PAROCHIALE DI SAN GREGORIO - Andora nel tempo

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PAROCHIALE DI SAN GREGORIO

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PAROCHIALE DI
S. GREGORIO DI STELLANELLO
(Trascrizione [*] di Mario Vassallo)



 
Le divote peccorelle di S. Gregorio, doppo «d'essersi affaticate per succiareil latte della divina gratia in la Chiesa Matrice del Testico, volsero sotto la scorta del gran Pontefice Gregorio santo alzar stendardo, dell'anno 1568 di Parochiale, e risiedere sopra piccolo, ma vago, e fruttifero monticello, di verdeggianti olivi ripieno, e di diversi alberi domestici e fruttiferi abondante, Chiesa mediocre, in una nave, e due ali, da materiali colonne sollevata, in picciol, ma proportionato vaso, col Choro à levante, e mediocre Cupola abellito, e facciata di nero portale di pietra, con l'imagine del santo titolare scolpita nel di lei frontispicio verso ponente, che in atto di benedire invigorisce quelle divote peccorelle all'acquisto dell'Indulgenze del SS.mo Sacramento, e Rosario; col contiguo Cemiterio, e Case Canonicali; e poco discosto verso ponente corre chiarissima acqua d'un Rivolo, detto Fossato del Pian, ch'ha origine da un fonte, detto Piandevé, ch'è vicino al monte, detto Poggio Acuto, e di mezo dì.
 
E verso levante alquanto più discosto, altro torrente, non men rappido, che cristallino, detto Fossato della Braia, che prende l'origine da due fonti detti, uno la Torraca, e l'altro li Gionchi, vicin'al già detto Poggio Acuto.
 
La Chiesa di questa Parochia è eretta in honor di S. Gregorio Papa; non è consacrata, et ha il Cemiterio contiguo, e Case Canonicali poco discoste, habitate dal R. Rettore, con il reddito del beneficio di Doppie 12 in circa.
 
Questa Chiesa fu separata dalla Matrice di S. Pietro del Testico per sentenza data dal Sig. Vicario Episcopale, col conseglio del Sig. Dottor Domenico Rivarola accessore l'anno 1568 à 23 di Genaro, ingiongendo al R. Rettore di detta nuova Parochia, che dovesse in perpetuo in ogni festa di S. Pietro di Giugno alla Matrice sudetta andare, e ch'il R. Sig. Prepositodi detta Chiesa di S. Pietro fusse tenuto darle da disnare; et è concesso et che possa detto R. Preposito in la festa di S. Gregorio andar alla detta Chiesa di S. Gregorio, et ivi cantar Messa solenne, nel qual caso il detto R. Rettore, fusse ubligato darli disnare, et accettarlo riverentemente; similmente condannò il detto R. Rettore pro tempore di S. Gregorio ad andar nelli giorni del sabbato santo, e di Pentecoste alla Matrice sudetta, alla benedittione delle fonti, et à servire il detto Sig. Preposito in divinis, in segno di preminenza, e superiorità, assignando, et adiudicando à detto nuovo Rettore di S. Gregorio le decime, Primitie, legati, obventioni, oblationi, et altri emolumenti, e redditi della medema Chiesa di San Gregorio, quali son solite prendersi nel territorio, e dalli huomini della Capella di S. Gregorio, sotto l'infrascritta dichiaratione:
 
Ch'il R. Rettore ogn'anno in perpetuo in ogni festa di S. Pietro sia tenuto portare un Cereo d'una libra, et esso presentare al detto R. Sig. Preposito, et in oltre £. 14 di Genoa, come di tutto consta in atti della Nostra Corte Episcopale per mano di M. Francesco Lamaberto Notaro, et Cancellere dett'anno, e giorno, et estratto da M. Gio. Andrea Lamberto Cancellere sotto li 4 di Decembre 1628.
 
PRIMITIE: di fichi secchi, e le Decine; si pagano di vino, grano, orzo, barbareato, e spelta, cioè il Popolo dà di 20 uno all’Ecc.mo Prencipe, e la quarta parte del raccolto spetta al R. Rettore.
 
Oblationi nelle feste solenni d'una candela.
 
Per le beneditioni delle case la settimana santa ogni persona, che si communica, suole dare almeno due ova.
 
Per le beneditioni post partum è solito darsi ove sei.
 
Offerta di candelete rosse il Venerdi Santo in adorare la Santa Croce.
 
Le altre consuetudini sono ad libitum.
 
Per la sepoltura de capi di casa, e corpi grossi: sogliono li heredi dare una conchetina di grano, un poco di sale, e tre ova almeno, con farsi l'offerta di candelette piccole.
 
Per la sepoltura de corpi piccoli: un cavallotto.
 
Per la sepoltura de forastieri indifferentemente: un scuto d'oro.
 
La Chiesa è mantenuta di elemosina, se bene habbi la Massaria di essa scuti 6 ogn'anno, da un reddito d'un Caneto, chiamato il Caneto della Fiumara.
 
LA COMPAGNIA DEL SS.mo SACRAMENTO, o sia lla Masseria di essa è mantenuta di elemosine, se bene ogni fogaggio per oblatione, e consuetudine antica è obligato dare una pinta d'oglio ogn'anno.
 
Ambrosio Mantello lasciò una lira l'anno al Corpus Domini per reparatione come in atti di M. Bartholomeo Rotondo Notaro del 1592 à 14 Novembre.
 
LA MASSARIA DEL SS.mo ROSARIO è sostentata parimente di pie elemosine.
 
In detta Chiesa sono due Capelle, una dicesi de Jurepatronatus del fu Antonio Raimondo, con obligo di Messe 18 l'anno, con reddito di £. 18 moneta longa sotto titolo.....
 
L'altra fondata da Gio. Antonio Marchiano l'anno 1591 à 18 d'Ottobre, con alcuni legati, et oblighi di Messe, come dalle note della Nostra prima Visita de1l'anno 1628 à 15 d'Ottobre.
 
Ambrosio Montello lasciò Messe sei l'anno nella detta Parochiale, obligando suoi heredi, come per suo testamento rogato da M. Bartholomeo Rotondo Notaro del 1592 li 14 Novembre. Ne ha il carrico Gio. Maria Martello suo herede.
 
Gioannetino Bonello lasciò Messe cinque annue per li frutti d'un'horto appresso le Case Canonicali, detto_l'Horto delle Canoniche, come per Instromento rogato da M. Batta Conte Notaro l'anno 1619 li 24 Febraro.
 
Domeneghina Stalla lasciò Messe tre l'anno, come per suo testamento rogato dal detto Notaro Conte 1617 li 16 Giugno. Ne hanno il carrico Giacomo, e Gio Batta Stalli suoi figli, et heredi.
 
.Antonio Raimondo lasciò Messe 18 per suo testamento rogato dal detto Notaro Conte 1608 à 24 Luglio, col godimento d'un pezzo di terra, detta la Moglia, aggregata di duoi alberi d'oliva, come per Instromento rogato da M. Gio.Stefano Divitia Notaro 1636 à 30 Genaro.
 
Più detto fu Antonio Raimondo lasciò altre Messe sette, come per detto suo testamento, col godimento d'un pezzo di terra detto l'Horto della Maestà come per Instromento rogato à M. Gio. Domenico Divitia Notaro l'anno 1630 à 5 e 6 Aprile.
 
Bianca Cavalla lasciò Messe sei, col godimento d’un pezzo di terra detta la terra da Casa, come per suo testamento rogato da detto Notaro Conte l'anno 1618 à 13 d'Aprile.
 
Angelica Giaina lasciò Messe 12 con assignatione di duoi aalberi d'oliva, situati in una terra detta Pian di Croche, come per suo testamento rogato da detto M. Battista Conte Notaro del 1620 li 11 Febraro.
 
Al presente li tiene Gio. Antonio Chichione.
 
Gieronima Giordana lasciò una Messa, come per Instromento rogato da detto Notaro Conte dell'anno 1622 à 15 Genaro.
 
Ne hanno il carrico Alessandro, et Francesco Alberici.
 
Più detta Giordana lasciò tante Messe secondo il reddito della sua heredità (che sono da tre in circa), ne ha il carrico Bartholomeo Raimondo fu Batta, come per Instromento rogato dal fu M. Gio. Maria Giaira Notaro l’anno 1613 à 12 di Novembre.
 
Thomasina Mantella lasciò tante Messe per il reddito d'un'albero d'oliva, posto in una terra, detta il Ronchetto, come per suo testamento rogato dal detto Notaro Conte del 1620 à 16 d'Ottobre.
 
Domeneghina moglie del fu Bertone Divitia lasciò Messe sei, come per suo testamento rogato da detto Notaro Conte l1'anno 1617 à 18 Novembre, col godimento d'un pezzo di terra, detta le Sciorte, come per Instromento rogato da M. Gio. Stefano Divitia Notaro 1628 li 5 Marzo.
 
Gieronima Divitia lasciò tante Messe per il reddito d'un Horto.
 
Gicn Berto dì Mendatica. lasciò una Messa l'anno in detta Parochiale, ne ha il carrico Alessandro Alberico, come per Instromento rogato da M Gio. Domenico Divitia Notaro 1627 à 24 Giugno.
 
Bernardo Grosso lasciò Messe quattro per se, e suoi Defonti col godimento d'un pezzo di terra, detto l'Horto delle Canoniche, come per Instromento rogato dal fu M. Adriano Merello Notaro l'anno 1618 l'ultimo di Genaro.
 
Gio. Raimondo fu Lorenzo ha lasciato Messe 12, et esso ne ha il carrico, come per Instromento rogato da M. Gio. Stefano Divitia Notaro l'anno 1628 à 13 di Decembre.
 
Gio. Cavallo lasciò Messe tre, col godimento d'un pezzo di terra detta la Moglia.
 
Agosto Cavallo lasciò £. 13 moneta longa, che sono una di Genoa, per tante Messe, come per suo testamento rogato dal fu M. Adorno Giaina Notaro dell'anno 1588 li 30 Agosto. Ne hanno il carrico Gerosimo, e Gregorio fratelli de Cavalli suoi figli.
 
Nicolao Cavallo ha lasciato tre Messe, ne hanno il carrico sudetti Gregorio, et Geronimo, come per Instromento rogato da detto M. Batta Conte Notaro l’anno 1592 à 10 Maggio.
 
Giacomo Durante fu Damiano ha lasciato Messe sei per li suoi Defonti, col godimento d’un pezzo di terra, detta la Zerbà, come per Instromento rogato da M. Gio. Stefano Divitia Notaro l'anno 1635 à 7 di Settembre.
 
Angela Durante lasciò Messe due, ne ha il carrico Alessandro Alberico, come per testamento rogato da M. Betta Conte Notaro l'anno 1619 à 26 Decembre.
 
Pietro Giaina per suo testamento rogato da M. Antonio Cavallo Notaro dell'anno 1609 à 12 Agosto, lascia, et obliga li suoi heredi, e successori à far celebrare per l'anima sua ogn'anno le Messe di S. Gregorio in N°30, incarricando detti heredi, cioè Gio. Giacomo, e Gio. Lorenzo suoi figli, et heredi, che dal celebrante respective riportino fede ogn'anno da porsi in un libro per li medemi heredi; e caso che detti heredi, o successori tralascino, ordina ch'il R. Rettore pro tempore pigli con propria autorità la terra chiamata lo Costiglione, o vero un'altra terra chiamata la Moglia, affinché una di esse terre renda l'elemosina di dette 30 Messe ogn'anno, e con oblgo di celebrarle ogn'anno, e nel principio di tal celebratione avisare li heredi, et altri per intervenire ai sentirle. Di più detto R. Rettore sia tenuto porre nel libro fede con testimonii, qualmente ha celebrato dette Messe.
 
Gio. Marchiano ha lasciato Messe 12 come per Instromento rogato da M. Pietro Gio. Lamberto Notaro d'Albenga l'anno 1591 li 8 d'Ottobre. Ne ha il carrico Gio. Agostino Marchiano suo figlio.
 
Andrea Alberico ha lasciato Messe sei per li suoi Defonti, e ne han il carrico Francesco, et Alessandro suoi figli, et heredi, come per Instromento rogato dal detto Batta Conte Notaro l'anno 1617 li 27 Decembre.
 
Battestina moglie di' detto fu Andrea Alberico ha lasciato Messe doe e ne ha il carrico il sudetto Francesco Alberico, come per Instromento rogato dal detto M. Battista Conte Notaro l'anno l610 à 31 d'Ottobre.
 
Cattarina. moglie di Damiano Durante ha lasciato due Messe, come per suo testamento rogato da M. Gio. Domenico Divitia Notaro del 1631 à 5 Decembre, col godimento d'un pezzo di terra, detto la Zerbà come per Instromento ricevuto da M. Gio. Stefano Divitia Notaro l'anno 1635 à 7 d'Ottobre.
 
Battina, o sia Battestina moglie del fu Gio. Alberico, lasciò ante Messe, secondo il reddito d'un albero d'oliva, situato in una terra detta la Moglia, come per Instromento rogato da detto M. Gio. Stefano Divitia Notaro 1630 à 22 Marzo.
 
Gio. Antonio Alberico figlio del sudetto fu Gio. lasciò tante Messe, secondo il reddito d'un albero d'oliva, situato in una terra detta il Vallone, come per suo testamento rogato da M. Bartholomeo Giaina Notaro l'anno 1633 à 3 Novembre.
 
Maria moglie di Gio. Raimondo lasciò tante Messe, secondo il reddito d'un albero d’oliva, situato in una terra detta il Balaò, come per suo testamento rogato da M. Bartholomeo Danio Notaro l'anno 1633 li 30 d'Ottobre.
 
Battestina figlia del fu Giacomo Raimondo fu Damiano lasciò tante Messe, secondo il reddito d'un pezzo di terra, detto il Chioso da Casa, come per suo testamento rogato da M. Gio. Raimondo Notaro 1632 à 21 Agosto.
 
Ambrosio Divitia fu Giacomo lasciò una Messa la settimana, come per suo testamento rogato à M. Filippo Sevizano Notaro di Finale l'anno 1619 li 2 Ottobre, col godimento di un pezzo di terra detta il Vallone, come per Instromento rogato dal sudetto Gio. Stefano Divitia Notaro l'anno 1636 li 20 Febraro.
 
Più Messe dodeci per una perpetua Capellania del sudetto M. Ambrosio Divitia, e ne ha il carrico M. Marc'Antonio Divitia suo primogenito.
 
Messe 12 per il fu Giacomo Divitia, e suoi defonti, con il godimento d'un pezzo di terra detta la Molte, situata nel territorio del Testico.
 
Giacomo Trucho ha lasciato Messe tre, ne hanno il carrico Gregorio, et Geronimo fratelli Cavalli, come per Instromento rogato da M. Batta Conte Notaro l'anno 1592 à 10 di Maggio.
 
Thimaso Grana lasciò una Messa, ne ha l'obligo Giacomo Raimondo fu Lorenzo, come per Instromento rogato da detto Notaro Conte l'anno 1592 à 16 Maggio.
 
Bernardo Pacino lasciò Messe sette, come per donatione fatta dell'anno 1604 à 19 Genaro, ricevuta dal fu Leonardo Divitia Notaro, col godimento d'un pezzo di terra chiamato l'Horteto.
 
ANIME DI COMMUNIONE 180   -   IN TUTTO 293   -   FOGAGGI 75
 
L’ORATORIO DELLA SS.ma TRNITA’ de Disciplinanti, vien mantenuto di elemosine dalli medemi fratelli, ritrovandosi al presente in struttura.
 
L’ORATORIO DEL CARMINE nella Villa della Moglia è mantenuto d'elemosine.
 
Il fu Agostino Cavallo lasciò un legato di Messe quattro annue in dett'Oratorio, per il reddito d'una terra chiamata la Ventura.
 
L’ORATORIO DI SANTA LUCIA nella Villa di Costapiana, e mantenuto di elemosine; se bene vi sono alcuni legati con obligo.di Messe.
 
Il fu Ambrosio Divitia lasiò una Capellania in dett'Oratorio d'un scuto di reddito, per elebratione di tante Messe.
 
Messe 12 in dett'Oratorio per li morti d'Andrea Alberico per legato.
 
Angela Durante lasciò due Messe l'anno in dett'Oratorio.
 
Messe sei per li defonti di Giacomo Durante in dett'Oratorio pur per legato.
 
L'ORATORIO DI N. SIGNORA DELLA NEVE nella Villa di Borgosozzo è mantenuto d'elemosine; se bene tiene una terra chiamata le Scorte, pratile, per reparatione.
 
In dett'Oratorio Messe quattro per li morti di Bernardo Grosso.
 
Più Messe 12 per legato di M.Gio. Raimondo.
 
A capo dela Villa de Rossi l'anno 1632 li 2 di settembre fu dato principio à fabrica moderna, di capace Oratorio, sotto titolo di S. Francesco, d'una volta sola, et un'ala, col Choro à levante, e faccia à ponente, di moderna, e dorica struttura, à falde del monte di fruttiferi alberi, e frondute olive ripieno; et alla riva delle correnti aque del fiume, con giubilo e gusto universale di quelle anime all'augumento del culto Divino.
 
Dell'anno 1634 à l5 Maggio in atto di Visita s'è transferto l'obligo di 12 Messe lasciate per il fu M. Ambrosio Divitia Padre del Cap. Marc'Antonio Divitia dall'Oratorio di S. Maria ad Nives di Borgosozzo, nell'Oratorio di Sant'Antonio della Villa.dei Rossi, e successivamente nell'Oratorio ch'al presente si fabrica, sotto titolo di S. Francesco, come dalli atti della Nostra Corte Episcopale si può vedere.
 
Nel dett'Oratorio di S. Antonio dicesi esser alcuni legati per celebratione di Messe.
 
Il fu Ambrosio Divitia fu Gacomo ha lasciato in dett'Oratorio una Messa la settimana; e l'è stata assignata da Cipriano Divitia suo figlio una terra det’il Vallone, o sia Vigna di Luco, in atti di M. Gio. Stefano Divitia Notaro 1636 li 20 di Febraro, e cmme, à pieno nella seguente carta.
 
Antonio Ramondo lasciò una Messa l'anno in dett'Oratorio.
 
CONFINI DELLA PAROCHIA: verso S. Lorenzo: il fossato dell'Oliveto; verso S. Vincenzo: il fossato de Rossi; verso Diano: la somita della Colla; verso S. Damiano: il fossato chiamato le Cornarete.
 
Come sopra s'e accennato, il fu Ambrosio Divitia fu Giacomo si Stellanello Villa de Rossi per suo ultimo testamento, rogato à M. Filippo Senizano Notaro di Finale dell'anno 1636 à 20 Febraro, ha lasciato un certo credito di scuti 100, dovutigli dal fu Antonio Bestoso fu Luca, ad effetto, che Francesco figlio di detto testatore dovesse far celebrare una Messa la settimana per l'anima sua, e dè suoi antenati, e posteri, nell'Oratorio di Sant'Antonio nella Villa detta li Rossi in perpetuo. Ma essendo che mentre viveva il sudetto fu Francesco rinonciò à Cipriano suo fratello il detto Credito, con obligo, che dovesse esso far celebrare la detta Messa ogni settimana in perpetuo nel dett'Oratorio.
 
Havendo poi detto Cipriano conseguito estimo per detto credito in una terra, chiamata il Vallone, sita nel territorio di Stellanello, con obligo d'adempire al detto carrico d'una Messa la settimana in perpetuo, dal qual obligo essendosi voluto sotraere il sudetto Cipriano, rinonciò la precitata terra del Vallone al R. Rettore di detta Parochiale di S. Gregorio P. Bernardo Conte, et al R. Rettore di essa pro tempore, quale accettò la detta terra con dett'obligo di sodisfare al carrico d'una Messa la settimana, nel dett'Oratorio di Sant'Antonio in perpetuo, conforme la mente di detto testatone in tutto come dispone detto testamento, incominciando l'obligo di celebrare detta Messa la settimana finito il mese di Luglio, havendo il sudetto Cipriano con suo giuramento promesso di non contradire, ma il tutto osservare per se, e suoi successori. Delche unitamente ne supplican Mons. Ill.mo e Rev.mo Vescovo d'Albenga, acciò resti servito interporvi la sua autorità, e decreto.
 
E dell'anno 1637 à 15 di Novembre in atto di Visita Mons. Ill.mo e Rev.mo Pier Francesco Costa Vescovo d'Albenga, havendo visto il detto Instromento, et à pieno considerato il fatto, ha apprvato, e confirmato, siccome approva, e confermail dett'Instromento, e sopra quello, et il contenuto in esso ha interposto, e interpone la sua e della Corte Episcopale autorità, e Decreto, sopplendo à qualsivoglia diffetto.
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APPROVAZIONE DE SS. FILIPPO E DUE FRATELLI MARTIRI
 
L'anno del Signore 1642 giorno di Domenica 30 del mese di Marzo:
 
L'lll.mo e Rev.mo Mons. Pier Francesco Costa Vescovo d'Albenga in atto di Visita nella Villa di Stellanello, in la Villa dei Rossi, fa nella sala delle Case del Cap. Marc'Antonio Divitia, conassistenza del suo auditore Generale Dottord'ambe le leggi Bernardino Gastaldo Prevosto della Collegiata di Triora, e due Dottori in Theologia, chiamati d'ordine di S. S.ria Ill.ma per quest'effetto dal luogo d'Alassio, cioè dei Sigg. Michel'Angelo Brea, e Pietro Paolo Regesta di detto luogo d'Alassio, del R. P. Predicatore moderno in detto luogo Amedeo da Genova Capucino e compagno Fr. Paolo Mafia da Genova, e d'altri molti Parochi, e Sacerdoti quivi presenti, e finalmente alla presenza di molte persone pie, e divote, che tutta la detta sala riempivano, diede udienza al medemo Cap. Marc'Antonio, che in cotal guisa parlò:
 
"Ill.mo e Rev.mo Mons., dimorando nell'Isola di Sardegna in la Città di Cagliari familiare dell'Ecc.mo mio Sig. Prencipe Doria di gloriosa memoria, all'hora Viceré in quuell'Isola per S. M. Cattolica, fui gratiato di licenza del Rev.mo Ordinario di quella Città, di scavare li Corpi, e Reliquie de Santo Filippo con due fratelli, S. Pietro, e Traiano Martiri, con l’intervento di persone Religiose, e degne di fede. Presentai le medeme Reliquie insieme con le pietre, e contrasegni, che s'eran ritrovati con dette Reliquie, nanti quell'Ordinario, quale considerato il luogo dove s'erano cavata, cioè di vicino a Basilica Constantiniana di S. Saturnino Martire, ch'ha arrichito in diversi tempi di simili tesori il santuario della Chiesa Primatiale di quella Città, e fatte altre diligenze per suo officio, particolarmente da quelle persone, che nel ritrovarle, e cavarle fuora si trovaron presenti, approvò detti santi Corpi, e Reliquie, e quelli con l'atto dell'approvatione rinchiusi in una Cassia di legno depinta di verde, sigillò con tre sigilli di quella Corte Arcivescovale, facendola di più inchiodare con alquanti chiodi. Hor la medema Cassia consignatami da quell'Ordinario Calaritano, qui presento nanti V. S. Ill.ma in la maniera, che l'ho ricevuta, fuorché sopra li detti sigilli Io inchiodai una tela cruda per maggiormente conservarli intatti, et humilrnente supplico, e priego V. S. Ill.ma e Rev.ma, che maggior gloria di Dio, e de suoi Santi sia reconosciuta essa Cassia, e Sante Reliquie, e come vere, e reali conceder, che s'espongano à publica veneratione, come si conviene".
 
Et havendo confirmato il suo dire col giuramento d'ordine di S.ria Ill.ma e col medemo sodisfatto à moltre interrogationi risguardanti l'identità della Cassia, che sempre sì in Cagliari, e nel viaggio, come nel presente luogo fu sotto sua diligente custodia, si levò via la tela inchiodata, che i tre sigilli nascondea, uno dei quali era impresso sopra il forame dove entra la chiave della Cassia, li altri due sopra una fetuchia turchina di capicciola longa circa un palmo, che teneva il ferrochiaro, o cadenazzo della medema Cassia, cioè un per capo di essa fetuchia. Apparvero à gli occhi d'ogn'uno detti sigilli ben impressi, et intatti, e furon à cenni di Mons. Ill.mo da testimonii à sofficienza informati con lor giuramento riconosciuti. Levati i gilli, et aperta la Cassia, recò meraviglia riverente à circonstanti l'odore, ch'indi ne uscì. In tre repartimenti al di dentro era divisa la Cassia, e nel coperchio di essi sopra quel di mezo erano le seguenti lettere:
 
+ Hic iacet B. M. Philippus cum bis fratribus MM. K. Maii
R. in pace.
 
sopra il destro le seguenti:
 
+ Hiacet B. M. Traianus, qui vixit annis XXX
R. in pace.
 
E sopra il sinistro le seguenti:
 
+ B. M. Petrus vixit annis P. XXXXX
R. in pace.
 
Nel detto ripartimento di mezo si trovò l'atto dell'approvatione in carta bergamena fatto, e sottoscritto dal Rev.mo 'Vicario Generale di Cagliari, firmato insieme col sigillo di quella Corte Arcivescoale, e sottoscrittione del Cancellere con la legalità, e sigillo della Città di Cagliari in piè di esso.
 
Si riconnobbero i sigilli con testimonii giurati, lessesi l'Instromento, e ben si considerò il di lui tenore, e trovattonsi giusti, e corispondenti i contrassegni, che dava, sì della longhezza, altezza, e larghezza della Cassia, come dell'Inscrittione sopra essi santi corpi. Le pietre ancora, cioè una di marmo trovata trovata con le Reliquie di S. Pietro M., e due chiamate in lingua sarda Raiola, trovate respettivamente con le Reliquie dè Santi Filippo, e due fratelli MM., e di S. Pietro M., mostravano intagliate in loro le medeme inscrittioni, e lettere, che nell'Instromento, e nel coperchio del repartimento sudetto si legevano. Accoglieva in se.detto repartimento di mezo due capi intieri, et uno in due parti, con molte osse intiere, e più fragmenti dé SS. Filippo, e due Fratelli MM.
 
Il repartimento destro conteneva un Capo diviso in più parti, con molte osse, e fragmenti di S. Traiano M.
 
Si discorse finalmente con qualche tempo sopra le cose sudette nanti S. Sig.ria Ill.ma e Rev.ma, et havendo ogn'uno dé sudetti à posta fatti chiamare, dato, e detto il loro parere, un doppo l'altro, con giuramento, che soccesse concorde. Il medemo Ill.mo Sig. Vescovo chiamato con humil cuore il Divin conseglio, e favore, Approvò detti santi Corpi, e Reliquie, concedendo, che possano esporsi à publica veneratione, e comandò, che di essi se n'habbi à celebrar Messa, et Ufficio Duplice. ogni anno, cioè respetto à SS. Filippo, e due fratelli à 30 Aprile, così instando il detto Capitan Marc'Antonio per degne caose à maggior gloria di Dio, e dè suoi Santi.
 
Fu stipulata ogni cosa per atto per mano di M. Gio. Battista Roggero Notaro, e Cancellere Episcopale, quale rogò dett'anno, e giorno molti Instromenti di Donatione, una del corpo quasi intiero di S. Pietro M. col suo lapide, o mattone al prefato Mons. Ill.mo Vescovo, et altre à molti altri di Reliquie minori.
 
Si chiuse per atto publico, e sigillò con sigilli Episcopali detta Cassia con dentro i Corpi, e Reliquie dè SS. Filippo, e due Fratelli MM., e di S. Traiano M., et in solenne Processione col Clero, e Popolo seguitando il medemo Ill.mo Prelato, si portò detta Cassia da detta Villa de Rossi alla Chiesa Parochiale di S. Gregorio in nome di deposito, e collocaronsi sotto l'Altar Maggiore verso il Choro, e con calcina quivi furono murati, essendosi prima celebrato la Messa di essi Santi.
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[*] Trascrizione effettuata da "Sacro e vago Giardinello, e succinto Repilogo Delle Raggioni delle Chiese e Diocesi d’Albenga" - In tre tomi diviso, cominciato da Pier Francesco Costa vescovo d’Albenga nel 1624 del canonico Ambrogio Paneri, vol. II, Archivio dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, sez. di Albenga, fotocopia da manoscritto
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CHIESA DI SAN GREGORIO MAGNO
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