SECONDA META' OTTOCENTO - Andora nel tempo

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SECONDA META' OTTOCENTO

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LA SECONDA META' DELL'OTTOCENTO

(Mario Vassallo)

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Nella seconda metà dell’Ottocento, Andora è interessata da variazioni territoriali che ne modificano anche il futuro assetto insediativo, economico e sociale
Da poco è stata riaperta al culto la Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, giunge un trentennio di transizione in cui viene realizzato il Faro di Capo Mele ad opera del Genio Civile di Genova (1852-1856), aperta la linea ferroviaria Genova – Ventimiglia (1872) e dato il via alla nascita della “nuova” borgata di Molino Nuovo (1870), che concorrerà allo svolgimento della vita “cittadina” dell’intero Comune sino alla metà del secolo successivo.
Verso la fine del secolo (1887), un terremoto colpirà anche il territorio andorese, danneggiando in alcuni casi il tessuto edificato.
In questo periodo avvengono anche importanti modificazioni territoriali come lo spostamento di alcuni tratti dell’alveo del Torrente Merula, la riduzione dell’arenile a causa di un avanzamento del fronte marino e la modifica di alcuni tratti delle scarpate rocciose costiere.
I successivi interventi di ricostruzione e rinnovo di alcuni degli edifici colpiti dal sisma, porteranno alla nascita di alcuni degli insediamenti a cavallo dell’inizio del Novecento, che segneranno la storia locale per i decenni successivi e sino ai giorni nostri.
E’ in questo periodo che sorgono le “case” attaccate al Bastione, l’Albergo della Posta o Albergo Savoia, gli edifici che saranno l’Albergo dei Poveri di Genova, la vecchia Stazione ferroviaria, la Chiesa dei Canonici Regolari Lateranensi dell’Immacolata vicino a Villa Tagliaferro, il ponte alla foce del Merula (sull’Aurelia), l’acquedotto della Marina.
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