ROSA DI SANTA RITA - Andora nel tempo

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ROSA DI SANTA RITA

LA ROSA DI SANTA RITA
(Mario Vassallo)
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Nella giornata dedicata a Santa Rita, una delle tradizioni andoresi più sentite è la “Benedizione delle rose”.

Questa è una storia famigliare che inizia nella seconda metà dell’Ottocento, a Bardino Vecchio, frazione di Tovo San Giacomo.
Anticamente, quando nasceva un bambino, per tradizione contadina la famiglia piantava un albero, il quale accompagnava il nuovo nato durante la crescita; solitamente si trattava di un albero da frutto, ma talvolta poteva essere qualcosa di diverso, come un filare di essenze legnose da taglio (ceduo) che, alla maggiore età del nascituro, costituiva una sorte di dote.
Subito dopo la metà dell’Ottocento, quando nacque Gina, il padre recuperò una pianta di rosa “selvatica” da un tratto sassoso in un luogo di caccia e portatolo a casa lo trapiantò in un terreno estremamente scaglioso, ai piedi della scala esterna che portava alla cucina dell’abitazione.
La pianta di rosa, nonostante lo scarso terreno a disposizione, riuscì a crescere, diventando un cespuglio che si arricchiva ogni anno di boccioli, che sbocciavano nella seconda metà di maggio, con fiori di un rosa intenso, molti petali e profumatissimi.
Il periodo di fioritura coincideva ogni anno per la ricorrenza di Santa Rita, a cui le donne della famiglia erano devote e fu così che quella rosa diventò famigliarmente “la rosa di Santa Rita”.
Gina ebbe figlia Tanìn, che diventò mamma di Rina e Rosa.
A pochi anni di età, mentre le due sorelline giocavano ai piedi della scala di casa e vicino alla rosa, l’arrivo di un temporale scatenò una serie di fulmini, uno dei quali si scaricò sul cespuglio di rose fiorito, incenerendolo quasi completamente.
Nonostante tutto la pianta riuscì a sopravvivere e, sebbene a fatica, rivegetò.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, la famiglia di Tanìn (col marito Vico e le figlie) si trasferì ad Andora in località San Giovanni, in una vecchia casa colonica, e con l’abbandono di Bardino Vecchio arrivò al seguito anche la pianta di “rosa di Santa Rita”, che era sopravvissuta in tutti questi anni.
Fu messa a dimora vicina alla casa, questa volta in un terreno fertile, dove restò fino alla metà degli anni ’50 del Novecento, adattandosi allo spostamento con grande facilità.
Deceduti Tanìn e Vico, sposatesi le due figlie Rina e Rosa, la casa di San Giovanni fu venduta e Rina prese in affidamento la “rosa di Santa Rita” per preservarla come una cara testimonianza di famiglia, impiantandola al bordo del cortile della nuova residenza alla Marina.
La pianta venne messa a dimora in un terreno nuovamente scaglioso, ma ormai poteva abituarsi a quasi tutto.
Passano poco meno di vent’anni e l’espansionismo edilizio si fa sentire: il terreno limitrofo alla pianta di rosa è oggetto di edificazione ed il fazzoletto di terra su cui la stessa si trova subisce un rinterro importante che prevede di alzare la quota del terreno di oltre un metro.
In quel periodo ci sono alcuni eventi sfavorevoli che si sovrappongono, distogliendo l’attenzione dalla rosa, la quale viene inesorabilmente dimenticata, coperta da oltre un metro di terra, da tonnellate di terra, e su cui viene costruito il muretto in cemento armato della recinzione del nuovo complesso immobiliare.
Passano un paio d’anni ed alla metà di un mese di maggio, in mezzo ad una piccola siepe di violaciocche, sboccia improvvisamente una “rosa di Santa Rita”: l’antica pianta è sopravvissuta ed è lentamente riemersa alla luce, continuando a fiorire nel mese di maggio e per la ricorrenza di Santa Rita.
Da quel giorno sono passati altri 50 anni, ben mezzo secolo, e ogni mese di maggio la nostra “rosa di Santa Rita” continua indomita e perseverante a deliziarci con i suoi profumati e colorati fiori, accompagnando la “sua” famiglia da oltre un secolo e mezzo.


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