SAN PIETRO DI ANDORA - Andora nel tempo

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SAN PIETRO DI ANDORA

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S. PIETRO DI ANDORA
(Trascrizione [*] di Maria Teresa Nasi)



 
Scuopresi l'anima divota del luogo di S. Pietro, discosto un miglio dal Mare, nella fruttifera Valle vicino al corrente fiume detto Mella, à vista di molta campagna, Chiesa mediocre in una nave, e due ali sopra materiali colonne dell'antica fabricata, col Choro di quattro Evangelisti depinto verso levante, e facciata alla rustica verso Ponente con la scultura del Titolare in mezo di S. Paolo, e di S. Luca sopra la porta maggiore,
e 1592 die XX octobris.

In essa li devoti fedeli, aiutati dall'Indulgenze del S.mo Sacramento, e Rosario, si animano all'acquisto dé Cieli, col rammemorarsi la nostra mortal spoglia per il Cemiterio annesso, à che alquanto discoste sono le Case Canonicali, ritenendo il nome di Chiesa Curata, o riconoscendo per suo campione, e diffensore il Profeta Gio. Battista, Protettore di tutta la Valle.
 
E poco discosto da essa, si vede correr piccola, ma chiarissima aqua, detta Fossato de Negri, che ha capo da fonte, detto Fontana Buona, discosta dalla Chiesa sudetta circa mezzo miglio, e dall'altra parte il fossato di Laiguo, che passa vicin all'Oratorio di S. Luca, et ha origine da Lausagna vicin’al Colle detto di S. Bernardo; e non molto lontano dall’ istessa Chiesa sgorgano nel già detto fiume.
 
La Chiesa Curata di questo luogo è sotto titolo di S. Pietro, non è consacrata, ne meno Parochiale, essendo soggetta alla  Parochiale d'Andora; ma per esser assai distante da detta Matrice e numeroso Popolo l’è stato concesso il Curato,  et accordato dall’Università,  per il cui salario son stati assignati li redditi d'una terra lasciata dalla fu Maisina  moglie del fu Geronimo Anfosso, insieme con altri annui Censi, e livelli d'altre pie persone, come dal testamento della sudetta Maisina, e dal libro della Massaria per il resto si vede; tiene annesso il Cemiterio, et alquanto discoste le Case Canonicali, et è mantenuta d'elemosine.
 
Rende il Beneficio pezze 40 in circa.
 
Al R. Curato spettano le Primitie, che si danno nella Commemoratione di tutti li fedeli defonti di candele, denari, e le offerte, che si fanno fra l'anno nella feste solenni; e le Candele accese che s'offeriscono nell'adoratione della Croce nel Venerdi Santo, et anco nel giorno dell'Innocenti; e nella benedittione delle Case, che si fa la Settimana Santa, tutti quelli, che si communicano sogliono dare due ova.
Intorno alli funerali, vi sono queste consuetudini;

Se il cadavere è corpo grosso sogliono li heredi dare al R. Curato una torchia di peso d'una libra e meza, con otto cavalline almeno, e si recitano le lettanie per li Defonti, si distribuiscono alcune candele rosse, che si offeriscono al R. Curato, e li heredi maschi per ogn’uno di essi danno al detto Curato un denaro, e cinque per le lettanie, e cinque per la sepoltura, et altri cinque per il viaggio.
 
Nel settimo gli danno almeno otto cavallino celebrar la santa messa.
 
Per la sepoltura dé corpi piccoli offeriscono li heredi solamente un quarto di pezza da otto reali.
 
Per la benedittione doppo il parto otto Cavalline.
 
Le altre consuetudini poi sono ad libitum.
 
Il Curato di S. Pietro di questo luogo suole nel giorno dé Santi Giacomo e Filippo andar à cantar Messa, e Vespero nella Chiesa dé sopranominati Santi Apostoli,  posta nel Castello d’Andora, e li sabbati di Pentecoste e Resurrettione, canta prima la Messa nella sua Chiesa, è poi tenuto andar alla detta Matrice, per la benedittione  dé sacri fonti, dandoli in quelli giorni il R. Preposito per obligo pranso, il quale nel giorno di S. Pietro suole per raggione di preminenza venire à cantare la messa, e li altri divini officii in questa Chiesa di S. Pietro.
 
Bartholomeo Trevia lasciò una Messa quotidiana unita alla Cura.
 
Moderata come sopra.
 
Gio. Sifredo lascio £ 300 perché il R. Curato preghi per l’anima sua.
 
Gio. Olivero è obligato con li suoi beni per 80 moneta longa, con obligo d'una Messa l’anno, e sii in deduttione del salario del R. Curato.
 
In detta Chiesa è un’Opera pia, detta Iluminare, di diece candele, che stanno accese nelli giorni solenni, e per antica consuetudine, ne ha cura la Fameglia de Negri, coma dalla note della nostra prima Visita dell'anno 1625, à 12 d'ottobre si puo vedere.
 
(Vedi appresso doppo i Confini)
 
LÀ MASSARIA DEL S.MO SACRAMENTO ha d’annuo reddito in tanti livelli £ 30 e soldi 7, e più soldi 20 per affitto di tre alberi d'olive; nel resto vien mantenuta d'elemosine.
 
Marietina Anfossa lascio due Messe la settimana, una sopra l'Altar Maggiore, e l'altra del S. S.mo Rosario, con obligo sopra una Casa, e terre.
 
LA MASSARIA DEL S.MO ROSARIO vien mantenuta d’elemosine.
 
Gio. Andrea Michero lasciò un'albero d'olive, che rende lire una, per tante Messe sopra l'Altar del S.mo Rosario.
 
Marietina Anfossa lasciò due Messe la settimana, de quali una sopra l'Altare del S.mo Rosario, con obligo sopra una Casa, e terre.
 
Il detto Curato è obligato d'una Messa la settimana alla Capella di N. Signora in detta Chiesa di S. Pietro, per una terra rimessa da Giacomo, e Batta fratelli Anfossi, detta Rainaldo, che rende £. 12.
 
Il fu Cristhofforo Galiano ha lasciato £ lOO del reddito de quali si compri un brandone da accendersi all'Altare della B.V. della Chiesa tutte le feste alla Messa, come per suo testamento rogato da N. Lazarino Finà Notaio del 1450 d’Agosto.
 
Dal fu Bernardo Treccia fu Antonio fu lasciato un legato con titolo di dotatione, alla Capella di SS. Bartholomeo, et Maoro di scuti 200 d'oro in oro, com'appare dal suo testamento rogato da M. Andrea de Scribanis l’anno 1574 à 17 di settembre, e fu conseguito pagamento nelli beni infrescritti di dettto fu Bartholomeo, per non esservi altri beni;
 
e:
 
- prima: in una fascia detta del Poggio; in un'altra chiamata la Palea; in un'altra chiamata di Sarandino; et in un'altra detta del sotto, che annualmente il reddito di esse ascenderà à £ 44.11. moneta corrente come chiaramente si vede dal libro della Massaria di detta Chiesa, fatto l'anno 1619, che resta presso li Massari pro tempore, quali beni poi à detta Capella lasciati con sue raggioni, attioni, carrichi, et honori l'anno 1593 à 15 Marzo Mons. Rev.mo Luca Fiesco nostro Predecessore ad instanza dé Sindici, et Procuratori dell'Università di detta Parochia di S. Pietro,  che le esposero la sodetta Chiesa di S. Pietro havere tenui e pochi redditi, col consenso de Patroni di detta Capellania, uni,  et incorporò detta Capellania alla detta Chiesa di S. Pietro, con tutte le di lei raggioni, come più a pieno da un'estratto autentioo per M. Giò .Battista Ruggero Notaro, e Cancellare li 31 Genaro 1629.
 
L’obligo di detta Capellania è d'una Messa la settimana.
 
P. Anselmo Aliberto lasciò all’Altare di S. Bartholomeo, et Maoro scuti 100 con obligo d’una terra detta la Valle, per testamento ricevuto da M. Gio. Maria Gagliolo l’ultimo settembre 1592.
 
Bartholomeo Anfosso lasciò una terra detta Prao d'Aqua Calda, con obligo d'una Messa la settimana sopra l'altare di S. Maoro.
 
Domenico Galliano lasciò una Messa la settimana sopra l’Altare de SS. Cosmo, et Damiano, et obligò li suoi heredi.
 
Stefano Galiano lasciò £ 12 l’anno per una Messa la settimana sopra l’Altare di S. Damiano in atti di M. Bartholomeo Stalla Notaro…sopra due terre, una detta Rainaldo, e l’altra Caà de Boeri.
 
Il fu Stefano Negro fu Antonio d'Alassio per Codicillo ricevuto da N.  Cesare Merello Notaro li 3 Novembre 1632 gravò li figli di Pietro Alemano di pagar, et impiegar in` loco sicuro £ 400 acciò dé redditi se ne celebri una Messa la settimana in detta Chiesa di S. Pietro.
 
Andrea Jecerio lasciò una Messa la settimana in detta Chiesa di S. Pietro, con obligar una terra, detta la Chiona.
 
Andorino Sifredo creditore dell’'Università di S. Pietro d'Andora di £ 80 moneta longa, quali renontiò all'Università, con carrico di tante Messe, in atti di M. Bartholomeo Stalla Notaro 1576 27 Marzo.
 
Il fu Gio. Negro fu Antonio per testamento ricevuto da M. Bartholomeo Sifredo Notaro 1612 li 3 Decembre, lasciò £. 5 moneta longa, gravandone suoi heredi per celebratione di tante Messe per il reddito.
ANIME DI COMMUNIONE 200IN TUTTO 300FOGAGGI 63

L’ORATORIO DI S. LUCA EVANGELISTA de Disciplinanti è mantenuto d’elemosine dé Confratelli, non havendo se non un reddito di £ 48 in tre pezzi di terra, lasciate da Christofforo Galiano, per celebrare tante Messe nelli giorni di Domeniche, e feste, recitato sarà l'0fficio, e che li Confratelli debban dire cinque Pater Noster, e cinque Ave Maria.
 
(Vedi sotto più a pieno descritto).
 
Più lasciò tre brandoni da libre 7 ogn'uno, dai porsi in dett'Oratorio uno per parte, et uno avanti il Crocifisso, da accendersi mentre si recita l'Officio, come dal supo testamento dell'anno 1498 à 28 d'Agosto, ricevuto da M. Lazarino Finà Notaro.
 
La fu Margarita Marchiana lasciò una terra detta lo Pian di S. Pietro, con obligo d'una Messa il sabbato ogni mese nel dett'Oratorio di S. Luca.
 
Il fu Geronimo Anfosso obligo à suoi heredi di far accender un brandone nel dett'Oratorio, nell'adoratione della S. Croce.
 
Il sopradetto fu Christofforo Galiano fu Giacomo d'Andora, nel suo ultimo testamento, rogato à M. Lazarino Trevia Notaro 1490 à 28 Agosto, ha lasciato à dett'Oratorio di S. Luca Evangelista de Disciplinanti una possessione essistente in un luogo, ove si dice la Metan o sia la Chan, à quale confina di sopra Andorino Butaro, di sotto il fossato, da un lato Domenico Deporto, e dall'altro Stefano Galiano, e Bernardino Richelmo, per l'anima sua, e remissione de suoi peccati.
 
Di più ha lasciato al dett'Oratorio di S. Luca una possessione contigua alle sue case, à quale confina di sopra la via, di sotto Stefano Galiano fu Giuliano, e Gio. Galiano, e da duer lati la via, in remissione de suoi peccati, con conditione, che due più vecchi della famiglia de Galiani, quali elegge in Patroni, debbano pigliare £. 100 in detta possessione de frutti de quali ne dovevano mantenere il Brandone essistente avanti l'Altare della B.  Vergine nella detta Chiesa di S. Pietro in perpetuo, et il quale si doverà accendere per li suoi heredi ogni giorno di festa, quando si celebra la Santa Messa.
 
Di più ha lasciato per l'anima sua al dett'Oratorio di S. Luca un'altra possessione chiamata Campo Longo, à quale confina di sopra la Via publica, di sotto li heredi in parte di Gio. Negro, et in parte Filippo Negro, da due lati li heredi di Giacomo Galiano, con obligo, a conditione, ch'ogni giorno di Domenica, quando li Confratelli havranno finito il loro Officio, debbano haver un Prete, che celebri in dett'Oratorio una Messa per l'anima sua, et il Priore, e Confratelli obliga a dirle 5 Pater Noster, e 5 Ave Maria, per l'anima sua in perpetuo; incarricando di più alli detti due più vecchi à piglira subito seguita la sua morte, e che seràa sepelito, £ 20 in casa sua propria da esserle consegnata per la moglie di detto testatore, o vero vender tante robbe, o vettovaglie di Casa sua per la detta somma, de quali ne doveranno mantenere un Brandone d'accendersi mentre li Confratelli dicono il loro ufficio, dal principio fino alla fine.
 
L’altro brandone da comprarsi per detti Fratelli, e d’acccendersi avanti il Crocifisso di dett'Oratorio, doverà esser in peso di lire sei, da mantenersi in perpetuo acceso, mentre si dice l'Officio.
 
Et in caso, ch'il Vescovo pro tempore, o il suo Vicario, o altro Religioso, volesse dispor altrimente delle cose sudette, o non si dovesse essequire come sopra, ordina alli detti due più vecchi di detta Fameglia à maritare tante figlie più povere del legato quanto sopra.
 
Et in caso, che s'estinguesse la Fameglia tutta de Galiani, costituisce e sostituisce in luogo di detti due più vecchi li Massari di dett'Oratorio di S. Luca, quali doveranno essequire quanto sopra.
 
L’ORATORIO DI SEBASTIANO nella contrata de Piani, non ha reddito alcuno per riparo, salvo tre alberi d'olive, la metà de quali redditi si celebrano tante Messe.
 
Battestina Boara lasciò al dett'Oratorio di S. Sebastiano £ lOO, moneta longa, per celebratione di Messe, una di 15 in 15 giorni, e spetta ad Elisabetta moglie di Gio. Batta Confredo.
 
Cio. Maria Terisia lascio à dett'Oratorio una terra, detta l’oliveto per celebratione di Messe per la rata dé frutti, e parte à S. Pietro.
 
L’ORATORIO DI N. SIGNORA DELLA NEVE, nella Villa de Pian Rossi, ha di reddito £ 3 annue, per Frutti di terre; una detta il Vallone, l'altra l’Isorella, et un’altra pure detta l'Isorella, che servono per riparo di esso.
 
Filippo Ferraro lasciò Messe 6 l'anno nell'Oratorio della Neve, e questo à voce solamente del..... e li heredi son tenuti sodisfare.
 
Nell’ORATORIO S. SIGNORA DELLE GRATIE nella contrata del Domo, per alcuni legati si celebra la santa Messa tre volte la settimana, e più una volta il Mese, come più diffusamente si raccoglie dalle note della nostra prima Visita.
 
Dett'Oratorio vien mantenuto d'elemosine.
 
Stefano Anfosso fu Bartholomeo lasciò al dett'Oratorio una Messa la settimana, per li frutti d'una terra, detta Pian di Gatte Secche, per Instromento ricevuto da M. Geronimo Sifredo à 17 Genaro 1631 da Noi visto.
 
Damiano Henrico obligò li suoi heredi à far celebrare tante Messe nel dett'Oratorio del Domo, per li redditi di 18 Ducatoni com’in atti di N.....el presente consistono in un Censo di £. 100 dovuto da Thomasino, e suo fratello.
 
Cesare Anfosso fu Pietro Gio. lasciò al dett'Oratorio del Domo una Messa la settimana, in Censi dovuti dalla Communità, e serve il Curato pro tempore.
 
Domenico Gasino lasciò una Messa la settimana à dett’Oratorio £. 14 da una terra detta de Sifredi.
 
Agostino Anfosso lasciò una Messa il Mese a dett’Oratorio, et obligò li suoi heredi in atti di Francesco Ardoino Notaro.
 
Tomasina Anfosso moglie di Stefano lasciò una Messa la settimana in dett’Oratorio, con obligo d’una terra detta Soria, in atti di N. Ambrosio Confredo Notaro, l’ultimo di Decembre 1631, da Noi visto.
 
Bartholomeo Treccia lasciò una messa la settimana in dett’Oratorio, con obligo a li suoi heredi, ch’assignorno un censo dovuto da Gio. Maria Anfosso fu Agostino.
 
L’anno 1599 à 21 Genaro in atti di N. Antonio Stalla Notaro, Batista, e Pietro Gio. fratelli Anfossi del fu Giacomo heredi del fu Cesare fu Giacomo loro fratello, hanno renontiato à M. Guglielmo, e Domenico Anfossi Massari del dett’Oratorio di N. Signora del Domo, una terra chiamata la Fascia da Chà delli capi, aciò delli frutti se ne facci celebrare una Messa ogni settimana in dett’Oratorio.
 
L’ORATORIO DI S. VINCENZO nella Costa de Galiani, non ha di reddito, che soldi 10, che pagano gli heredi della fu Madalena Galiana, e si spendono in reparatione di esso.
 
Damiano Galiano lasciò £ 10 moneta longa, per celebratione di tante Messe in dett’Oratorio.
 
CONFINI DELLA PAROCHIA: Verso S. Bartholomeo: sin’all’Oratorio di Sant’Anna inclusive; verso Alassio: S. Bernardo sopra il colle axclusive; verso Cona: il fossato del Domo, o sia il passo, fra la matrice di Andora, e questa cura restano indistinti i limiti di cui sopra.
 
In detta Parochia di S. Pietro della Valle d’'Andora il fiume detto Mella, o sia Merula, sopra descritto, doppo li  Confini della Prepositura del Testico (come in esso luogo descritto) è acresciuto da un torrente, volgarmente detto il Giarino di Moltedo, havend'origine da un fonte posto sopra la Villa di Moltedo, Parochia di Cona, chiamato il fonte del Ginestro, molto tenue, però ben presto viene accresciuto da vena maggiore, che scaturisce in la ripa di detto Torrente, dalla parte verso Cona, à piè di un albero di noce, detto la Noce de Frassadi, il nome proprio d’essa  vien detto volgarmente il Zoncheo.
 
Poco più a basso detto fiume riceve tributo da altro torrente, che si chiama il Fossato del Duomo, che riconosce il suo principio pur de vena viva, chiamata il Barcheo posta a meza montagna.
 
Concorre ad ingrossare detto fiume altro fossato in la Parochia di S. Gio. Batta pur d’Andora, chiamato il fossato di Colò, da una vena viva, che le da vita, e nome, chiamata la Fontana da Cha di Colò.
 
Dell'anno 1642 à 3 d’Aprile in atto di Visita, Mons. Rev.mo Vescovo ad instanza di N.   Batta  Negro fu  Bastiano, che per antica  consuetudine etiam de suoi maggiori,  suole comprare libre tre Ceriotti di cera bianca in  numero 10  quali s'accendono sopra un luminare attaccato ad un legno, in un Pilastro della detta Chiesa Curata di S. Pietro, quali Cerioti s’accendono nelle solennità di Pascha di Resurretione, di Pentecoste, il giorno del Corpus Domini, e del Natale di N. Signore Giesù Christo, l’ha convertiti detto Mons. Rev.mo in due brandoni del medemo peso di cera bianca, da mettersi sopra due bracci di ferro nelli pilastri uno di qua, e l’altro di là dall’Altare Maggiore dal sudetto M. Battista Negro, quali brandoni si dovranno accendere nelle medeme solennità sodette, in bvece delli dieci Ceriotti; e questo ha fatto per maggior honore di dio, e decoro della detta Chiesa.
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[*] Trascrizione effettuata da "Sacro e vago Giardinello, e succinto Repilogo Delle Raggioni delle Chiese e Diocesi d’Albenga" - In tre tomi diviso, cominciato da Pier Francesco Costa vescovo d’Albenga nel 1624 del canonico Ambrogio Paneri, vol. II, Archivio dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, sez. di Albenga, fotocopia da manoscritto
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