PREPOSITURA NUNCUPATA DI ANDORA - Andora nel tempo

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PREPOSITURA NUNCUPATA DI ANDORA

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PREPOSITURA NUNCUPATA D’ANDORA
(Trascrizione [*] di Maria Teresa Nasi)



 
Per opra del Divin volere, il Precursor di Christo elesse dà primi anni sacro Tempio in fertile piano, a vista del salso Mare, e quasi à sponde de correnti aque del fiume, da Chroniche nomato, Merula, circondato da folta siepe d’olivi della fruttifera Valle, che fu a lui stesso dedicato, perché li habitatori maggiormente con infiammati cuori potessero imitar la di lui vita, in accostarsi alle grandezze dell’alto Dio, nel stesso sacro Tempio capace di numeroso Gregge, ad una nave, da per tutto di varie, e divote figure della Passione depinta, e da materiali colonne sollevata, a due ali, cinto di Capelle honorevolmente adornate, col competente reddito per sacrificii di Messe, e molti legati, per ottenere il perdono dé suoi falli, col mezo dell’Indulgenze del SS. Sacramento, Nome di Dio, e Rosario, legittimamente erette, per rendersi maggiormente grati al Creatore, con le preghiere dé suoi Religiosi, quali con havere melodia di nove registri d’Organo, à spese dé Parochiani alzato del 1625 à 10 maggio, per industria del R. Prevosto Antonio Berrobianco, mandano al cielo continui concenti.
 
E’ sì antico questo sacro Tempio, che da zelanti habitatori fù decorato di semplici Canonicati, con Titolo di Prepositura nuncupata, che per la varietà dé tempi non han residenza, fuor ch’il Preposito, a cui è appoggiata la Cura delle anime.   
 
Vegonsi in esso varie effigie dé Santi Apostoli, del Titolare, e d’altri santi in diversi tempi depinte, come da seguenti inscrittioni:
 
1486 5 Aprilis; et 1501 2 Novembris
 
Nel Choro volto a levante di esso à maestoso Altare scuopresi sacr’Ancona, antica sì, ma da non mediocre Pittore effigiata dell’Imagini di N. Signora in meso di S. Gio. Battista Titolare alla destra, e S. Gio. Evangelista alla sinistra, et al corno del Vangelo, tabernacolo marmoreo ben scolpito, e con diverse figurete intagliato, con due proporzionate colonne ingegnosamente fabricato, dove scolpite vedonsi le seguenti parole:
Xpi Corpus Ave 1553 die prima maii.
 
 E Porta maggiore à ponente, adornata di nero portale di pietra, in la cui cima li primi fondatori eressero la statua del santo Titolare, acciò da esso fusseo veramente protetti, e diffesi, et à di lui piedi legonsi l’infrascritte note:
Onnipotens Christus cum Virgine Matre, Joannes,
 suscipiant templo, qui pia thura damus.
 
Et alla sinistra dell’entrante sontuosa machina di fino marmo, e ben colpito vaso di Battistero, circondato da balaustri di semplice marmo; tiene il Cemiterio annesso; e proporzionato Campanile, d’altezza, e bellezza non mediocre, ne meno riguardevole all’occhio del viandante, per essere artificiosamente ornato di Piramidi; si come con diletto riguardasi la facciata della Chiesa di pietre piccate; e la varietà di diversi Oratorii, ad essa soposti, decentemente construtti, dé quali il vanto porta quello della SS.ma Trinità, nella villa più di un miglio discosta, chiamata Rollo; il cui pio Gregge, benché picciol, volse arrolarsi sotto le vestigia del gran Battista, e prenderselo per invincibil scudo à loro diffesa, e benché lontani, e doppo faticoso corso s’attuffano nelle di lui gratie, con tuttociò per esser maggiormente sicuri nel candor della fede, sopra Poggio d’ameno Colle, di grata campagna, dominante l’onde cerulee, piantorno l’alto mistero della SS. Trinità, in un picciol, e divoto Oratorio, e cresciuto poi, et inanimato in si gran mistero, dieron di piglio del 1616 li X d’Agosto, solennità del porporato Lorenzo, à nuova, e sontuosa fabrica, di dorico e corinto mista, à cui fu posto il primo lapide con universal consenso, di licenza dell’Ordinario dal R.P. Marco Rosso, ad un vaso, in volta, capace di numerose anime, e di fabrica uguale a Città, appoggiato al medemo scudo della SS.ma Triade, di Choro in forma ottangulare, in polita, et elegante struttura, e facciata à ponente, et a viva voce manifesta la devotione di quelle peccorelle, a quali grandemente acese all’honor di Dio li 9 Giugno del 1634, con gusto universale fu benedetto dal Rev. Antonio Berrobianco Prevosto, e li XI celebrata la santa Messa, con giubilo comune di quelle parti; nel medemo per comodità de fideli si conserva l’oglio santo, e d’ivi un miglio lontano sorger si vede piccola, ma cristallina aqua, della fonte del Varé.
 
E poco lontano dalla sudetta Parochiale verso ponente, altra non men limpida, detta, fossato de Coniati, che nasce in fonte, detto Bertagno, e dà aqua ad un molino e verso levante alquanto più discosto, altra non inferiore, per proveder anco ad altro Molino, che nasce dal fonte detto Roggio, e forma il fossato detto de Confredi.
 
Ma più d’ogn’una chiara, e fresca si vede quella, che verso ponente più d’un miglio distante sopra la contrata detta Ferrara, è chiamata aqua donetta, che tutte a gara vanno ad ingrossare il fiume Merula, per rendere al loro Re il dovuto tributo.   
 
La Parochiale, sotto titolo di S. Gio. Batta fabbricata in luogo campestre per commodità delle Ville ad essa soggette, da Mons. Rev.mo Mascardi Visitator Apostolico, né decreti speciali di Visita dell’istessa, vien chiamata Prepositura Nuncupata,  accompagnata da tre Canonicati, beneficii semplici, uno dé quali è di reddito di lire 14, fu alcuni anni sono unito alle distributioni cotidiane della nostra Cathedrale, et al presente n’è in possesso il molto R. Capitolo; li altri due furono da Noi parimente  in atto di Visita dell’anno 1628 a 10 d’ottobre uniti all’istesse  distributioni, et uno di essi è di  reddito di lire 5.10. posseduto dal Sig. Antonio Lamberto; e l’altro di lire 16 dal Sig. Giacinto Cepolla, ambidue Canonici della detta Cattedrale; come meglio dalli atti della nostra Cancelleria, et anche dalle note della detta nostra prima Visita di dett’anno, e giorno.
 
Non consta cosa alcuna che sii Consecrata; ha però contiguo il Cemiterio.
 
Il Rev. Preposito da quattr’anni in qua porta la Manica di ferrandina nera, con le mostre cremisili, repontata di seta del medemo colore; ma in Visita li fu concesso tempo, per provare il possesso di detta manica, di duoi mesi, come consta da gli decreti della nostra prima Visita di dett’anno 1628 a 10 novembre, publicata più volte, come dalla fede del medemo Prevosto sotto li 8 marzo 1631 in atti essibita, e nella 2a Visita fatta del 163. a 17 maggio visto, ch’il detto R. Prevosto non haveva mostrato, né pro…. cosa alcuna, le fu da Noi in atto di detta Visita omninamente prohibito l’uso di detta Manica, o sia Almutia.
 
Il detto R. Preposito raccoglie le Decime di grano, e vino, ma solo nella Parochia d’Andora, ma anco nella cura di S. Pietro, come a suo si dirà, e per ogni fuogo, o Casa, si suole dare un fascio di grano, et un secchio di vino almeno. Spettano anche ad esso le oblationi, che si fanno al Popolo, si nelle feste solenni, com’anco il Venerdì santo all’adoratione della Croce, tanto de denari, come di candelete piccole.
 
Ogni fuoco, o vero Casa suole dare nelle benedittioni delle Case, che si fa il sabbato santo, almeno due uova.
 
Le altre consuetudini intorno alla benedittione de sposi, e delle donne doppo il parto, sono a beneplacito de Parochiani
 
Intorno a Funerali s’osservano queste Consuetudini, cioè:
 
Gli heredi di quelli, che si comunicano passano a miglior vita, sogliono offerire al detto R. Prevosto una torchia di libre due in peso, con cavalline dieci, oltre soldi doi, che si sogliono dare per cantare le littanie, et entrata, et uscita di Chiesa, oltre anche l’offerta delle Candelette, per ogn’una de quali sono tenuti li heredi per consuetudine darle un denaro.
 
Se il Defonto è de Confratelli de Disciplinanti, si dell’uno, come dell’altro Oratorio, è tenuto ciascun frattello offerirle un denaro per l’anima di detto Deounto.
 
Per le sepolture dé forastieri, essendo corpi grossi, si suolò dare scuti quattro di moneta corrente.
 
Per la sepoltura dé figlioli piccoli cavalline dieci, più altre tante per le settime, et anniversario, et otto a Capellani, a quali chiamati a funerali, si dà d’elemosina una torchia, con otto cavalline.
 
 
Il R. Rettore della Parochiale di Cona è tenuto venire a questa Chiesa di S. Gio. Batta matrice, li sabbathi di Resurettione, e di Pentecoste, ad assistere alle Benedittioni delle fonti, per raggione della separatione, com’ afferma il R. Prevosto P. Antonio Berrobianco.
 
La Massaria della detta Chiesa di S. Gio. Battista tiene alcune terre; una nominata Vaino; l’altra terra della Casa d’Alassio; e la terza chiamata il Pian di S. Luca, che sono di reddito lire 36 in circa.
 
Et havendo detta Massaria poco reddito, sogliono per antica consuetudine li heredi dé Defonti, che si sepeliscono nelle communi sepolture, dare per elemosina à Massari della detta Chiesa lire1.3.4.; e quando vien concesso a rompere il pavimento d’essa Chiesa con li debiti modi, e requisiti, sogliono dare per elemosina, che s’impiega in mantenimento della detta Chiesa, lire20, e ciò solamente da molti anni in quà.
 
Dell’anno 1587 a 11 luglio, il fu Telamo Bernero nel suo ultimo testamento rogato à M. Antonio Stalla Notaro, lasciò obligo perpetuo alli suoi heredi di far celebrare quattro Messe annue per l’anima sua, e dé suoi antenati, cioè due nella detta Chiesa di S. Gio. Batta; e due nell’Oratorio della SS.ma Trinità; obligando per la celebrazione di dette Messe per la quarta parte Pron. Andrea Bernero, per un’altra quarta parte li heredi d’Antonio Bernero, per un’altra quarta parte Gio. Batta Bernero, e per l’altra quarta Bernardo Bernero, tutti quattro suoi heredi, come più diffusamente dal detto testamento appare.
 
La Compagnia del SS. mo Sacramento ha un Prato detto per sopranome, comunemente, il Prato grande, che rende annualmente lire 75 in circa.
 
Arghentina Contessa lasciò lire 6 l’anno, con obligo d’una messa il mese, sopra l’Altare maggiore, dell’anno 1595 li 2 Genaro in atti di M…
 
Il fu Francesco Tiradano lasciò due Messe l’anno, da celebrarsi con il R. Prevosto pro tempore, sopra l’Altar maggiore, per quali obligò suoi heredi.
 
La Compagnia del SS.mo nome di Giesù è mantenuta d’elemosine.
 
Sopra l’Altare del nome di Dio si celebrano tante Messe per lire 22 annue dal titulare di questa Capellania.
 
Paolo Gagino fu Thomaso come primogenito, e socessivamente il primogenito di detta linea, resta obligato di mantenere in detta Capella del nome di Dio un Cereo da accendersi le Dominiche, e feste, alla Messa Parochiale in tutto l’anno, al che resta obligata una terra detta Castiglione.
 
La Compagnia del SS.mo Rosario è mantenuta d’elemosine.
 
Il fu Domenico Marchiano de fu Christofforo lasciò una Messa la settimana sopra l’altare del SS.mo Rosario, come per suo testamento ricevuto da M….
 
Moderata com’in appresso à foglio.
 
Il primogenito del fu Francesco Aliberto del fu Urbano, e successivamente il primogenito è obligato mantenere nella Capella del SS.mo Rosario un Brandone di Cera bianca, di rubbi due in peso avanti la Madonna dellarmo come consta in atti di M. Bernardo Aliberto Notaro 1538 a 12 novembre, e per ciò è obligata una terra olivata detta Giarino che detto do Primogenito.
 
Il fu Battista Gagliorio nel suo testamento ricevuto da M. Damiano Perato Notaro 1521 a 10 novembre gravò suoi heredi a far celebrar una Messa la settimana al dett’Altare del SS. Rosario.
 
Moderata com’a fogli
 
Arghentina Contessa lasciò una Messa il Mese sopra l’Altare per il reddito di lire 6.
 
Moderata com’a detti fogli
 
Gio. Agostino, e Bartholomeo Leoni fratelli, sono ubligati far celebrare sopra dett’Altare del SS.mo Rosario tante Messe per il reddito di lire 19.10. l’anno.
 
Il fu Lorenzo Bernero fu Gio. Batta lasciò tre alberi d’olivi, dove si dice beneo, o rocha, con obligo di tre Messe, una de quali nella Parochiale sopra dett’altare del SS.mo Rosario.
 
L’anno 1613 a 8 di Maggio per Instromento ricevuto da N. Pier Gio. Lamberto notaro, e Cancelliere Episcopale, dal Sig. Vicario Christofforo Mercadante a concesso il Juspatronatus della Capella di S. Thomaso d’Aquino, nella detta Parochiale di S. Gio. Batta, stante un’augumento fatto à detta Capellania dé loro beni proprii, a M. Giacomo Aquino fu Andrea, e Tomaso Tagliaferro a Gio. d’Andora, cioè detto M. Giacomo un reddito annuo di lire 32 moneta antica, comprese quattro anticamente obligato a pagare; et altre lire 32 a detto Thomaso, comprese 16 parimente dovute per antica consuetudine, stante che dett’assignatione era il doppio più del reddito di detta Capella, qual Juspatronatus lasciò alli sudetti, e loro figli maschi, e questi mancando, alle femine, e descendenti; in difetto dé quali, al più antico della Parentella dé d’Aquini, e Tagliaferro d’Andora, per la metà respettivamente con conditione, ch’il Capellano pro tempore sia amovibile, come da tratto autentico per M. Guglielmo Stalla notaro 25 Maggio 1613.
 
Il fu R. P. Simon Pario lasciò messe 24 sopra l’Altare di S. Nicolao Tolentino.
 
E Chatharina sua Madre lasci per ciò una terra detta la fenongiena, dé rediti de quali si celebrino tante Messe.
 
Battista Guardone obligò li suoi heredi a far celebrar tante Messe per le cinque annue sopra dett’Altare di S. Nicolao Tolentino.
 
Sopra l’Altare della Purificatione, li Calvi, Gagliorii, e Gagini, hanno tante Messe per lire 20 moneta longa ogn’anno.
 
Sopra l’Altare di S. Antonio de Jurepatronato delli heredi di Gio. Ardoino obligo per detta Capellania di Messe quattro l’anno.
 
Sopra l’Altare di S. Giacinto de Jurepatronato delli heredi di Batta Confredo, si celebra una Messa la settimana ogni sabbato, dotato da detto…… dell’anno 1610 à 13 aprile, con assignatione di due terre chiamate la fascia di S. Cattarina, e l’altra la Bissia, aggregata di due alberi di olive.
 
Gio Batta Confredo lacioò una terra detta……
 
Li frutti di cui li Massari fanno celebrar tante Messe sopra dett’Altare.
 
L’anno 1595 à 7 d’Agosto, Mons. Rev.mo Luca Fiesco come Delegato della Sac. Congregatione in virtù di lettera del Sig. Cardinal Alessandrino li 1 decembre 1594, per Instromento ricevuto da Per Gio. Lamberto Notaro, e cancelliere Vescovale, sentiti in contradditorio P. Domencio Perato Capellano della Capella di santa Maria Madalena dell’Hospitale, e Sindici, e Procuratori delli huomini d’Andora; in virtù di detta delegazione dichiarò,  ch’il Capellano di detta Capellania sia obligato pro tempore a celebrar due Messe la settimana, cioè una nella detta Parochiale di S. Gio. Batta;  e laltra nell’Oratorio di S. Giacomo del Castello per comodità delli Parochiani, e così doversi osservar da sucessori, senza però pregiuditio delle raggioni dell’Hospitale, come da una copia autentica appare.
 
Giulio Gulla lasciò due anniversari di Messe sei ogn’anno ocon obligo alli suoi heredi…
 
Gio. Alamano lasciò lire cento, de frutti de quali si celebrino tante Messe in detta Chiesa, come in atti di M. Bartholomeo Sifredo notaro li 23 giugno 1612.
 
Il fu Thomaso Confredo lasciò una fascia, detta da santa Cattarina, delli frutti de quale si celebrino tante Messe, sotto nome d’anniversario.
 
Battestina Tagliaferro lasciò un legato di lire 300 di capitale, di reddito lire 15 per ante Messe annue, con obligo sopra due terre dette Zerbareta, e Racheto, l’anno 1626.
 
Il fu Gio. Maria Tagliaferro lasciò un legato di scuti 20 con reddito di lire 5 per celebratione  di tante Messe, per le quali obligò suoi heredi dell’anno 1617.
 
Andrea Tagliaferro lasciò un legato di lire 50 di capitale e di reddito lire 2 per tante Messe, dell’anno 1615 et obligò suoi heredi.
 
Giacomo Tagliaferro fece legato di lire annue 4, che pagano li suoi heredi con obligo di otto Messe, dell’anno 1620.
 
La fu Gentiletta moglie di Thomaso Stalla lasciò due olive nella terra detta lo Baudo, con carrico di tante Messe per li redditi annui.
 
Nella Chiesa di S. Pietro, per esser distante dalla Matrice, e numeroso il Popolo, è stato concesso un Curato amovibile, il quale à dovuti tempi riconosce detta Matrice, et il Sig. Preposito.
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[*] Trascrizione effettuata da "Sacro e vago Giardinello, e succinto Repilogo Delle Raggioni delle Chiese e Diocesi d’Albenga" - In tre tomi diviso, cominciato da Pier Francesco Costa vescovo d’Albenga nel 1624 del canonico Ambrogio Paneri, vol. II, Archivio dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, sez. di Albenga, fotocopia da manoscritto
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