PAROCHIALE DI SAN VINCENZO - Andora nel tempo

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PAROCHIALE DI SAN VINCENZO

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PAROCHIALE DI
S. VINCENZO DI STELLANELLO
(Trascrizione [*] di Mario Vassallo)



 
Crebbe tanto l'ardore in quell'anime di S. Vincenzo, che doppo d'essersi meritate come riconoscono li fortissimi scudi, et diffensori di Chiesa santa Pietro, e Paolo Apostolo, s'inanimorno del 1594 esser parimente sott'il patrocinio, e glorioso nome di S. Vincenzo porporato di Martirio, quali risiedono in picciolo monticello, in vago, e fruttifero sito, di vasi piccolo, et antico, alla rustica, in una nave, et ala, col Choro alla moderna del 1636 il mese di....  cominciato, e del 1637 d'ottobre in ottangoli perfettato à ponente, e faccia a levante, arrichito dell'Indulgenze del S.mo Sacramento, e Rosario, per quelli che s'annidano per alestirsi al Paradiso sotto li scudi di questa sante Compagnie, col Cemiterio annesso, per schivare le insidie infernali, e Case Canonicali contigue.
 
Poco discosto verso mezo giorno da detta Chiesa corre limpido Roscello d'aqua, detto fossato di Croco, ch'ha principio da fonte detto le Moglie, vicin'al Colle detto la Collarea; e verso ponente un poco più lontano altro, detto fossato del Ferrero, che prende il suo capo da fonte detto Prato di Croco alquanto discosto dal già detto di Collarea, et ambidue entrano nel fiume già detto, ch'un quarto di miglio lontano rapidamente mormorar si sente.
 
S. Vincenzo Martire è parimente titulare della Chiesa nella Valle di S. Vincenzo di Stellanello, la quale non consta se sia consecrata; ha il Cemiterio annesso, e le Case Canonicali contigue, habitate dal R. Rettore, con reddito di scuti 60 circa.
 
Fu separata la detta Chiesa di S. Vincenzo dalla Matrice di S. Pietro del Testico, per sentenza data dal Sig. Cesare Giordano Vicario Episcopale di Mons. Rev.mo Luca Fiesco Vescovo d'Albenga, l'anno 1594 à 11 d'Agosto, ricevuta da M. Pier Gio. Lamberto Notaro, e Cancellere, obligando il R. Rettore di S. Vincenzo à dar ogn'anno nella festa di S. Pietro al R. Sig. Preposito del Testico scuti quattro di Genoa, et andare in detta festa ad assistere alla Messa, e Vespero con aiutare il R. Sig. Preposito.
 
Di più il giorno del Sabbato Santo andare alla benedittione delle fonti, che si suol fare nella Chiesa di S. Pietro; con dichiara, che le decime solite raccogliersi per il R. Prevosto in detto luogo di S. Vincenzo, siano di esso; come consta da un'estratto autentico per mano di M. Gio. Andrea Lamberto Cancellere l'anno 1628 à dì 3 di Decembre.
 
L'anno 1623 à 6 d'ottobre nella Visita di Mons. Rev.mo.Landinelli nostro Predecessore, fu dichiarato, ch'il R. Rettore Bartholomeo Pitio, che cosi instò, che non fusse detto R. Rettore di S. Vincenzo obligato à pagare dette £. 16, salvo in moneta corrente, come ne consta per Decreto fatto, da Noi visto, e rogato da M. Gio.Battaista Garibaldo all'hora Cancellere Vescovale, qual
 
LE DECIME vengono raccolte in questa Parochia del Testico.
 
PRIMITIE, o siino oblationi di grano, barbareato, spelta, e fichi, offerte né giorni solenni.
 
Il Venerdì Santo all'adoratione della Croce ciascheduno suole offerire una candela piccola.
 
Nella benedittione delle Case la settimana santa, tutti che si communicano sogliono dare due ova.
 
Le donne nella benedittione doppo il parto ne danno meza dozena.
 
Le antre consuetudini sono à beneplacito.
 
Intorno à funerali, li capi di casa sì huomini, come donne, e di qualsivogli corpi grossi,_sogliono li heredi offerire al R. Rettore un Ceriotto, una conchetta di grano, tre ova, et un puoco di sale, et in Chiesa si fa l'offerta de candelete distribuite da parenti.
 
Per li settimi due fiorini.
 
Per la sepoltura delli figliuoli piccoli quattro cavalline.
 
Per la sepoltura de forastieri un scuto d'oro.
 
Detta Chiesa è mantenuta d'elemosine; e nella quale sono alquanti legati descritti in un libro particolare, che doveranno esser notari in una tavoletta da affiggersi in Sacrestia, com'appare dalle note della nostra prima Visita del 1628 à 15 d'Ottobre.
 
LA COMPAGNIA DEL S.MO SACRAMENTO è mantenuta d'elemosine, alla cui masseria per mantenere la lampada, è tenuto ogni fuoco per consuetudine dar una pinta d'oglio l'anno.
 
LA COMPAGNIA DEL S.MO ROSARIO è parimente mantenuta di elemosine.
 
Dell'anno 1595, à 13 Aprile, il fu Gio. Battista Ascshero ha obligato li suoi heredi pagare scuti diece alla detta Chiesa di S. Vincenzo, obligando il R. Rettore di essa celebrare in perpetuo Messe sei l'anno, per l'anima sua, come consta dalla tavoletta di detta Chiesa, e testificatione di Fabritio Aschero vivente; ma non vi è però atto alcuno publico.
 
Damiano Grana nel suo ultimo testamento rogato da M. Batta Conte Notaro 1600 li 21 Genaro, lasciò una terra detta la Rocca, del tutto destrutta d'alberi, inculta, senza potervi seminare, per celebratione di tante Messe.
 
E non essendo mai stata accettata dal R. Rettore Bartolomeo Pisso, non intende celebrare messa alcuna;
 
Benedetto Dall’Erba ha lasciato un'albero d’oliva, vocata chiaratta, al R. Rettore pro tempore, con obligo, che celebri per l'anima sua messe due ogn’anno in perpetuo, come in atti di M. Batta Conte notaro 1609 à 15 Decembre
 
Battista Bestoso lasciò una terra detta la Gatta, con alberi sei d'olive, et obligò di Messe otto in detta Chiesa ogn'anno per l'anima sua, come in atti di M. Batta Conte Notaro 64 à 21 Decembre.
 
Mariola moglie del fu Dominico Armato ha lasciato al R. Rettore pro tempore alberi cinque oliva consistenti nella terra detta le Molte, con carrico di celebrarli in perpetuo in detta Parochiale per l'anima sua Messe cinque annue, com'in atti di. detto Notaro Conte dell'anno 1611 à 21 Marzo.
 
Francesco Bestoso ha obligato li suoi heredi à farle celebrar in detta Parochiale Messe sei l'anno in perpetuo, come nelli atti di M. Adriano Merello Notaro del 1624 à 24 Aprile.
 
ANIME DI COMMUNIONE 167   -   IN TUTTO 270   -   FOGAGGI 60
 
L'ORATORIO DI S. MARIA MADDALENA de Disciplinanti viene mantenuto di elemosine.
 
L’ORATORIO DI S. SEBASTIANO nella Villa del Caneto vien mantenuto d'elemosine, se bene vi siano alcuni legati con obligo di Messe.
 
Vi. è una Capellania. de Jurepatronatus Laicorun: delli. heredi. del fu Antonio Divitia, cioè del figlio primogenito, o vero maggior, d'una Messa il mese, con reddito d'un scuto l'anno da una terra chiamata della Chà, com'appare per Instromento rogato da M. Giacomo Verando Notaro, e Cancellere della Corte Episcopale dell'anno 1604 à 5 d'ottobre.
 
Gioannina moglie del fu Batta Rotondo della Villa del Caneto, ha lasciato £. 12 in augumento di dote all'Oratorio sudetto di S. Sebastiano, con obligo d'una Messa l'anno in perpetuo per l'anima sua, com'in atti di M. Lorenzo Giaina Notaro dell'anno 1595 à 6 di Genaro.
 
E li heredi di detta Testatrice fanno celebrare detta per il R. Rettore.
 
L'anno 1633 li. 27 ottobre, alcuni della, fameglia de Rotondi, della sudetta Villa del Caneto, desiderando constituire dote al dett'Oratorio di S. Sebastiano, s'obligorno com'in appresso:
 
Geronimo Rotondo fu Gio. s'obligò far celebrare in dett'Oratorio Messe due l'anno, et obligò un'oliva, nella fascia sottana presso il beudo.
 
Battista Rotondo fu Giacomo, s'obligò d'altre due Messe, con hipotheca dell'oliva detta la Costigliora.
 
Gio. Battista Rotondo fu Sebastiano s'obligò d'una Messa, con obligo d'un albero d'oliva nella cima detta terra, detta Chiapa.
 
Bartholomeo Rotondo fu Stefano s'obligò d'una'altra Messa, con hipotheca d'altra oliva detti li Brichetti.
 
Giacomo, e Gioannetino à nome di Geronimo fratelli Rotondi s'obligorno di due Messe, con hipotheca d'un albero d'oliva nelli Chiai.
 
Fabiano Rotondo fu Bartholomeo s'obligò di 'due Mresse, con hipotheca d'un albero d'oliva nella terra delli Boschi.
 
Gioannetino Rotondo fu Francesco s'obligò d'una Messa l'anno, con bipotheca d'un albero d'oliva, detta la Zerbà, e li frutt di detti alberi vogliono detti Rotondi servino per l'hipotheca della mercede da darsi al Capellano, da elegersi de Jure Laicorum per li detti Rotondi, hora, et in l'avenire per due più vecchi di detta fameglia di detta Villa, resalvandosi di poter tramutar dell'hipotheca respettivamente, come per Instromento ricevuto da M. Gio. Stefano Divitia Notaro, dett'anno, e giorno, qual Instromento fu da Noi Comprovato in Visita à 17 di Maggio 1624 per ess ricevuo da M. io. Baisa Ruero Noaro, e Cancellare Episcopale.
 
Consa nella Tavoletta della detta Chiesa, com'il R. Rettore e obligato celebrar due Hesse l'anno in perpetuo per l'anima del testator d'un'albero d'oliva posta nella Villa di Croese per l'Oratorio di S. Maoro; non consta d'atto publico alcuno.
 
Più si dice, che due olive situate, ove si dice l'oliveto, restano medemamente di dett'Oratorio, usufrutuate dal R. Rettore sudetto con obligo di sei Messe l'anno.
 
Più consta in detta Tavoletta, ch'il detto R. Rettore di S. Vincenzo sia tenuto celebrar Messe otto per l'anima del Testator di due alberi d'oliva, posti in la terra, ove si dice da Casa delli Alberti per l'Oratorio di S. Maria se en del tutto destrutto.
 
Dell'anno 1642 à 8 di luglio, Gio. Antonio Stalla di detta Parochia ha fondato una perpetua Capellania amovibile in detta Parochiale sotto nome del S.mo Nome di Giesù, da constituirsi doppo però morte di detto Gio. Antonio, e sua moglie dalla parte dell'ala sinistra nell'entrata di detta Chiesa, per l'infrascritti Patroni, e da nominarsi qui sotto;
 
e per construttione di essa vuole detto Gio. Antonio, che primieramente si vendano tutti li mobili, e quando che non bastasse, in tal caso si vendino tanti beni immobili à manco danno però d'essa Capella, havendola dotata in tutti li suoi beni tanto mobili, quanto immobili, presenti, e futuri, cioè:
 
che vivente esso Gio. Antonio, e sua moglie, resti l'usofrutto ad essi riservato, servando però la detta Domeneghina sua moglie vita casta, e viduale, e non altrimente.
 
Doppo però vita delli predetti, li detti beni tanto rispetto alla proprietà, quanto all'usufrutto spetti alla medema Capellania con l'infrascritte conditioni, carrico, vinculo, et obligo; cioè ch'essa Capellania sia sempre amovibile, et de Jurepatronatus delli Massari pro tempore di detta Chiesa, et anco del R. Rettore di detta Chiesa pro tempore; quali haveranno cura di provedere delle cose necessarie per detta Capella. E di farla construire come sopra, com'anco di nominare il Capellano Sacerdote amovibile alla detta Capella, quale haverà cura di celebrare Messe venti quattro annue per l'anima di detto Gio. Antonio, e di sua moglie, et antecessori, e sucessori del reddito di essi beni; quali sodetti Patroni del restante di essi redditi, debban riparare detta Capella, e provederla di cose necessarie come sopra, con tenere un libro per notarvi li redditi d'essa Capella; insieme con li capitali, come più diffusamente appare dall'atto publico ricevuto da M. Gio. Battista Roggero Notaro l'anno, e giorno come sopra.
 
CONFINI DELLA PAROCHIA: verso Casanova: la sommità del Colle del medemo luogo; verso la Parochia di S. Gregorio: il fossato delli Rossi; verso la Valle d'Oneglia: il giogo del monte; verso il Testico: la via publica detta delle Molte; verso la Capella Soprana: il fossato, che si nomina delli Molinelli.
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[*] Trascrizione effettuata da "Sacro e vago Giardinello, e succinto Repilogo Delle Raggioni delle Chiese e Diocesi d’Albenga" - In tre tomi diviso, cominciato da Pier Francesco Costa vescovo d’Albenga nel 1624 del canonico Ambrogio Paneri, vol. II, Archivio dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, sez. di Albenga, fotocopia da manoscritto
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