ingresso (porta) rialzato rispetto alla quota esterna del terreno circostante, mediante due – tre gradini.
 
I locali abitativi, se presenti, comunicano internamente con quelli di uso diverso ed in uno di questi ultimi, o nelle immediate vicinanze limitrofe del fabbricato, o in qualche spazio del piano terreno, si trova un “tröggiu” (trogolo), una sorta di lavatoio che viene utilizzato per rinfrescarsi, per lavare i panni, per attingere acqua e dove spesso in un angolo di una delle vasche fa compagnia un mazzo di steli di ginestra immerso, sotto il peso di un grosso sasso o di qualche mattone, a macerare per il successivo utilizzo quali legacci per le coltivazioni (coltivazioni su canna come pomodori e piselli, o in filare tipo vigna, ecc.).
 
Uno dei locali solitamente costituisce la stalla, dove trovano ricovero gli animali da tiro e da lavoro, spesso una capra (per il fabbisogno giornaliero di latte se sono presenti bambini nel nucleo famigliare) e gli immancabili conigli e pollame.
 
La stalla, ovvero il ricovero/residenza per gli animali che trainano l’economia diretta e spiccia della famiglia contadina: una risorsa impegnativa, ma che garantisce molti utilizzi alle necessità lavorative ed alimentari.



Tale locale è spesso ubicato a fianco o sotto le camere da letto, in modo che il calore prodotto dalla presenza degli animali possa essere sfruttato, seppure minimamente, per rendere più confortevole i vicini locali abitativi.
 
Molto spesso in un angolo dello stesso viene ricavata “a rastellèa de sàppe”, ovvero il deposito degli attrezzi utilizzati nelle lavorazioni manuali dei campi; si tratta semplicemente di un paio di “carasse” (pali di legno, abitualmente usati per realizzare i filari nelle vigne) infissi tra due muri contigui, sulle quali si vanno ad appendere o appoggiare in ordine i vari attrezzi (pale, badili, zappe, forche, ecc.), in modo che siano in ordine e pronti all’uso.
 
I locali destinati agli usi agricoli sono privi di pavimentazione e spesso anche di intonaco sulle pareti.



Nei casi in cui sia presente un corpo accessorio monopiano adiacente al corpo di fabbrica principale, lo stesso viene spesso chiamato “baraccùn” o “magazzìn”, una sorta di deposito – magazzino, ed è uno spazio che è dedicato in parte al ricovero dei mezzi di trasporto (carri) e/o di lavorazione (aratri) e successivamente si integreranno e sostituiranno con motozappe e trattori; un’ampia parte è dedicata allo spazio di lavorazione ed incestamento dei prodotti agricoli raccolti nei campi, per prepararli alle spedizioni per i mercati.

In tempo di guerra (anni ’40) alcune abitazioni hanno nei dintorni una specie di “vascone”, rialzato da terra e vuoto sotto, con al suo interno una lastra metallica formante una grande “conca”; tale manufatto viene utilizzato per la produzione del sale; si parte dalla propria casa per andare al mare a prendere acqua salmastra per trasportarla con carriole fonde (mediamente trasportano un peso di circa 70 – 90 kg), dotate di ruota in legno o ferro; l’acqua viene versata nel vascone sotto al quale si accende un forte fuoco, in modo da fare evaporare l’acqua e raccoglierne i sedimenti che costituiscono sale grezzo; tale sale grezzo, così grossolanamente ricavato ed “autoprodotto”, è utilizzato per gli scambi di “contrabbando” con i contadini che scendono dalle montagne e dal Piemonte e viene barattato, unitamente all’olio di oliva, con sacchi di cereali o farina.

Dove l’edificio è composto da due piani, il piano terreno è solitamente destinato a magazzini – stalla – ricoveri attrezzi, mantenendo un locale abitativo che costituisce la cucina giornaliera, per praticità dovuta al lavoro nei campi; il piano superiore è la residenza vera e propria, con una cucina abitabile che funge da locale principale in sostituzione di sala – soggiorno e camere da letto oltre a servizi igienici, spesso di dimensioni estremamente ridotte e limitati alla presenza di vaso e lavandino/lavabo.
 
Se è presente una scala interna, si sviluppa su due rampe alternate o a “L”, con posizione preferibilmente centrata verso il retro del fabbricato (più raramente in posizione angolare sempre verso il retro del fabbricato); se la scala è esterna, è a rampa unica o sul retro o su un fronte laterale del fabbricato ed in entrambi i casi è comunemente accompagnata dalla presenza di un terrazzo al piano di arrivo, in copertura ad un corpo di fabbrica laterale monopiano prevalentemente non abitativo.
 
Le aperture sul fronte principale sono abitualmente in numero pari ed allineate verticalmente tra i due piani, con finestrature di dimensioni in larghezza cm 70 – 105, in proporzione larghezza/altezza in rapporto 1,4 – 1,6 (cioè l’altezza è 1,4 – 1,6 volte la larghezza), con altezza del davanzale cm 80 - 90; le portefinestre e/o le porte di ingresso, di larghezza cm 80 – 115, hanno solitamente l’architrave ribassato rispetto a quello delle finestre e/o rialzato con l’inserimento di un sopraluce.
 
Al primo piano, sul fronte principale è generalmente ricavato un “poggiolo” in posizione centrata rispetto alla facciata e di dimensioni vicine a ml 2 x 1, sorretto da travi laterali ribassate a sbalzo, spesso con testa sagomata a formare una sorta di decoro architettonico; nella maggior parte dei casi non è pavimentato ed è contornato da una semplice ringhiera in ferro battuto.
 
Gli intonaci interni sono non perfettamente rettificati in piano, ma ondulati secondo l’andamento costitutivo del muro sottostante, e lo spigolo di raccordo tra parete verticale e soffitto è spesso arrotondato.
 
I serramenti sono di legno: quelli interni con vetri listellati ed eventuali scuretti, mentre quelli esterni sono principalmente persiane con sportello, di tipo alla genovese.
 

Il locale principale della vita famigliare è la cucina: uno spazio dove si svolgono tutte le funzioni principali della vita domestica quotidiana.


 
Gli arredi sono molto semplici:
 
  • un lavandino, in pietra (di solito marmo o granito) caratterizzato da una ampia vasca rettangolare con a fianco una lastra quale piano di lavoro; sotto questi due elementi sono ricavati degli spazi dove vengono ricavati degli scaffali (semplicemente una tavola di legno su due appoggi laterali), “chiusi” frontalmente da una tendina o più preziosamente da due sportelli in legno; il rubinetto viene comandato da una rudimentale leva e successivamente sarà modernizzato con un meccanismo a manopola e l’acqua è solo fredda (per averla calda, si mettono “sul fuoco” pentoloni ricolmi d’acqua “del rubinetto” per portarla in temperatura);
  • sopra al lavandino è posizionato uno scolapiatti, costituito da una lastra, anch’essa in pietra (solitamente dello stesso materiale del lavandino) a sbalzo su due – tre appoggi murati a parete, e con un profilo metallico (in genere di ottone), rialzato di cm 10 – 15 dal piano di appoggio (la lastra stessa) sui lati esterni; questo è il ripiano dove vengono posizionate e tenute le stoviglie (ad eccezione del servizio per le grandi occasioni …. per chi se lo può permettere) e la lastra di appoggio è leggermente inclinata verso il lavandino, in modo che l’acqua delle stoviglie lavate vi possa scolare naturalmente;



  • la stufa economica, di solito in ghisa, è una stufa a legna che ha un ripiano costituito da anelli concentrici rimuovibili ed alternabili, per adattarsi alla dimensione delle pentole che vi si appoggiano in cottura; tali anelli sono posizionati in sommità alla camera di combustione e nei modelli più moderni ed innovativi, su di un fianco, viene aggiunto un forno; sul tubo costituente la canna fumaria viene applicata una sorta di anello con steli metallici pieghevoli che fungono da stendino per panni e strofinacci (in alternativa si possono stendere panni ad asciugare su una cordicella fissata alla cappa con un paio di chiodi);
  • la “credenza”, un mobile, praticamente l’unico armadio della cucina, formato in basso da almeno due antine (ma spesso quattro), sopra un paio di cassettini e sopra ancora altre antine dotate spesso di zanzariera, per disporvi ingredienti e prodotti da conservare protetti dall’attacco degli insetti;
  • il tavolo di legno, spesso con il piano di appoggio in lastra di pietra e le sedie in legno e/o con la seduta impagliata;
  • non è ancora presente il frigorifero ed il mantenimento degli alimenti e/o ingredienti facilmente deperibili è demandato alla “dispensa”, un piccolo ripostiglio ricavato in una posizione del fabbricato poco esposta al calore e mantenuto ad una temperatura naturale più bassa possibile, possibilmente con un finestrino verso l’esterno dotato di zanzariera e perennemente aperto, al cui interno sono posizionate intere pareti di scaffali e cordicelle, dove vengono sistemati ed appesi alimenti, ingredienti, conserve, cibarie di vario genere, creando un miscuglio di odori che richiamano appetitosi sapori (come non ricordare aromi, cacciagione, formaggi e salami!!); un alimento prezioso che viene conservato con grande attenzione è il burro, spesso fatto artigianalmente in casa scuotendo ininterrottamente latte (all’epoca non pastorizzato né omogeneizzato) dentro ad un  barattolo di vetro chiuso con un tappo; una volta ottenuto, con grande fatica, il burro viene riposto in un contenitore chiuso con tappo ermetico, fasciato con un vecchio indumento di stoffa, legato con una cordicella ad un estremo e calato all’interno del pozzo, dove la fresca temperatura dell’acqua in profondità si sostituisce all’effetto refrigerante degli odierni frigoriferi; e lo stesso metodo è applicato per avere bevande fresche nei periodi caldi.



All’interno della “dispensa” nel periodo autunnale ci si può imbattere in una particolarità: grappoli d’uva appesi ad una cordicella e penzolanti nel vuoto; si tratta di un sistema escogitato per rendere difficoltoso l’assalto di eventuali malcapitati topi; infatti, legando i raspi con uno spago ad una cordicella stesa in orizzontale e sollevata un paio di metri da terra, si annulla pressochè totalmente la possibilità di aggressione da parte di topi, oltre che consentire la migliore circolazione d’aria intorno ai grappoli stessi; tale sistema è un tipo di “conserva” attuato per ottenere uva passa da utilizzare per il “condimento” della torta di zucca che, anche ricca di pinoli, viene fatta verso il periodo natalizio.
 
  • tra gli “oggetti tipici” dell’antica cucina non mancano:
      • “u cannèllu”, il matterello in legno (possibilmente faggio), attrezzo indispensabile per la lavorazione e creazione della pasta fresca (fatta in casa regolarmente ogni settimana e messa a stendere/seccare su fili o bastoni in un ambiente fresco, protetto e ventilato, usato abitualmente come dispensa), nonché delle sfoglie per le torte di verdura;
      • “a caffettèa”, la caffettiera, che spesso non fa caffè, ma surrogati di orzo o cicoria secca e che molto abitualmente è di tipo “napoletana” (quella che si gira sotto-sopra);
      • “u fiàscu”, il fiasco del vino, in vetro, rigorosamente impagliato e con il tappo di sughero;
      • “a mèsa”, la spianatoia (amica del matterello), un ripiano in legno di faggio di dimensioni piuttosto ragguardevoli su cui si impasta la farina, che spesso sostituisce il tavolo, in quanto libera lo stesso per i restanti usi quotidiani, rendendo comunque disponibile un piano orizzontale ausiliario nelle faccende alimentari;
      • “u scösâ”, il grembiule, il capo di abbigliamento che più risveglia e rinnova l’affetto di nonne e mamme; unto, infarinato, con le macchie di “tuccu” (sugo), rammendato, oggetto di bonari dispetti da parte dei bambini che correvano a slegarlo, scappando dietro a minacce di indicibili e sorridenti castighi mai arrivati, indispensabile nelle faccende quotidiane e spesso indossato ininterrottamente dalla sveglia al riposo.


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TRASFORMAZIONE NEL TEMPO DI UNA CASA CONTADINA
L'ANTICA CASA CONTADINA
ATTREZZATURE ED AMBIENTI
OGGETTI ED ATTREZZI QUOTIDIANI
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