PROGETTO DI RECUPERO 2005-2015
PROGETTI DI RECUPERO - ANNI 1990 - 2010
(Arch. Manuela Bertoncini - Arch. Giulio Ferrando - Arch. Giovanni P. Rava - Arch. Bruno Repetto)
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"Piccola, bionda, un peperino avvolto in un caldo cappotto che con passo svelto, incurante dell’inciampo, che immancabile si presenta, corre svelta verso l’obiettivo: il Castello di Andora.
Nella fotografia in bianco e nero che i miei genitori scattarono nel 1977, l’espressione del volto incorniciato da boccoli d’oro era a significare: “Cosa c’è? Cosa mi rallenti che devo andare!”.
Quanto fascino in quel luogo misterioso che mi attirava come una calamita.
Innumerevoli le volte che in questi quarant’anni camminai tra case ed uliveti, sulla collina di Castello.
Fu una scelta d’amore che mi portò qui nel 1975, avevo quaranta giorni.
Mia madre, come molte madri, sacrificò ambizioni ed aspirazioni quando fu posta davanti ad un bivio, alla scelta.
L’aria di mare poteva significare un miglioramento per lo stato di salute della primogenita e così lasciarono Milano per Andora.
La madre ed il padre: sacrificio e protezione.
Il frutto del loro amore, la famiglia, individui che danzano componendo insieme musica e passi, crebbe.
Oggi quella giovane coppia è una bella coppia di nonni ed a correre alla scoperta dei misteri di Castello sono due bimbi, ognuno a suo modo ricorda la bimba bionda nel bel cappotto di lana grigio.
Inseguono una mamma che presto supereranno, seguiti dai nonni che ora chiudono una fila di ricordi che quaranta anni prima, come la mamma Manu oggi, hanno aperto.
Quella mamma ora scalpita, come la bimbetta bionda, e allunga il passo per giungere alla cima.
C’è un Castello di ricordi da raccontare ai due cucciolotti!
Curiosità, avventura, mistero da bimba.
Amicizia, gioia e incontro nelle gite da ragazza quando ci si fermava a cantare canzoni ai piedi della torre nord, a disegnare viole e primule.
Rabbia, frustrazione, senso di impotenza quando, adolescente, qui ci si rifugiava nella pace rigenerante degli uliveti in compagnia del fidato compagno a quattro zampe.
Svago, sogno, misticismo in lunghe passeggiate alla ricerca di funghi o corbezzoli.
Amicizia e gioiose risa di innamorati camminatori che trovavano ricovero dalla pioggia nel portico di San Nicola.
Amore, fremiti di sguardi, parole e promesse pronunciate sotto la benedicente ombra dei Santi Giacomo e Filippo, che videro i due sposi varcare la soglia forti dell’eterna promessa, sotto un arco di spade.
Un Castello di ricordi!
Luoghi amati e protagonisti in quaranta anni di vita.
Luoghi indagati negli ultimi dieci anni, prima come redattrice dello strumento urbanistico per il recupero della Collina di Castello dal 2005, poi come progettista e direttore dei lavori del progetto di Recupero del Castello, concluso nel 2015.
Gli strumenti e le conoscenze apprese in anni di studio furono mossi da entusiasmo e curiosità.
Professionalità, tecnica e conoscenze al servizio dell’amore per un luogo che è teatro di vita.
Così l’occhio dell’architetto indaga la struttura per comprenderne lo stato come un buon medico.
Così le capacità di artista servono bene per descrivere i luoghi per raccontare il Castello nel suo ambiente fatto di forme e colori.
Un Castello di ricordi da preservare e tramandare affinchè altri possano costruirvi il proprio Castello di ricordi".
Manuela Bertoncini
“Barche di gusci di noce”
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Nel periodo compreso tra l'ultimo decennio del Novecento e il primo del terzo millennio, vengono ideati ed attuati degli interventi di parziale recupero agli edifici del borgo di Castello.Un primo restauro vede coinvolto il Paraxo, del quale vengono effettuate opere di consolidamento murario e successivamente la ricostruzione di solai e del piano di copertura.Un intervento più ampio prevede, con l'approvazione di un SUA (Strumento Urbanistico Attuativo) e successivamente la variante dello stesso e della predisposizione di un PUO (Piano Urbanistico Operativo), il recupero di alcuni ruderi e la realizzazione di importanti opere di urbanizzazione, tra cui un impianto di sollevamento meccanizzato, che permetterebbe l'abbattimento di barriere architettoniche dovute all'impervio raggiungimento del luogo, creando un collegamento diretto tra un'area di parcheggio e la sommità del poggio del Castello, con l'agevole raggiungimento del sito monumentale di origine medievale.
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Arch. Manuela Bertoncini
Arch. Giulio Ferrando
Arch. Giovanni P. Rava
Arch. Bruno Repetto
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