SVILUPPO URBANISTICO - ANDORA MARINA - Andora nel tempo

Andora nel tempo
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SVILUPPO URBANISTICO - ANDORA MARINA

SVILUPPO URBANISTICO - LA MARINA
(Mario Vassallo)
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SVILUPPO URBANISTICO
MARINA
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All’inizio dell’Ottocento, il nucleo edificato della borgata Marina si sviluppa alle spalle del Bastione, il quale è da oltre due secoli baluardo in posizione isolata ed avanzata rispetto a tutto il resto edificato limitrofo e si presenta di pianta circolare, senza alcun corpo di fabbrica aggiuntivo annesso (i corpi di fabbrica aggiunti in ampliamento al torrione originario, pervenuti sino ai giorni nostri, sono stati realizzati tra l’ultimo decennio dell’Ottocento ed il primo decennio del Novecento).


Riproduzione grafica vettorizzata secondo il Catasto Napoleonico:
in rosso - i fabbricati
in verde - corti e aie
in giallo - i percorsi stradali
in blu - canali e corsi d'acqua
@ Mario Vassallo - 2022

La strada litoranea (che diventerà l’Aurelia moderna), come del resto tutte le “strade”, è poco più di un sentiero, che costeggia il litorale.
Nella zona più a Levante ha ancora la percorrenza originaria, precedente alle variazioni tipiche apportate in fase di realizzazione dell’Aurelia moderna (1811-12 - Strada della Cornice) e delle modifiche apportate al promontorio di “Pinamare” a seguito degli interventi edificatori del Porto e dei primi insediamenti locali degli anni ’60 del Novecento (Rocce di Pinamare, Condominio San Martino).
Sulle pendici di Capo Mele non è presente il Faro (la cui costruzione risale alla metà dell’Ottocento – 1852/1856 e, quindi, successivo).
In zona “Orizzonte” sono presenti “batterie” (probabilmente strutture di guardia e di difesa militari, non meglio descritte e ricordate).
Proseguendo da Levante verso Ponente si incontra, a monte rispetto alla strada litoranea, una piccola costruzione costiera che risale all’originario fabbricato che ampliato diventerà Villa Martinetto e poi più nulla sino al Bastione.
In corrispondenza del Bastione, poco prima, la strada litoranea effettua una deviazione a triangolo intorno al Bastione stesso, passandogli dietro, in quanto lo stesso è edificato praticamente sull’arenile, andando a collegare le case della borgata Marina, per ritornare subito dopo parallela alla costa per un tratto.
In questo tratto la posizione è circa corrispondente all’attuale battigia, in quanto il tratto costiero risulterebbe più avanzato ed il mare più arretrato rispetto all’attuale andamento, con una differenza variabile tra circa metri 10 – 20.
[Questo particolare è dettagliatamente rilevabile dalle analisi territoriali effettuate a seguito del terremoto del 1887, a cui sono succedute, unitamente a fenomeni di sconvolgimento dei fondali sottomarini che hanno tra l’altro portato alla scomparsa dei banchi di corallo, marcate modificazioni della costa e delle quote altimetriche di alcune zone territoriali.
I resoconti storici dei fatti accaduti a seguito degli eventi tellurici di fine Ottocento testimoniano anche grandi eventi franosi sul litorale costiero roccioso alle pendici di Capo Mele, con conseguenti alterazioni marcate dello stato dei luoghi.]
Circa in corrispondenza della attuale via Andrea Doria, la strada litoranea arretrerebbe dal mare riavvicinandosi all’attuale posizione della via Aurelia e dividendosi in due tratti:
  • uno di questi, risultando comunque sempre traslato più verso mare di una decina di metri (per l’attuale via Aurelia), arriva fino alle sponde del Merula e qui si interrompe, in quanto nella parte più verso mare, non esistono strade (nessuna traccia dell’attuale via Fontana);
  • il secondo tratto, invece, circa in corrispondenza della attuale piazza Doria - via Usodimare, si addentra all’interno, fino circa all’altezza della attuale via Vasco de Gama, che ripercorre idealmente per giungere alla sponda del Torrente Merula; qui non vengono segnalati ponti di attraversamento dell’alveo, ma sulla sponda torrentizia opposta, in corrispondenza, in tracciato stradale segna un ideale proseguimento del percorso viario, in parallelo al mare all’altezza del Rio Binelli (attuale piazza Caduti di Nassiriya – ex piazza del mercato), andando a collegarsi con l’antica strada principale per l’entroterra, in un tratto parallelo alla via Carminati, ma posizionato oltre gli ex binari ferroviari, scendendo a via Fontana oltre l’ex passaggio a livello ferroviario e proseguendo verso Cervo in forma nuovamente litoranea.
L’attraversamento del Torrente Merula avviene senza poter identificare l’eventuale presenza e consistenza di un ponte in particolare (la costruzione del ponte “Aurelia” verso la foce del Torrente Merula fu oggetto di una “petizione” sostenuta dal Marchese Marco Maglioni nel 1878, con la quale indicava i disagi e i vantaggi che la costruzione di tale opera avrebbe potuto contribuire ad affrontare).
A parte la borgata della Marina e il Bastione, nel tratto costiero tra quella che sarà “Villa Martinetto” e il Torrente Merula, non esistono altri fabbricati, sia a monte che a mare della strada litoranea.
 
Come detto in precedenza non esiste il tratto di via Fontana (dal Torrente Merula all’attuale via Carminati); non esiste la Strada della Stazione (attuale via Carminati), almeno per il posizionamento che oggi gli possiamo attribuire, ma è presente solo un tratto che la richiama, sebbene “spostato” in sovrapposizione al tracciato che diventerà sede dei binari della vecchia ferrovia.
Non esistono i fabbricati dei cantieri navali e poi Colonia di Asti, non esiste il fabbricato della Pensione Mondovì (odierna Caserma dei Carabinieri), non esiste alcun fabbricato della odierna via Carminati, non esistono gli edifici dell’Albergo dei Poveri di Genova, non esiste l’Albergo della Posta o Albergo Savoia, non esiste la vecchia Stazione Ferroviaria e neanche la linea ferroviaria (arriveranno intorno al 1870).
Non esiste la Chiesa di Santa Matilde e il suo Seminario; non esistono Villa Stefania, Villa Fontana, Villa Garelli, Villa Tebaldi, Villa Laura, l’acquedotto della Marina, la Chiesa dei Canonici Regolari Lateranensi dell’Immacolata (odierna Biblioteca Comunale).
Sono tutti campi.

Considerando la zona tra il mare (a Sud), l’ex tracciato ferroviario (ad Ovest), l’attuale zona del ponte ferroviario (a Nord) ed il versante collinare di Levante (ad Est), escludendo la borgata Marina e la borgata Mezzacqua (dove è presente la Chiesetta dell’Immacolata Concezione, indicata come però come Cappella della Croce), troviamo solo i seguenti fabbricati:
  • Villa Tagliaferro (indicata con la dicitura di “mulino”, ovvero un “gumbo” alimentato a monte dall’ultimo tratto di derivazione della chilometrica intercomunale valliva “beŗa”), con una superficie ridotta di circa un terzo rispetto a quella attuale, in quanto mancherebbe il corpo di fabbrica più a Levante;
  • l’oratorio dei Santi Cosma e Damiano;
  • la “cà da Cianò”, una piccola antica costruzione isolata sulle pendici del poggio di San Damiano nel versante rivolto a Castello;
  • due piccoli fabbricati, uno dei quali completamente scomparso e l’altro di cui restano attualmente solo alcune porzioni di rudere, nei dintorni boschivi dell’Oratorio dei Santi Cosma e Damiano;
  • un piccolo fabbricato nell’odierna bassa area militare aeronautica;
  • una piccola costruzione costiera, che si affaccia sulla strada litoranea (odierna via Aurelia a monte dell’area portuale), che risale all’originario fabbricato che ampliato diventerà Villa Martinetto;
  • l’Oratorio di Sant’Antonio del Cavo, in corrispondenza della sommità del crinale di Capo Mele a confine con il Comune di Laigueglia, ubicazione del “Semaforo”, dove attualmente risiede la base radar aeronautica;
  • la “Villa Musso” sulle pendici di Capo Mele, in corrispondenza del crinale di confine con Laigueglia (di cui si tramanda vi abbia soggiornato Napoleone durante uno dei suoi transiti sul territorio locale);
  • la Cappella di San Lazzaro, ovvero Oratorio dei Santi Nazario e Celso (in secoli precedenti sede di un “lazzaretto” a cui si dovrebbe, secondo alcune fonti, il nome di San Lazzaro);
  • il fabbricato originario della tenuta contadina dei Musso che costituirà Villa Rosetta, uno degli insediamenti rurali più importanti della piana andorese della Marina;
  • il vecchio fabbricato che sarà di Lalìn Anselmo;
  • un piccolo fabbricato dove sorgerà la proprietà Perato in quella che sarà la Strada Comunale di Mezzacqua (odierna via Rattalino - lato verso mare);
  • il fabbricato che sarà la proprietà Caviglia (odierna via Rattalino - lato a monte);
  • un fabbricato negli appezzamenti della località Binello (ma diverso da quelli che saranno la proprietà Ferrando);
  • il fabbricato localmente conosciuto nel Novecento come “Cà Giànca” (che darà origine alla denominazione locale Cà Bianca, bruciato ai tempi della Prima Guerra Mondiale e in origine probabilmente sede di un “convento” di monache legate all’ordine del Priorato di San Martino);
  • la parte più a ponente della “torretta” di Noceto (questo fabbricato era presumibilmente un frantoio/gumbo, in quanto collegato e affacciato su un ampio canale);
  • un piccolo fabbricato, che nella prima metà del Novecento farà parte del gruppo di case distinte con la denominazione “dal Castellante” (scomparso nel secolo successivo con la realizzazione di piazza Andrea Doria);
  • due piccoli fabbricati in corrispondenza del futuro fabbricato Torrengo (attuale angolo via Fontana – via Carminati);
  • un grande fabbricato di forma planimetrica articolata (delle dimensioni circa dell’originaria “Villa Tagliaferro” già citata), posizionato in allineamento ai due edifici precedenti, con occupazione del sedime che sarà sede della futura linea ferroviaria.
 
Questo elenco riporta tutti i fabbricati presenti nel primo ventennio dell’Ottocento su una superficie di circa 8,5 chilometri quadrati di Andora, corrispondenti alla parte territoriale di attuale maggiore concentrazione edificata!!
 
La borgata Marina presenta un ingombro dell’abitato che ripete sostanzialmente una perimetrazione simile a quella rilevabile nel Catasto d’Impianto moderno (anni ’30 – ’50 del Novecento), sebbene la densità di fabbricati sia minore a causa della presenza di aree cortilizie che saranno successivamente edificate con porzioni di nuovi fabbricati e/o ampliamenti consistenti di quelli preesistenti.
Nella parte a Levante della borgata sono già presenti alcuni dei fabbricati che caratterizzeranno la tenuta residenziale del Marchese Marco Maglioni, ed in particolare quello che successivamente al marchesato diventerà il lussuoso Grand Hotel du Parc nei primi decenni del Novecento.

Fermiamoci un momento, per rendere l’idea in modo figurato ed ineccepibile, e proviamo a immaginare la seguente situazione.
Facciamo un paragone con l’Andora di oggi, considerando tutta la distesa di territorio con questi confini: a sud il cavalcavia della via Aurelia, a est l’argine destro del Torrente Merula, a ovest una linea passante per via del Poggio e parallela al Torrente Merula; prolunghiamo la delimitazione di questa striscia verso nord, verso Molino Nuovo.
Ebbene, nel primo ventennio dell’Ottocento, soltanto duecento anni fa, in tutta l’area come sopra descritta, partendo da quella che oggi sarebbe la via Aurelia, il primo fabbricato che avremmo incontrato sarebbe stato Villa Tagliaferro (oggi Palazzo Tagliaferro), mentre il secondo fabbricato che avremmo incontrato sarebbe stato il Gumbassu a San Giovanni: due soli fabbricati ad una distanza tra loro di oltre 2 chilometri e 100 metri!! Due soli fabbricati su 5 chilometri quadrati di Andora!!
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In questo periodo, la zona territoriale della Marina presenta una fitta rete molto articolata di canalizzazioni che caratterizzano le delimitazioni dei vari appezzamenti, spesso con sviluppo per l’intero perimetro degli stessi e con una diffusione molto estesa.
La particolarità è che tale presenza sarebbe concentrata nell’area territoriale oggi identificabile con due linee idealmente perpendicolari al mare e passanti circa per le attuali via san Lazzaro e via Piana del Merula, con un’estensione dal mare sino all’odierno ponte ferroviario.
In questa zona si rileva una “ragnatela” di canali, fossi, beudi, tra loro collegati e/o formanti vere e proprie ramificazioni, estese a coprire l’intera estensione dei campi presumibilmente coltivati, formando una rete di irrigazione a cielo libero che sfrutterebbe la naturale pendenza dei luoghi.
Una caratteristica che viene subito notata è la mancanza di indicazione in cartografia catastale ottocentesca di pozzi, o meglio essi sono indicati, ma sono pochissimi e sicuramente in numero e posizioni non adeguati e sufficienti a coprire il fabbisogno dell’estensione territoriale interessata, ai fini di uno sfruttamento per irrigazione.
Tale valutazione, considerando la morfologia del territorio, farebbe pensare alla presenza di sorgenti sul versante collinare di levante, necessarie all’approvvigionamento idrico utilizzato per scorrimento ai fini irrigui.
Volendo fare un paragone con tempi più recenti, in effetti la suddetta considerazione ricalcherebbe la situazione successiva al periodo napoleonico e risalente fino a circa cinquanta anni fa, quando i vari poderi, anche di proprietà diverse, erano tra loro uniti e dipendenti nelle coltivazioni dalle stesse fonti di approvvigionamento idrico (dei mini-consorzi stipulati o concordati verbalmente da patti tra privati), che prevedevano l’adduzione dell’utilizzo idrico con una portata principale per mezzo di tubazione e successiva irrigazione “a solco”, cioè modellando una rete di canali superficiali modificabili in base alle necessità e all’uso, che venivano “aperti” e “chiusi” con semplici “zappate di terra”.
Sicuramente nell’Ottocento non si ricorreva a vere e proprie tubazioni o condutture, ma il principio di sfruttamento delle risorse idriche e dell’utilizzo per gli scopi necessari può essere considerato equivalente con la forma del “canale aperto”.
Tale considerazione sarebbe confermata da ricordi di antica memoria, raccolti da Alma Anfosso durante le interviste e ricerche operate per la stesura del suo libro “Questa nostra Andora”, secondo i quali alcuni anziani preti locali che erano giunti ad Andora in tempi a noi lontani, ricordavano come la giornata all’aperto, trascorsa in quelli che erano i terreni appartenuti alla tenuta della Marina del Marchese Marco Maglioni e in tempi molto successivi all’Istituto Orfani di guerra di Cuneo, o semplicemente passeggiando tra orti e frutteti della piana della Marina, fosse caratterizzata dal continuo suono di ruscellamenti, innumerevoli zampillii e scrosci dovuti alla presenza ricca e diffusa in tutti i dintorni di canali e beudi in cui scorrevano le acque che alimentavano un unico grande sistema di irrigazione a cielo aperto.
 
Inoltre, dalle mappe catastali napoleoniche si può notare come i sentieri di accesso siano spesso paralleli e corrispondenti a tratti di tali canalizzazioni, in modo da ridurre il più possibile le tare improduttive.


Foto GoogleEarth
sovrapposizione grafica con riproduzione grafica vettorizzata dal Catasto Napoleonico
@ Mario Vassallo - 2022
 
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Nel 1531 l'abitato della Marina e del Castello furono distrutti dai Corsari turchi.
Circa venti anni più tardi, gli abitanti decisero di ricostruire l'abitato della Marina ed erigervi un torrione di difesa.
Dopo aver ottenuto il consenso di Genova i lavori iniziarono, ma presto vennero sospesi per mancanza di fondi, oltre alle contestazioni da parte degli altri abitati della valle, i quali non si ritenevano interessati dall'opera intrapresa.
Conseguentemente, l'abitato della Marina venne ricostruito con spese totalmente a carico di chi vi avrebbe risieduto e nella primavera del 1564 la Comunità di Andora decide di erigere un baluardo sulla spiaggia, a protezione dell'abitato ricostruito.
Il luogo fu presto deciso, ma sorsero gli inevitabili intoppi dettati dalle condizioni di compartecipazione economica (alla fine Laigueglia sarà estromessa).
La Comunità andoriana tentò di ottenere in ogni modo qualche contributo economico dalla Repubblica di Genova per tale impegnativa edificazione, ma il Senato ligure rifiutò ogni interesse, fornendo solo la propria approvazione all'iniziativa ed alleggerendo temporaneamente parte della pressione fiscale attuata.
Gli abitanti andoriani si trovarono così nel giro di pochi anni a sostenere, con le sole proprie forze, la ricostruzione di una loro borgata litoranea totalmente distrutta dalle azioni di pirateria turco-barbaresche e successivamente la struttura di difesa, per la quale ottennero, ad opere compiute, la "generosa" donazione da parte della Repubblica di due cannoni da posizionare in sommità del baluardo costiero: uniche armi pesanti per poter contrastare le scorribande e gli assalti delle navi pirata che saltuariamente si affacciano sullo specchio marino del golfo.
[I due cannoni saranno dismessi e fusi nel 1754, dopo lungo inutilizzo, per dare origine alla campana che verrà issata sulla Porta-Torre campanaria del Castello di Andora, a fianco alla Chiesa di Santi Giacomo e Filippo].
Il torrione venne edificato a pianta circolare, con un diametro di base di poco più di 10 metri, alto quasi 9 metri, con i muri spessi alla base poco meno di 2 metri.
Fu utilizzato come carcere e da postazione antisbarco, con guardia ogni notte e dotato di un pezzo di artiglieria di bronzo lungo 2,5 mezzo, del peso di oltre di una tonnellata.
In tempi successivi, alla originaria costruzione furono addossati vari corpi di fabbrica, che nel tempo assunsero varie destinazioni, sino alle attuali residenziali e commerciali.
Negli anni '90 del Novecento fu interessato dall'ultimo intervento di ristrutturazione, che lo ha recuperato nelle odierne caratteristiche.
 
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Il solco, "surcu", in terra che veniva usato per l'irrigazione era tracciato a mano usando una zappa a pala piegata di 90° rispetto al manico: "a sappa da surchi " o "sappa larga" o "sappa cianèlla".
Per deviare l'acqua da un solco all'altro con la stessa zappa si chiudeva con la terra il solco pieno in modo che l'acqua entrasse nel successivo.
Questa operazione si chiamava "giò u surcu" (letteralmente “girare il solco”).
 
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L'acqua veniva prelevata dal pozzo mediante un sistema meccanico di sollevamento chiamato "nóia" (nória) e veniva azionata da un cavallo o mulo, indossante dei paraocchi, che legato ad una barra ruotava attorno a pozzo azionando così il meccanismo di sollevamento.
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Nella seconda metà dell’Ottocento, il territorio litoraneo e della Marina è interessato da variazioni territoriali che ne modificano anche il futuro assetto insediativo, economico e sociale: viene realizzato il Faro di Capo Mele ad opera del Genio Civile di Genova (1852-1856), aperta la linea ferroviaria Genova – Ventimiglia (1872 e la costruzione della Stazione permetterà la creazione e lo sviluppo edificatorio delle limitrofe case in linea che andranno a costituire il cuore commerciale dell’inizio del Novecento, con la formazione delle due importanti via Fontana e Strada della Stazione).
Verso la fine del secolo (il 23 febbraio 1887), un terremoto colpirà anche il territorio andorese, danneggiando in alcuni casi il tessuto edificato ed apportando importanti trasformazioni territoriali come lo spostamento di alcuni tratti dell’alveo del Torrente Merula, la riduzione dell’arenile a causa di un avanzamento del fronte marino e la modifica di alcuni tratti delle scarpate rocciose costiere.
I successivi interventi di ricostruzione e rinnovo di alcuni degli edifici colpiti dal sisma, porteranno alla nascita di alcuni degli insediamenti a cavallo dell’inizio del Novecento, che segneranno la storia locale per i decenni successivi e sino ai giorni nostri.
E’ in questo periodo che sorgono le “case” attaccate al Bastione, l’Albergo della Posta o Albergo Savoia, gli edifici che saranno l’Albergo dei Poveri di Genova, la vecchia Stazione ferroviaria, la Chiesa dei Canonici Regolari Lateranensi dell’Immacolata vicino a Villa Tagliaferro, il ponte alla foce del Merula (sull’Aurelia), l’acquedotto della Marina.
La conclusione del secolo XIX e l’arrivo di quello successivo imbastiscono una trasformazione territoriale fatta dall’intensificarsi degli insediamenti edificati, i quali infittendosi andranno ad irretire varie località ancora distinte attivamente con una propria denominazione, ma sempre più tendenti ad essere assorbite del tessuto che allargherà progressivamente i confini della Marina, intesa come originaria borgata, e trasformandola concettualmente e di fatto in quella che sarà una maggiormente estesa “Andora Marina” o “Marina di Andora”, andando a riperimetrarsi tra i due crinali collinari, dal mare fino alla linea ferroviaria a monte.
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La parte iniziale del Novecento, sino al periodo marchiato dai due conflitti mondiali, è il periodo che vede Andora economicamente interessata dall’avvento dei cantieri navali, che operano sul litorale costiero, inizialmente a Levante della foce del Torrente Merula per poi espandersi anche a Ponente della foce stessa, poco prima di cessare totalmente l’attività.
Sono proprio i cantieri navali che portano alla costruzione di imponenti fabbricati che saranno sede di una delle Colonie Marine andoresi (Colonia di Asti a Levante del Merula e Colonia I.N.A.M. a Ponente del Merula), mentre le altre andranno a sfruttare edifici un tempo usati quali insediamenti religiosi (Colonia di Milano nel complesso di Villa Tagliaferro) e quelle che furono le proprietà di residenza del Marchese Marco Maglioni e poi Grand Hotel du Parc (successivamente Istituto Orfani di Guerra di Cuneo).
Vengono realizzati edifici che entreranno a fare parte della storia delle origini edificatorie andoresi: la Chiesa di Santa Matilde e l’annesso Seminario (realizzati con una donazione del Marchese Giuseppe Maglioni in memoria della propria moglie Matilde), Villa Tebaldi, Villa Fontana, Villa Laura, Villa Garelli, Villa Stefania (ex residenza del Marchese Giuseppe Maglioni e dedicata alla propria figlia Stefania, morta in giovane età).
In questo periodo (1928-1939) avviene l’elettrificazione della linea ferroviaria, che apporta significativi miglioramenti al percorso vero la modernizzazione e gradualmente si forma e cresce il nucleo insediato della Pigna – Stazione che caratterizzerà il cuore commerciale andorese nei successivi decenni.
Nascono attività commerciali che segneranno epoche diverse: elettrodomestici Anfosso, bar – tabaccheria Torrengo, calzature Risso, Locanda degli Amici, Locanda/Trattoria Cacciatori.
Infine, poco prima della Seconda Guerra Mondiale (1938) prende il via la realizzazione della variante alla via Nazionale “Aurelia" con la creazione del cavalcavia, il quale permetterà di evitare l’attraversamento in percorrenza della linea ferroviaria.

Estratto di Mappa Catastale d'impianto - Agenzia delle Entrate
sovrapposizione grafica con riproduzione grafica vettorizzata dal Catasto Napoleonico
@ Mario Vassallo - 2022
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Negli anni ’40 del Novecento, Andora esce dalla Seconda Guerra Mondiale dopo avere trascorso le varie fasi belliche senza subire grandi danneggiamenti territoriali, grazie soprattutto al fatto che non possiede particolari obiettivi strategici e gli insediamenti abitati sono molto sparsi all'interno di un vasto territorio agricolo.
La Marina ospita l’unica attività di particolare interesse, i cantieri navali, che non subiscono danni, soprattutto grazie alla attenta gestione nel periodo bellico, durante il quale continuano ad operare, senza portare a compimento volutamente alcuno scafo.
Il cantiere, perché alla fine si tratta sempre dell’iniziale “NAVITAL”, nel tempo trasla di sedime sul litorale costiero, susseguendosi divisioni e successioni di diverse e parziali gestioni dello stesso, alternate ad una acquisizione temporanea da parte del Partito Nazionale Fascista.
Originariamente le imbarcazioni costruite sono velieri, ma con l’avvento delle modernizzazioni il campo di applicazione si rivolge alle motonavi, sempre con scafi in legno, in quanto la scarsa profondità del fondale marino antistante il litorale e la mancata possibilità di investimenti fanno desistere da una trasformazione mirata alle costruzioni metalliche, portando in conseguenza alla graduale dismissione degli impianti cantieristici che hanno caratterizzato un lato economico della prima metà del Novecento andorese.
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  1. Nella zona dell’attuale porto il litorale costiero è ancora nel suo profilo originario, senza le sagomature che lo deformeranno nei decenni successivi determinando l’avanzamento dell’arenile all’interno dello specchio acque marino. E’ presente Villa Martinetto (in corrispondenza dell’incrocio tra Strada Nazionale Aurelia e Strada vicinale del Coscione – che diventerà via Clavesana), Villa Fontana e Villa Garelli, mentre la porzione collinare che diventerà il Villaggio Pineta è ancora occupata in prevalenza da boschi.
  2. L’acquedotto della Marina, che parte da un sorgente a monte di Villa Tebaldi (già esistente) ed arriva nel complesso della Colonia degli Orfani di Guerra di Cuneo, è ancora completamente integro.
  3. La borgata della Marina si presenta nella sua consistenza edificata, fatta in gran parte di case addossate le une alle altre, ricostruite a metà del ‘500 dagli abitanti locali, che ne ha determinato una costante omogeneità per lungo tempo; esistono ancora gli antichi edifici che furono parte della tenuta del Marchese Marco Maglioni e quello che resta del parco appartenente al Grand Hotel du Parc, sebbene in buona parte già convertito in orti e frutteti; il Bastione è già inglobato delle case che sono state realizzate addossate allo stesso, affacciato sulla Strada Nazionale Aurelia che è sterrata e immediatamente confinante con il mare (da questo separata in alcuni tratti da un muro di protezione che viene facilmente superato dalle onde durante le mareggiate) ed in posizione limitrofa sorge la trattoria delle “Biunde” (1921).
  4. Un tratto della Strada Comunale del Bastione (l’odierno tratto di via San Lazzaro) è costeggiato a ponente da un fosso “u beùn”, grazie a cui assume il nome gergale di “Strada du beùn”.
  5. La “Dia” è un canale di scolo dei terreni che sa diventare una sorta di secondo torrente andorese, per l’impetuosità che raggiunge in certi casi, sfociando direttamente nel tratto di mare tra il Bastione e la Colonia di Asti (un tempo sede iniziale delle strutture dei cantieri navali).
  6. Le case rurali tipiche della piana, che caratterizzano la zona centrale più verso mare, sono “Villa Rosetta” (ex tenuta contadina dei Musso), le case Denegri (“Cà du Bagnàu”) e la proprietà Anselmo “Lalìn”.
  7. La “sotta”, una zona palustre in mezzo a campi coltivati, è quanto rimane di una precedente “cava” di argilla per la lavorazione del laterizio in una vicina fornace locale che operò tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento in un’area oggi riconducibile tra via Rattalino, via Vespucci e via Dante Alighieri.
  8. La zona chiamata “Dal Castellante” è un agglomerato edificato a metà tra la Marina e la Pigna, a ridosso della Strada Nazionale Aurelia e fronteggiante il complesso della Colonia di Asti (ex cantieri navali); di questo gruppo di edifici fa parte la Trattoria Cacciatori, “u Noru”, punto di riferimento e di ristoro per chi attraversa Andora.
  9. Il complesso della Colonia di Asti, costituito da undici fabbricati, rappresenta l’insediamento trasformato degli antichi cantieri navali.
  10. La borgata della Pigna è caratterizzata dall’antichissimo nucleo di Villa Tagliaferro e dell’adiacente ex Chiesa dei Canonici Regolari Lateranensi (edifici trasformati in Colonia di MilanoI.N.A.M.), oltre a poche case sparse e la palazzina ad uso ricettivo che cambia più volte nome (Pensione Mondovì, Albergo Torino, Albergo Milano); sfoggia la caratteristica pianta grassa storicamente impiantata da un navigante di Rollo al ritorno di uno dei suoi tanti viaggi per mare. In posizione limitrofa al tracciato stradale (via Fontana) che incrocia i binari ferroviari, sorge l’Albergo della Posta (ex Albergo Savoia), antico punto di sosta e ristoro per i viaggiatori e le diligenze.
  11. La zona bassa della “Stazione”, affacciata sulla strada che diventerà via Carminati, caratterizzata da edifici a schiera, addossati gli uni agli altri, comparsi a seguito della costruzione della linea ferroviaria dopo il 1870, è ancora in fase di espansione: vero cuore commerciale dell’antica cittadina.
  12. L’antico ponte “du previ” o "di prevètti", che permette di attraversare comodamente un torrente Merula non ancora arginato e spesso capriccioso (sarà sostituito ed abbattuto ad inizio anni ’60 dopo la costruzione dell’adiacente ponte “Italia ’61).
  13. La zona della Stazione, con la caratteristica piazzetta su cui si affaccia da un lato la Stazione ferroviaria e dall’altra l’Albergo della Stazione.
  14. Il Seminario di Santa Matilde , costruito insieme alla limitrofa e omonima chiesetta per volere e con la donazione del Marchese Giuseppe Maglioni a seguito della morte della propria moglie Matilde Novaro.
  15. Il “rione contadino”, formato da un gruppo di case tra le più antiche della piana ed alcune delle quali resisteranno, seppure modificate rispetto al loro aspetto originario alla trasformazione edilizia sino ai giorni nostri (Perato – Vigo – Degola).
  16. Edifici rurali di antica origine (da sinistra: Marchiano – “a cà de Teresina”, Ravera o "Cà da Cruxèa", Vassallo o "Cà du Ciàn de Scàie", Ferrando); in particolare la Cà du Ciàn de Scàie, originariamente più piccola e ad un solo piano.
  17. La “Cà Giànca”, un edificio con pareti esternamente bianche, secondo alcune fonti tramandate per ricordi, bruciato in tempo di guerra (Prima Guerra Mondiale), anticamente probabile sede di un “convento” di monache legate all’Ordine del Priorato di San Martino, a lungo disabitato sino all’acquisto da parte della proprietà Piovano (Riccardo Piovano, piemontese - ex Bersagliere combattente a Vittorio Veneto); tale riferimento toponomastico ha caratterizzato la denominazione dell’intera zona collinare (per lungo tempo conosciuta come “Villaggio Cà Bianca), sebbene l’identificazione della Cà Bianca sia stata successivamente attribuita imprecisamente all’edificio di residenza della proprietà Rossi Umberto.
  18. La “Rocca di Mezzacqua”, agglomerato edificato di antica origine, limitrofo alla Cappellina dell’Immacolata Concezione ed all’omonimo Rio Mezzacqua.
  19. Gli edifici rurali di antica origine divenuti nel linguaggio identificativo locale le “Case Canepa”.
  20. La “Torretta” o "Case Noceto", antico e particolare agglomerato edificato di cui non si conoscono informazioni certe in merito all’origine per la particolare conformazione con cui si presenta, sebbene le uniche tracce documentali rinvenute lo indicherebbero quale unico “gumbo” ottocentesco nella zona della Marina di Levante.
  21. La zona agricola della “Siberia”.
  22. Località San Lazzaro, con i resti dell’edificio dove in tempi antichi sorse l’Oratorio dei Santi Nazzario e Celso, fiancheggiato da un tratto dell’antica via romana Ligure Costiera (luogo che tradizioni orali locali tramandate ricondurrebbero ad un “lazzaretto” ai tempi della peste, associandone e mischiandone l’assonanza storpiata della denominazione tra Nazzario e Lazzaro).
  23. Cà de Trentìn (Trentino Bellenda) il contadino andorese “papà della Cipolla Belendina.
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Gli anni '50 del Novecento sono il periodo del risveglio economico, e la Marina assiste all'inizio dei timidi approcci turistici che aumentano di intensità con l'avvicinarsi al decennio successivo.
Prendono il via interventi, che oggi definiremmo di lottizzazione, sulle colline di Levante, nella zona Pineta e Orizzonte, dove in pochi anni si trasforma il bosco in veri e propri agglomerati edificati.
Viene eretta una nuova chiesa centrale (Cuore Immacolato di Maria) e si estendono le Colonie Marine (Albergo dei Poveri di Genova, Istituto degli Orfani di Guerra di Cuneo, Colonia di Asti, Colonia di Milano, e parecchie ulteriori richieste di apertura di altre simili strutture vengono rifiutate), oltre alla creazione di nuovi edifici lungo la ferrovia, in quella che diventa la Strada della Stazione.
Quest’ultima si va a completare con gli insediamenti della maggior parte delle botteghe andoresi del periodo, diventando il vero cuore commerciale della vita andorese: una sorta di lunga vetrina che si accompagna con la via Fontana, presentando l’offerta di tutto ciò che può essere fornito, venduto e acquistato fuori dall’autoproduzione dell’economia quotidiana.
In prossimità del litorale costiero, la prima grande palazzina residenziale fronte mare che dà il via alla realizzazione di un sempre crescente numero di immobili in gran parte destinate a "case al mare", gettando le basi per la formazione di una nuova rete viaria: nasce così il Condominio “Riviera” o “Palazzo del Sole” e si forma via Andrea Doria e piazza Andrea Doria.
Nella località Pigna viene ultimato il "cavalcavia" (i cui lavori di costruzione iniziarono formalmente negli anni '40 e furono a lungo sospesi durante il periodo bellico), che permette di modificare il tracciato originario della via Aurelia (abbandonando la percorrenza sulla via Fontana), superando l'attraversamento a "passaggio a livello" della sottostante linea ferroviaria.
Tra gli eventi degni di nota sul patrimonio esistente, dalla prima metà del decennio si verifica la parziale caduta di un tratto dello "scenografico" acquedotto della Marina, il quale anzichè recuperato o conservato sarà rapidamente distrutto ed eliminato quasi totalmente.
 
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[Il progetto di variante a monte per l’eliminazione del passaggio a livello di Marina di Andora fu autorizzato dall'Azienda Autonoma Statale della Strada, sezione viabilità.
Prevedeva la realizzazione di un viadotto di 14 archi, 13 di mt. 6,90, e 1 di mt 13 di luce e fu redatto dall’Ing. V. Baruscotto ed approvato dall'Ing. Dirigente D. Mergoni il 29 dicembre 1940.
Con una variante, che risulterà poi quella definitiva, i lavori iniziarono il 25 luglio 1942 e vennero costruiti tutti i piloni esclusi gli ultimi due, quelli inerenti alla strada provinciale ed alla ferrovia.
Finita la Seconda Guerra Mondiale, ripresero i lavori che terminarono nel 1953.
Il progetto originale, che prevedeva anche l’allargamento del ponte sul torrente Merula, iniziava dalla progressiva 632+630 della strada Statale Aurelia e terminava alla progressiva 633+330.
Nel capitolato l'importo dei lavori ammontava presuntivamente a L. 3.300.000 ed il progetto era finanziato dal Ministero della Guerra.
Infatti, nelle fondazioni di tutti i piloni doveva essere inserito un tubo in cemento e amianto, idoneo a contenere una carica esplosiva, e quindi, in caso di necessità belliche, a farla brillare per distruggere il viadotto.
I lavori furono eseguiti dalla ditta Siniscalchi di Roma.]
 
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[L’antico e scenografico acquedotto della Marina fu fatto costruire nell'Ottocento dal Marchese Marco Maglioni per portare l’acqua da una sorgente di Mezzacqua alla propria residenza della Marina.
La sorgente si trovava appena a monte della Villa Tebaldi sulla Strada Vicinale del Coscione, attuale via Sant’Ambrogio, mentre il complesso residenziale sorgeva nei pressi della attuale Villa Laura e Parco degli Aviatori.
Si trattava di una struttura rettilinea, di lunghezza circa 270 metri, composta da arcate di luce pressochè costante, costituite da muratura in parte piena ed in parte a sacco di pietrame, in parte con conci squadrati e con presenze di elementi in laterizio, su piedritti e pile di base tendenti ad un quadrato di 1,50 metri circa di lato.
L’intera struttura aveva uno spessore in sommità di circa cm 50, e vi scorreva il flusso idrico per mezzo di una canaletta incassata di larghezza circa cm 30 ed uguale profondità.
L’altezza dell’intera struttura da terra era variabile, in funzione dell’andamento altimetrico dei terreni attraversati e della pendenza realizzativa per permettere un regolare e continuo scorrimento dell’acqua all’interno del canale sommitale: circa 6,00 - 6,50 metri in arrivo (presso l’edificio di residenza) ed intorno ad 1,00 metro circa in partenza (Strada Vicinale del Coscione).
La distanza tra i piedritti rinvenuti sino ad oggi era di circa 4,70 metri, con un interasse teorico di 5,45 metri.
Le arcate sarebbero state, presumibilmente, in numero da 45 a 50.]
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  1. Nella zona costiera a levante della piana, subito a monte della Strada Nazionale Aurelia, intorno a Villa Martinetto prende forma l’edificazione che porterà allo sviluppo del “Villaggio Pineta”.
  2. In adiacenza alla strada Nazionale Aurelia, prende forma l’edificazione di quello che sarà il complesso ricettivo Sant’Ambrogio.
  3. Crolla il primo tratto dell’antico acquedotto della Marina, probabilmente a seguito di una violenta tempesta che si abbatte sul litorale e su parte del territorio andorese; il tratto crollato corrisponde al punto di passaggio di uno “stradellìn” (stradina interpoderale) che si svilupperà per collegare la zona del Coscione con la parte centrale della piana, dando origine a quella che diverrà via Clavesana; le arcate sul fianco verso monte rispetto alla porzione crollata saranno quelle che sopravviveranno ai decenni successivi e giungeranno sino ai giorni nostri.
  4. Hanno origine le costruzioni sul tratto costiero verso mare rispetto alla Strada Nazionale Aurelia: si tratta della proprietà Lucifredi (che per lungo tempo diventerà un unto di riferimento nella parlata locale) ed il complesso ricettivo del “Lido”, che diventerà conosciuto anche per essere uno dei punti di ritrovo dove si balla.
  5. Alla fine del decennio cominciano le costruzioni di palazzine multipiano fronte mare, dando il via all’edificazione intensiva che caratterizzerà la trasformazione e lo stravolgimento del territorio, da ambiente agricolo a centro cittadino; immediatamente a monte del tracciato viario dell’Aurelia, in prossimità di quella che diventerà la centrale via Andrea Doria, viene realizzato il Condominio “Riviera” o “Palazzo del Sole” (noto per una decorazione sulle facciate, che rappresenta le sagome di due persone).
  6. Alla foce del Torrente Merula, sulla sponda di Levante, con la cessione di parte dei terreni che appartennero ai cantieri navali, prende vita il complesso “Ariston”, che comprenderà edifici ricettivi, un distributore di carburanti e successivamente un’area campeggio ed un cinema (il "Cinema Rossini", quest’ultimo prevalentemente attivo nella stagione estiva).
  7. A Ponente della foce del Torrente Merula vengono realizzati dei capannoni, destinati inizialmente all’attività cantieristica navale (ormai al termine della sua prestigiosa presenza sul litorale andorese) e successivamente trasformati in modo sapiente in edifici per l’utilizzo quali strutture di accoglienza e soggiorno elioterapico da parte della Colonia di Milano.
  8. Nella zona della Pigna, nelle vicinanze dell’attraversamento ferroviario di via Fontana, vengono edificati gli edifici che caratterizzeranno parte importante del cuore turistico – ricettivo – commerciale andorese: l’Albergo Galleano ed il Bar Torrengo; poco più avanti verso le pendici di Capo Cervo, dove si incrociano il rio Vignette e la prosecuzione di via Fontana, sorge l’Hotel Trieste, sopra al quale la stessa proprietà svilupperà nel decennio successivo il “Villaggio Aurora”; dal punto di vista stradale avviene una importante trasformazione: nel decennio si completa la realizzazione del “Cavalcavia”, un nuovo tratto stradale sopraelevato della via Aurelia che permette al traffico veicolare crescente di passare esternamente al nucleo abitato della Pigna, evitando l’incrocio della via Fontana e della linea ferroviaria.
  9. Nella zona centrale della piana, i due nuclei contadini delle Case Denegri e di Villa Rosetta assistono alla trasformazione che avviene nelle vicinanze e che li “soffocherà” gradualmente: a monte prende forma l’ampliamento di quella che sarà via Rattalino (è ancora la Strada Comunale di Mezzacqua che unisce l’omonima borgata con la Stazione Ferroviaria, attraversando il Torrente Merula sopra al ponte “du prève” o “di prevètti”), mentre verso mare si gettano le basi per la creazione di via dei Mille, alle spalle della nuova importante chiesa in corso di costruzione e completamento.
  10. In quelli che erano campi coltivati, viene eretta la Chiesa del Cuore Immacolato di Maria, a ridosso di un’altra storica casa contadina – proprietà Anselmo ("u Lalìn"), la quale trasla la propria dimora in un nuovo edificio poco lontano da quello di origine.
  11. Si forma il nucleo edificato limitrofo alla via Antica Romana, tratto che ricorda la via Ligure Costiera.
  12. Sulla Strada della Stazione (odierna via Carminati), a monte della Stazione ferroviaria, l’edificazione si estende in linea, mantenendo una tipologia di edifici isolati e contraddistinti da un numero di piani limitato rispetto all’edificazione intensiva che si espande dal mare verso l’interno della piana.
  13. Si estende quello che prende il nome di “Villaggio Cà Bianca”, un insediamento sparso di tipo residenziale sul versante collinare del poggio di “San Damiano”, con il potenziamento stradale del tratto viario della “Strada di Noceto” che diventerà la via San Lazzaro odierna.
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Gli anni '60 del Novecento sono il decennio in cui vengono effettuati gli interventi che segnano la svolta per la progressiva e futura trasformazione.
Prosegue l'edificazione sui versanti collinari, ma ora anche a Ponente.
Avviene l'arginatura del Torrente Merula, creando danni e disagi periodici che colpiscono con prevalenza le proprietà contadine che si sviluppano lungo il corso dell’alveo.
Si gettano le basi per l'arrivo dell'Autostrada dei Fiori, la cui realizzazione in ambito locale determinerà l’esproprio e l’abbattimento di alcune antiche dimore contadine locali e nasce il Porto, la cui formazione beneficia della “discarica” delle enormi masse di materiale di scavo provenienti dalle grandi opere stradali e soprattutto autostradali attuate nel periodo sul territorio.
Tutto questo trasforma inizialmente l'ambiente ed avrà futuri importanti effetti anche sull'andamento economico e turistico andorese.
Prosegue l'intensiva edificazione dal mare verso l'interno e si delineano le reti stradali che porteranno al tessuto cittadino definitivo odierno.
Resistono, nelle zone antistanti il litorale costiero, alcuni appezzamenti terrieri che sono convertiti "temporaneamente" in campeggi, oltre alle sempre attive Colonie marine.
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  1. Nella zona costiera di Levante viene realizzato una sorta di terrapieno sul mare, a lato della Strada Statale Aurelia e iniziano i lavori di costruzione del porto, il quale modificherà sostanzialmente il territorio costiero e l’impostazione economica della cittadina in pieno sviluppo; la sua realizzazione sfrutterà una condizione di “discarica” di materiale roccioso e di scavo proveniente da importanti opere pubbliche e stradali da parte della ditta Siniscalchi, nonché dai trafori autostradali; sul terrapieno suddetto, che diventerà l’imboccatura del futuro porto, sarà realizzato, con una struttura prefabbricata, un bar/ristorante gestito da Franco Raffignone e la struttura stessa, alla fine decennio, sarà spostata in zona più centrale, andando a definirsi nell’attività di ristorazione a noi nota come “Tortuga”.
  2. Nella zona costiera più centrale viene modificato il tratto del litorale con la realizzazione di un altro terrapieno, ma di dimensioni più ridotte rispetto a quello di Levante, gettando le basi per la creazione di un molo che, con lo spostamento dell’attività di ristorazione descritta in precedenza e conseguente creazione del Ristorante Tortuga, diventerà un punto di riferimento localmente noto con la denominazione di “Molo del Tortuga”.
  3. Nella zona costiera di Ponente l’antico Albergo della Posta o Albergo Savoia, un tempo punto di ristoro e di cambio dei cavalli per le diligenze, cede il passo all’evoluzione dei tempi ed al suo posto vengono realizzati altri moderni edifici residenziali ed una piazza (che per alcuni decenni sarà localmente un punto di riferimento nota come “Piazza della Posta”, anche se ufficialmente denominata Piazza Santa Caterina); tale zona sarà completata anche dalla realizzazione di strutture ricettive/alberghiere.
  4. A monte del “nuovo” cavalcavia, resiste Villa Tagliaferro ed il complesso dei suoi fabbricati annessi, ma prende forma un’altra importante trasformazione: comincia una lottizzazione generata dall’estro progettuale dell’Architetto Hutter (il progettista ed ideatore di Pinamare, con il complesso ricettivo balneare di Rocce di Pinamare, il Condominio San Martino, il nucleo residenziale – Residenza di Costamarina, Villa Tealdo ed un centro commerciale che non sarà mai realizzato), il quale studia un complesso edificato circolare a contorno di Villa Tagliaferro (prevedendo la demolizione di tutti gli altri edifici preesistenti, inclusa la ex Chiesa dei Canonici Regolari Lateranensi), formato da palazzine di sei piani e dotate di un piano negozi sopraelevato (posizionato al primo piano) da un colonnato rispetto al piano viario sottostante ed avente accesso dallo stesso livello del cavalcavia – via Aurelia; tale piano negozi sarebbe collegato altimetricamente al livello strada inferiore da ampie e articolate scalinate a gradoni.
  5. Prendono forma le vie del centro e crescono a ritmo incalzante enormi palazzine di cinque – sei piani, facendo scomparire in modo rapido quella che era l’estesa zona centrale coltivata della piana verso mare; tra le altre si vanno a formare viale Roma, via dei Mille, via Clavesana, via Cristoforo Colombo e via Andrea Doria.
  6. Con altre lottizzazioni a monte della borgata della Marina si vanno a “potenziare” e formare via San Damiano, via Clavesana, via Cristoforo Colombo, via Marco Polo e via San Lazzaro.
  7. Quello che era l’intervento edificatorio in villini, appartenente al Villaggio Pineta, si allarga in forma più intensiva con edilizia principalmente in verticale (palazzine) ai piedi della collina, andandosi a raccordare con l’intenso sviluppo edificatorio proveniente dal centro cittadino in corso di espansione; prendono forma viale Mazzini e via Sant’Ambrogio e l’antica zona del Coscione e sempre più solo un ricordo; viene abbattuto su lunghi tratti lo scenografico acquedotto della Marina, per “fare e dare spazio” ad interventi residenziali intensivi; ne rimangono solo due tratti: il primo a monte di via Clavesana, all’interno di un terreno coltivato ed il secondo, un paio di arcate addossate ad antichi edifici già facenti parte del complesso dell’Istituto Orfani di Guerra di Cuneo.
  8. Cresce anche il “Villaggio Cà Bianca” che rimane nella parte bassa legato ancora alle attività contadine residenti, mentre salendo per la collina prende la consistenza di vero e proprio insediamento turistico – residenziale.
  9. Prende forma la zona di edificazione in Località San Bernardino, la parte alta di Noceto.
  10. Il vecchio “Ponte du prève” o "di Prevètti" viene sostituito dal più moderno ponte “Italia ‘61” (chiamato così sia per l’anno in cui viene realizzato, ma principalmente per celebrare il centenario dell’Unità d’Italia), decretando la definizione di un collegamento stradale importante parallelo alla Statale Aurelia e più interno a quest’ultima, mediante la definitiva realizzazione di via Cristoforo Colombo e via Vaghi che va a collegarsi diretta alla piazza della Stazione; nel decennio avviene anche l’arginatura del Torrente Merula, ponendo le protezioni necessarie ad evitare per periodiche e/o casuali esondazioni che allagavano tutti i terreni limitrofi.
  11. L’originario storico “Albergo della Stazione”, meta di ristoro e di passaggio di tanti viaggiatori e punto di riferimento locale, cede il passo ai tempi di sviluppo edilizio, venendo sostituito da una delle tante più moderne ed anonime palazzine residenziali multipiano.
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Gli anni '70 del Novecento sono forse il decennio di edificazione più intenso e speculativo che stravolge ogni assetto della Marina.
Si costruisce pressochè ovunque ed in modo rapido, solitamente fabbricati di grandi dimensioni e con un numero elevato di piani.
Andora si trasforma in una cittadina di seconde case, cercando di fare propendere buona parte dell'economia locale su interessi legati all'intensificazione del turismo di massa, perdendo l’attenzione e sottovalutando il processo di “espropriazione” di Andora agli andoresi.
Scompare una serie di fabbricati che hanno segnato epoche diverse: il complesso della "Colonia di Cuneo", derivante dallo storico "Grand Hotel di Parc" e prima ancora tenuta del Marchese Marco Maglioni.
Anche in questo caso il passato cede alla modernizzazione che avanza.
Dopo quasi un decennio tra studio, progettazione ed acquisizione dei lotti terrieri, si potenzia e razionalizza la sistemazione scolastica sul territorio, con la realizzazione di nuovi, moderni ed attrezzati edifici scolastici.
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  1. Proseguono i lavori di realizzazione del porto, fino al raggiungimento della nota forma a “L”, con la cordonatura esterna di “ometti” (tetrapodi), il molo “di Pinamare” alla sua imboccatura ed all’interno tre semplici pontili di attracco realizzati in tubi metallici e tavolame (due) e tavolame su blocchi di calcestruzzo (uno).
  2. Si integrano anche opere di ampliamento del cosiddetto “molo del Tortuga”.
  3. Nella zona di Levante, in prossimità del porto, la costruzione di nuove palazzine residenziali sostituisce le aree in parte coltivate ed in parte già trasformate a campeggio nel decennio precedente.
  4. Nella zona centrale l’espansione edilizia si estende con grande intensità ed a ritmo vertiginoso; nella parte più verso mare scompaiono i campi coltivati, a parte qualche piccolo “fazzoletto” (di solito “un ricordo del passato contadino”) che si riservano per uso personale gli originari proprietari terrieri a seguito delle cessioni per le lottizzazioni; si va a delineare il completamento della viabilità stradale cittadina, con l’istituzione di una rete sempre più fitta di vie, alcune delle quali assegnate in modo troppo frettoloso e sulla carta, si riveleranno dimenticate e mai di fatto realizzate.
  5. L’espansione edilizia procede inglobando la “Rocca di Mezzacqua” nell’ormai centro cittadino.
  6. Si completa l’edificazione anche negli ex terreni coltivati della località Simunin, nella zona della “Pigna”, dove un tempo i contadini lottavano con gli avanzamenti del fronte marino, che spesso invadeva terreni fertili sabbiosi, destinati a varie coltivazioni, ma sostanzialmente privi di protezioni dalla potenza delle mareggiate.
  7. L’espansione edilizia avanza anche ai lati di via Carminati, verso l’interno e gradualmente la località Stazione si troverà unita alla località Garibbo.
  8. In località Stazione vengono realizzate le “Scuole Nuove”, l’edificio scolastico che costituisce il plesso principale di scuole (elementari e medie) dell’intero Comune.
  9. Prende forma la nuova “Piazza del mercato” e così il mercato settimanale, che ha subito negli ultimi decenni una sorta di pellegrinaggio in varie sistemazioni, tra cui Piazza della Stazione – via Carminati (Strada della Stazione) – via Fontana – via Vaghi – via Cavour, trova la sua nuova e per il momento definitiva sede.
  10. Viene realizzato l’edificio che diventerà la sede della Croce Bianca e A.V.I.S. andoresi, con lo spostamento dalla sistemazione precedente presso locali del Condominio Residenza San Damiano (“le Colonnine”) in viale Mazzini.
  11. La Chiesa centrale, Cuore Immacolato di Maria, si amplia dotandosi dell’annesso nuovo edificio destinato a Salone Parrocchiale.
  12. Scompare definitivamente il complesso edificato, un tempo appartenuto al Marchese Marco Maglioni, successivamente trasformato in Grand Hotel du Parc e dopo ancora in Colonia dell’Istituto degli Orfani di Guerra di Cuneo, lasciando il passo a tre palazzine ed una piazza, dove continua ad affacciarsi il “Tempietto” adiacente a Villa Laura, a testimonianza di un fiorente e glorioso passato.
  13. Con la definizione di via Marco Polo, nascono gli edifici destinati all’edilizia economica – popolare; le “Case Popolari” diventeranno presto un nuovo punto di riferimento locale, anche grazie ai limitrofi spazi destinati ad attività sportive.
  14. Viene costruita la nuova Casa Comunale e, conseguentemente, la sede comunale viene trasferita dal Municipio di Molino Nuovo all’edificio in via Cavour.
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Gli anni '80 del Novecento sono il decennio che stabilizza quanto avvenuto nei due decenni precedenti e nell'intero dopoguerra.
L'edificazione intensiva ed estensiva si sposta gradualmente verso l'interno, con ritmi ancora piuttosto sostenuti.
Prende corpo il polo sportivo cittadino lungo la via marco Polo.
La rete stradale di consolida, formando in via definitiva la sistemazione viaria attuale.
Fanno le loro ultime apparizioni gli spettacoli ambulanti del "Circo", attrazione soprattutto per i bambini, che accorrevano attratti da poter vedere da vicino (e magari accarezzare durante gli addestramenti giornalieri) qualche animale esotico che veniva ospitato; le sedi per tali "impianti" erano alternate e concesse principalmente in funzione della dimensione del tendone e delle attrezzature al seguito e trovavano ubicazione nella piazza del Mercato, nell'area sulla via Vespucci (odierna area Luna Park) e più raramente nell'area di parcheggio del Campo Sportivo "Gaetano Scirea" di Molino Nuovo, in prossimità del ponte sul Torrente Merula.
L'arrivo del "Circo" rappresentava per i bambini dell'epoca un'occasione speciale che trovava sfogo nei "pensierini" di compito a casa e spesso diventava una eccezionale passeggiata scolastica a sorpresa per visitarlo o osservarlo da vicino.
La graduale scomparsa delle installazioni circensi porta nel periodo estivo all'arrivo del Luna Park, che diventerà un'attrazione fissa per tutti le estati successive e fino ad oggi.
Nella seconda metà del decennio, sempre nel periodo estivo, giunge l'installazione temporanea, che si ripeterà anche negli anni seguenti, con la tensostruttura della "Libreria del Mare", la quale trova la propria sede tra i giardini di quello che viene chiamato "Parco Cuneo" o "Giardini della Colonia di Cuneo".
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  1. Prosegue lo sviluppo realizzativo del porto, che rappresenta una grande potenzialità economica e turistica, permettendo una trasformazione che porterà nel tempo una positiva capitalizzazione degli sforzi e degli investimenti sostenuti; si trasformano e aumentano i pontili di ormeggio ed attracco, moltiplicando i posti barca disponibili e contestualmente di gettano le basi per l'espansione delle opere a terra.
  2. Il “molo del Tortuga” viene ampliato con il prolungamento dello stesso e la creazione della caratteristica “rotonda” nella sua parte terminale e viene completata la realizzazione su lungomare della passeggiata rialzata rispetto al sedime della via Aurelia.
  3. In prossimità della foce del Torrente Merula sono attuate altre importanti opere di protezione del litorale costiero, con la creazione di un terrapieno a protezione degli edifici presenti; tali opere, almeno per un periodo, verranno sfruttate come area di campeggio direttamente sulla costa marina.
  4. Nel pieno centro cittadino, direttamente affacciato sulla via Marco Polo, viene realizzato il “Bocciodromo comunale”.
  5. Poco più nell’interno, sempre affacciato su via Marco Polo viene sviluppato quello che diventerà successivamente un vero e proprio polo sportivo, con la costruzione di un “Palazzetto dello Sport” ed un campo da calcio in terra battuta.
  6. In via Piana del Merula viene realizzato l’edificio destinato ad ospitare le Scuole Materne e gli uffici della Direzione Didattica.
  7. Con una lottizzazione piuttosto estesa si va a completare l’edificazione sugli ultimi grandi lotti coltivati prima del tracciato ferroviario, con la definizione del perimetro verso monte di quello che può sostanzialmente essere considerato il centro cittadino.
  8. In adiacenza al complesso del Seminario di Santa Matilde viene costruita in stile moderno la nuova Chiesa Vergine dell’Accoglienza, che diventerà Parrocchiale sostituendo in tale titolo la precedente ed originaria Chiesetta di Santa Matilde, che sarà mantenuta, ma con minore utilizzo rispetto al passato.
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Negli anni '90 del Novecento si consolida il tessuto urbanistico edificato con limitati interventi nel centro cittadino, anche perchè si è già costruito pressochè ovunque fosse stato possibile.
Viene fatto un importante intervento sul litorale costiero:
  • si sistema la zona di Ponente;
  • si amplia e potenzia in modo sostanziale il porto;
  • scompaiono il complesso che fu Colonia di Asti (in precedenza sede di cantieri navali) per fare posto a nuovi spazi verdi e spiagge e dell'Albergo dei Poveri di Genova per la costruzione di altre palazzine.
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  1. In nuovo decennio segna una importante trasformazione del porto, che si espande, quasi raddoppiando la sua estensione e diventando sempre più un simbolo ed un punto essenziale di riferimento della nuova Andora.
  2. Anche il “molo del Tortuga” subisce dei cambiamenti che ne trasformano gradualmente la struttura in ottica dell’attuale consistenza.
  3. Sul litorale di Ponente si attuano modifiche con la realizzazione del tratto di “nuova” passeggiata mare.
  4. In via San Damiano, nel terreno che verrà affettuosamente ricordato come la “campàgna de Trentìn” - “regno della "Cipolla Belendina”, viene attuata una lottizzazione che apporta nuove palazzine residenziali di altezza decisamente inferiore alle altre circostanti.
  5. Tale intervento edificatorio consente di consolidare mantenendo e recuperando le tre superstiti arcate dell’antico acquedotto della Marina.
  6. La Chiesa centrale del Cuore Immacolato di Maria viene dotata del suo nuovo e moderno campanile.
  7. In pieno centro cittadino, tra la via dei Mille e via Andrea Doria, seguendo l’inesorabile destino che nei decenni precedenti ha “travolto” tante altre simili realtà contadine originarie, tra cui la vicina “Villa Rosetta”, scompare il complesso rurale delle “Case Denegri” o “Cà du Bagnàu”, venendo sostituito dal nuovo Condominio “Urano”.
  8. Stessa sorte per la proprietà Crivelli, in via Santa Lucia, nell’appezzamento un tempo rurale tra l’edificio scolastico (a monte) e la Piazza del mercato (verso mare).
  9. In via Sant’Angela, l’originario campo da calcio “delle Case Popolari”, che aveva accolto ed accompagnato nella crescita tanti ragazzi, ma anche permesso il divertimento di generazioni più “grandi”, viene sostituito da un velodromo all’aperto, con una decisa minore influenza e fortuna rispetto alla precedente spartana struttura sportiva.
  10. Nella parte a monte del centro cittadino, in prossimità del percorso ferroviario, viene completata la realizzazione di via Europa Unita e con essa realizzato l’omonimo ponte, con scelte progettuali discutibili, che si riveleranno inadeguate.
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Negli anni 2000, con l’arrivo del nuovo secolo e del nuovo millennio, nel centro cittadino non ci sono grandi trasformazioni, tranne alcuni isolati e puntuali interventi di edificazione (talvolta in sostituzione di precedenti edifici).
Sicuramente, il più importante intervento è il recupero di Palazzo Tagliaferro e delle aree della ex Colonia di Milano, edifici storici che diventano polo culturale con Museo di Storia Naturale intitolato a Luciano Dabroi e Biblioteca comunale.
Nel secondo decennio del nuovo secolo si assiste all'impegno a liberare il litorale dal degrado in cui versa la zona un tempo interessata dal complesso Ariston e relativo campeggio.
Le nuove edificazioni sono sempre interventi piuttosto localizzati e si consolida quanto fatto nei decenni precedenti, andando a riempire ogni spazio ancora edificabile e riducendo drasticamente l’ultimo verde rimasto.
 
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  1. Tra i limitati interventi edificatori di questo decennio (nella zona litoranea centrale), si pone in evidenza una trasformazione edilizia prospiciente la via Aurelia, il cosiddetto “Palazzo azzurro”: un intervento edilizio come altri in passato, contemporanei ed anche futuri, ma che tanto farà discutere.
  2. Un “campo da tennis” privato viene trasformato in palazzina commerciale, dove troverà sede un centro sanitario polifunzionale.
  3. Su via Carminati scompare un altro pezzo dell’antica Andora, una parte di quelle che erano le “cà da Stassiùn”, per essere sostituito da un’ennesima nuova palazzina residenziale multipiano.
  4. In pieno centro cittadino, in via dei Mille, subito dietro la Chiesa Cuore Immacolato di Maria, nell’idea architettonica di voler creare una continuità tra i porticati presenti, viene realizzato un edificio commerciale che attirerà molta attenzione per l’insediamento di nuove attività e/o per il trasferimento di altre già esistenti in diversa sede.
  5. Via Carminati, uno dei centri del cuore commerciale della “vecchia Andora”, un po’ alla volta perde i suoi negozi, dei quali resisterà “eroicamente” lo storico “Calzature Risso”.
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