FRAZIONE SAN GIOVANNI - Andora nel tempo

Andora nel tempo
Andora nel tempo
iniziativa ideata e realizzata da MARIO VASSALLO
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FRAZIONE SAN GIOVANNI

SAN GIOVANNI
(Sabrina Lunghi)
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Estratto mappa impianto Nuovo Catasto Terreni - Agenzia delle Entrate
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Attraversato il ponte lungo medievale e percorrendo quello che forse era l’antico percorso della Via Iulia Augusta [1], a circa m. 450 dal ponte suddetto, sulla sinistra, si incontra la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista.
Nel documento del 1252, (…) [2], si dice che de predictis stariis datur ecclesie sancti iohannis de andoria modium unum. Quindi a metà del tredicesimo secolo esisteva già la suddetta chiesa, presso la quale vi era (...) costituito un importante Capitolo di Canonici dipendente dalla Curia di Albenga [3]. Capitolo a cui veniva versato abitualmente, secondo le consuetudini, una parte del raccolto.
Il canonico Raimondi riferisce che nel 1250 la parrocchia di S. Giovanni Battista di Andora figura Collegiata e Prevostura [4]; vengono poi citati i canonici ecclesie S. ti Johanni Andorie a proposito della questio de plagia Marencha, cioè della controversia fra Alassio e la chiesa di S. Giovanni a proposito di una porzione di costa a levante di Capo Mele [5].
In una nota Decime sub Legato Pontificio, nel 1330 risulta che nell’ Ecclesia Andorie cum capellii(s) suis vivevano un prepositus, un presbiterus benatus, un presbiterus perrerius e il fìlius lohini de lustenice forechierico (...) canonicus Andorie [6].
Nel 1335 fu diretta a Iacobo Garatius, locum terrenij prepositi in Andoria una intimazione ut nonnulli districtus Andorie clericali caractere insigniti non deferant arma, non committant rixas, non intrent tabemas, firmata dal vicario frate Silvestro, in data 22 Ottobre [7].
Nel 1343 e nel 1349 è citato come preposito Andorie, Manfredino Lapacio, cui furono dirette alcune lettere, pubblicate dal canonicus eccl(es)ie S(anc)ti Joh(a)nnis de Andor(ia) Bonjf(acius) Baiam [8] contra aliquot de Andoria ob sunnnas debitas Fratri Antonio Maruello [9].
Tali notizie, per quanto scarne e frammentarie, bastano a farci comprendere l’importanza di questa parrocchiale, il cui preposito svolgeva non solo un ruolo strettamente religioso, ma era insignito anche di un discreto potere esecutivo, se ad esso ci si rivolgeva per sedare controversie di vario genere. D’altronde la notizia del 1335 testimonia una certa familiarità degli uomini clericale caractere insigniti con le armi.
La posizione della chiesa, eretta laddove passava un’importante arteria di comunicazione, ci fa presumere una fondazione molto antica. Lamboglia ipotizzò un’origine paleocristiana [10]. In mancanza di documenti sicuri e di conferme archeologiche non resta che accettare come possibile tale tesi, in attesa di uno scavo archeologico che possa chiarire finalmente l’origine di questo edificio.
Esso si presenta. oggi, nella veste medievale, pur con pesanti interventi successivi, che ne hanno in parte sconvolto il primitivo assetto.
Il Giardinello dà una descrizione accurata della chiesa, come essa si presentava nella prima metà del XVII secolo. Vale la pena di riportare di seguito il testo in questione: Per opra del Divin volere, il Precursor di Christo elesse da primi anni sacro tempio in fertile piano, à vista del salso mare, e quasi a sponde de correnti aque del.fiume da croniche nomato Merula, circondato da folte ripe di ulivi della fruttifera valle, che fu a lui stesso dedicato perché lì habitatori maggiormente con infiammati cuori potessero imitar la di lui vita, in accostarsi alle grandezze dell’alto Dio, nel stesso sacro tempio capace di numeroso gregge, ad una nave, da per tutto di varie e divote figure della Passione depinta, e da materiali colonne sollevata, e due ali, cinto di Capelle honorevolmente adornate, (...). E' sì antico questo sacro tempio, che da zelanti habitatori fu decorato di semplici canonicati, con titolo di Prepositura nuncupata, (...). Vegosi in esso varie effigie de' santi Apostoli, del Titolare, e d(i) altri santi in diversi tempi depinti, come da seguenti inscrittioni: 1486 5. Aprilis, et 1501. 2 Novembris [11]. Nel Choro volto a levante di esso à maestoso Altare scuopresi Sacr’Ancona, antica sì, mà da non mediocre Pittore effìgiata dell’Immagini di N(ostro) Sig(no)re in mezo di S. Gio(vanni) Battista titolare alla destra, e S. Gio(vanni) evangelista alla sinistra (...). (Un contratto notarile datato 27 marzo 1503 - in ASS, Notai del Comune di Savona, not. F De Castrodelfino, filza 1503 -, viene stipulato da Marco d’'Oggiono e Battista da Vaprio, due pittori milanesi operanti a Savona, per dipingere per Paolo Iura di Andora un polittico ove raffigurare bonis coloribus et bono auro, una Madonna seduta col Bambino, e i SS. Giovanni Battista a destra e Giovanni Evangelista a Sinistra; e nell’ordine superiore Cristo in croce con la Madonna e S. Giovanni Evangelista al centro, e due mezze figure di santi, non meglio specificati, ai lati; nella predella altre figure di santi che il committente avrebbe più precisamente indicato; l’opera fu poi posta nella parrocchiale di S. Giovanni Battista; qui vi rimase pochi decenni, come testimonia il Giardinello. Varaldo suppone che essa, dopo varie traversie sia giunta smembrata alla chiesa del S. Sepolcro di Milano e successivamente trasferita alla Pinacoteca Ambrosiana – [Fig. 8b] -, ove si trova attualmente, in quanto il soggetto e la disposizione delle varie figure coincide sorprendentemente con quello del nostro documento; inoltre tale opera non risulta ancora esistente nella chiesa milanese nel 1738, quando viene fatta una descrizione dell'edificio, cfr. VARALDO 1976-78, pp. 164-172).
Tabemacolo marmoreo ben scolpito, e con diverse figurete intagliato, con due proportionate colonne ingegnosamente fabricato, dove scolpite vedonsi le seguenti parole, xpi corpus ane 1553. die p.ma Maij [12]. E Porta maggiore a ponente, adornata di nero portale di pietra, in la cui cima li primi fondatori eressero statua del santo titolare, acciò da esso fussero veramente protetti, e diffesi, et a di lui piedi legonsi l(e) infrascritte note:
Omnipotens Christus cum Virgin(e) Matre, Johannes,
sustineant templo, quii pia(m) thura(m) damus [13].
Et alla sinistra dell’entrante sontuosa machina di fìno marmo, a ben scolpito vaso di Battistero [14], circondato da balaustri di semplice marmo; tiene lo Cemiterio annesso; e proportionato campanile, d’altezza e bellezza non mediocre, ne meno riguardevole all’occhio del viandante, per essere artificiosamente ornato di Piramidi; si come con diletto riguardasi la facciata della Chiesa di pietre piccate; (...) [15].
I secoli che ci separano da questa descrizione, hanno in parte mutato l'aspetto della chiesa.
Apprendiamo dal Giardinello che essa si presentava già allora divisa in tre navate, corredata dalle cappelle che ne avevano parzialmente stravolto la pianta originale. L’interno era decorato da affreschi alcuni risalenti al XV e XVI secolo.
Antica, ma priva di una datazione precisa, era un’icona, probabilmente un trittico con funzione di pala d’altare, sistemato nel coro, dietro l’altare principale (…).
E’ citato anche un tabernacolo marmoreo, recante l’anno in cui fu realizzato: 1553.
La facciata a ponente era decorata da un portale in pietra nera, coronato dalla statua del santo titolare, che si dice eretta da li primi fondatori, quindi presumibilmente molto antica. L’iscrizione ai piedi della statua contiene un’invocazione a Cristo, alla Vergine ed a S. Giovanni Battista, ai quali si chiede protezione in cambio di una devozione costante.
All’interno della chiesa a sinistra dell’entrata, è segnalata la presenza di una vasca battesimale in mamo, circondata da balaustre; il Giardinello non fornisce una data precisa relativa alla sua realizzazione, ma dall’iscrizione sull'esterno del catino possiamo conoscerla con esattezza (v. nota 14).
E’ inoltre citato il campanile, già maestoso per altezza ed imponenza, caratteristiche rilevate anche da Lamboglia, e secondo quest’ultimo indizio di antichità e priorità rispetto alle altre chiese della valle [16]. Il Giardinello, a proposito del campanile, cita la presenza di Piramidi cioè pinnacoli che ornavano la sommità della struttura. Ed infine nomina la facciata in pietre piccate.
Oggi la chiesa - m. 15 x m. 31 - (Fig. 9-10-11-12-13) si presenta ripulita dalla copertura ad intonaco, sia interna che esterna realizzata in epoca successiva alla stesura del Giardinello, ma anche stravolta da interventi di restauro, che ne hanno travisato l’assetto originario, come aveva rilevato Lamboglia. Tramite la critica mossa dallo studioso [17] è possibile, in parte, ricostruire la facciata medievale (Fig. 9); i restauri realizzati alla fine degli Anni Sessanta, eliminarono dal lato occidentale il rivestimento, riportando alla luce la muratura di pietre piccate citata dal Giardinello. Accanto a questo intervento positivo, vanno però segnalate una serie di iniziative piuttosto discutibili: venne obliterata la porta alla destra del portale principale; quest’ultimo fu contornato da un bordo in cemento, che andò ad inglobare il bassorilievo soprastante il portale stesso. Le due lunette ai lati della facciata, realizzate in epoca successiva alla testimonianza del Giardinello, (infatti non vengono citate da questo), furono coperte da un rivestimento ad intonaco, che fornisce alla facciata un profilo a salienti, contrastante con quello vero e proprio a capanna. Decisamente l’intervento più pesante riguardò l’attuale monofora: una volta eliminato l’intonaco, riaffiorò quella che doveva essere una trifora di notevole importanza. Fu sostituita con l’attuale apertura, chiusa da una grata in ferro.
Come si è detto, il merito maggiore di questi restauri, fu riportare alla luce l’originaria muratura in pietra. Alla base della facciata si rinvengono dei blocchi perfettamente squadrati, ma di dimensioni maggiori, rispetto a quelli superiori più piccoli e disposti più
regolarmente. Sulla destra del portale è possibile rilevare il rappezzo in pietre che obliterò l’apertura secondaria.
La monofora centrale è coronata da una ghiera, in cui si alternano blocchi di calcare e marmo. Ben visibili sono i fori delle impalcature, che punteggiano tutta la facciata.
Il lato settentrionale è in parte ricoperto dagli intonaci di un restauro più recente di quello in facciata. E’ tuttavia possibile osservare un brano della muratura originale, nella parte occidentale di questo lato. Le caratteristiche strutturali sono simili a quelle del lato di ponente. Si può vedere una nicchia, una sorta di monofora stretta sul fondo (Fig. 10). E’ probabile che questo elemento si ripetesse lungo questa parete e quella meridionale, in corrispondenza delle volte interne determinate dalla scansione dei pilastri. Un piccolo brano della muratura si rinviene anche sul lato meridionale, e presenta le stesse caratteristiche della facciata e del lato settentrionale.
Il lato orientale è stato profondamente modificato dagli interventi della controriforma: esso fu, con ogni probabilità, allungato e quindi dotato di cappelle. Impossibile quindi ricostruire attendibilmente la pianta originale, che tuttavia doveva presentare secondo la norma, un’abside centrale più ampia e profonda e due laterali più piccole, in corrispondenza della scansione delle navate.
L’interno si presenta oggi ripulito degli interventi, che ricoprirono le pareti ed i pilastri di intonaci ed affreschi. Le pareti sono state nuovamente intonacate, mentre i pilastri furono ripuliti dal loro rivestimento e riportati allo stato originale (Fig. 12). Essi sono in totale sei, costituiti da grossi blocchi di pietra grigia, e dividono la chiesa in tre navate, quella centrale più ampia (m. 5,53), le due laterali più piccole (m. 3,56); la proporzione fra la prima e le seconde è quindi leggermente inferiore a 1:2. Ciascuna navata laterale è poi scandita, da nord a sud, da tre volte a crociera; quella centrale è più elevata e coperta da una volta a botte. Sopra l’ingresso si trova una balaustra, in cui è inserito l’organo.
I due pilastri orientali presentano sul lato ovest una semi - colonna addossata, anch’essa in pietra (Fig. 13).
Il campanile è adiacente al lato settentrionale della chiesa. E’ completamente ricoperto da intonaci, restaurati di recente. Il suo considerevole elevato è scandito, sui quattro lati, da tre aperture che aumentano progressivamente di altezza, man mano che si procede verso l’alto. Termina in una cuspide, non vi è traccia delle Piramidi citate dal Giardinello (Fig. 14).
La strada che rasenta lo spiazzo sul quale si erge la chiesa di San Giovanni, proseguendo in salita immette in un ristretto lembo di prato, occupato in parte dall’oratorio di S. Caterina (Fig. 15).
Si tratta di un edificio a pianta rettangolare (m. 7 x m. 20), con orientamento est-ovest, come la sottostante chiesa parrocchiale (...). Il lato orientale è poligonale.
La facciata, ad occidente, ha un profilo a capanna, infatti la copertura dell’oratorio è costituita da un semplice tetto a doppio spiovente. I brani in muratura ancora visibili, risparmiati dallo intonaco, presentano una tecnica costruttiva piuttosto povera: blocchi di pietra di varie dimensioni e qualità, alternati ad alcuni conci in cotto, e assemblati da spessi rinzaffi di malta.
Ai lati della parete, negli angoli settentrionali e meridionali, sono infisse delle lastre di pietra, che sporgono dalla muratura, da metà altezza, sino al culmine della facciata.
In alto, al centro, si apre una lunetta, sottolineata da una ghiera di conci in pietra e mattoni a tutto sesto, e in basso profilata da una doppia fila di tegole di cotto. Attualmente l’apertura è chiusa da una vetrata. La sua funzione è quella di dar luce all’interno, privo
di altre fonti d’illuminazione. La metà inferiore della facciata era ombreggiata da una copertura a doppio spiovente, che poggiava a Nord su un arco a tutto sesto, che a sua volta insisteva - a est - sulla parete settentrionale e - a ovest - su una colonna in conci di mattone, mentre a sud poggiava su una muratura che proseguiva il lato meridionale dell’oratorio stesso.
La porzione di parete compresa tra la base e la copertura appena descritta, era intonacata e dipinta. Restano tracce di colore giallo-ocra e rosso-mattone. Al di sotto della cuspide fu ricavato un oblò, in cui era probabilmente inserita un’immagine sacra. L’entrata, in origine, doveva essere più alta e sormontata da un cordolo in pietra dal profilo sagomato. Fu in seguito abbassata con un riempimento in mattoni di moderna fattura. Le restanti pareti sono intonacate e non presentano caratteristiche rilevanti.
Il Giardinello cita l’oratorio de’ Confratelli Discjplinanti sotto titolo di Santa Cattarina, dicendo che è stato ultimamente con vaghezza edificato, e la Massaria hà di reddito lire 15 annue, che si cavano da alcune terre [18]. Tale espressione sembra collocare inequivocabilmente l’oratorio in un’epoca piuttosto recente, fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, considerata la data di edizione della fonte. Va però detto che il Giardinello potrebbe riferirsi anche ad un restauro, un ampliamento, o una riedificazione di un edificio più antico. A supporto di quest'ultima ipotesi, si deve menzionare l’esistenza, in tempi antichi, di una processione, che si svolgeva la notte del Venerdì Santo, e partiva dall’oratorio di S. Caterina e raggiungeva quello di S. Nicolò [19].
L’antichità di quest’ultimo è attestata dalla sua stessa struttura, come testimonia soprattutto la parete settentrionale e la postierla ad arco acuto, ora murata, che si apriva in essa (Fig. 16).
Se sin da tempi remoti una processione collegava i due oratorii, questo fa propendere per una datazione alta anche dell’edificio dedicato a S. Caterina, unito a quello più antico della valle da una consuetudine religiosa così importante.
Inoltre si deve aggiungere che sull’altare di S. Nicolò, è conservato un quadro raffigurante la Vergine fra i due titolari (S. Nicolò e San Sebastiano), e alla base, sovrapposta alla pittura originaria, è effigiata una processione che con in testa la Croce, si inerpica su un colle verso una chiesa, lasciandosi alle spalle un’altra chiesa. Particolare questo che presumibilmente richiama la cerimonia religiosa suddetta, evidentemente così importante e radicata da essere inserita nella pala d’altare [20].
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1 V. Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo - Cap. II, p. 19-20.
2 V. Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo - Cap. III - Tav. IX.
3 ANFOSSO 1994, p. 132 n. 45.
4 RAIMONDI, Rif. 35, da Statuti Albenga 1288.
5 RAIMONDI, Rif. 35 e LAMBOGLIA 1932, p.54.
6 RAIMONDI, Rif. 35.
7 RAIMONDI, Rif. 35, da Archivio Cattedrale, copiato 14 Luglio 1902.
8 Il cognome è di difficile lettura.
9 RAIMONDI, Rif. 35.
10 ANFOSSO 1994, p. 132
11 Nella parete meridionale dell’abside è conservato un affresco, in cui sono rappresentati sul registro superiore una teoria di santi, ed in quello inferiore un' allegoria dei vizi. Di questi ultimi è ancora possibile intravvedere una figuretta maschile che si trafigge la gola con una lama legata ad altre da una catena. Vicino a questo Personaggio, in caratteri gotici si legge ira; è preceduta dall’accidia e seguita dalla gola, di cui mancano però le relative allegorie. Manca la data, ma è possibile - per la somiglianza del contenuto -, che il Giardinello si riferisca proprio a questi affreschi, e che quindi essi vadano datati fra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, come testimonia d’altronde lo stile tardo-gotico ancora in voga nella nostra zona in tale periodo (Fig. 8). Si può instaurare un confronto con una ‘teoria’ di Apostoli (Fig. 8a), che si trova nell’abside della chiesa di S. Bernardino di Triora. Simili sono infatti la collocazione entro finte nicchie, la pieghettatura metallica delle vesti, le figure longilinee, il tipo di calzari, l’atteggiamento (si veda in particolare il gesto del secondo da destra in Fig. 8a e di quello centrale in Fig. 8), il piano di calpestio segnato da fenditure. Nel caso di Triora, la data di completamento del lavoro è il 21 luglio 1466, quindi precedente di un ventennio rispetto a quella più antica riportata dal Giardinello. L'Autore del ciclo è ignoto; Algeri e De Floriani ritengono si tratti di un pittore di scuola ligure influenzato dalla cultura del basso Piemonte (ALGERI - DE FLORIANI 1992, pp. 261-262).
12 Corpo di Cristo. l maggio 1553.
13 Cristo onnipotente con la Vergine Madre, Giovanni sostengano la chiesa, ai quali offriamo pie offerte di incenso (thura deriva da tus, - uris cioè offerta di incenso).
14 Il battistero reca sulla vasca la seguente iscrizione: 1587.DIE.18.DECEBRIS/TEPORE.D.IACOBI.MAURITII.PREP.i.AC.FRANC.
15 GIARDINELLO 1624, cc. 356- 357.
16 LAMBOGLIA 1971, p. 108.
17 LAMBOGLIA 1971, p. 108.
18 GIARDINELLO 1624, c. 369 retro.
19 ANFOSSO 1994, p. 117.
20 ANFOSSO 1994, pp. 116-117.


Testo tratto dalla Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo.

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CANOSSI
(Sabrina Lunghi)
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Estratto mappa impianto Nuovo Catasto Terreni - Agenzia delle Entrate
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Proseguendo sulla strada dopo circa m. 150, si incontra l’abitato di Canossi (…).
Non è possibile reperire notizie storiche specifiche riguardo ad esso. Data però la sua vicinanza alla chiesa di S. Giovanni, è verosimile che l’origine del borgo sia, se non coeva, di poco successiva a quella della chiesa stessa.
L’abitato si dispone ai lati della strada, secondo uno sviluppo di tipo lineare [21], E' costituito da un duplice gruppo di case, più numerose sul versante a monte, e delimitato a sud-ovest da un’arteria minore, la strada vicinale del Cuneo.
Le abitazioni presentano una pianta stretta ed allungata, con una breve facciata sulla strada e sviluppo in profondità, secondo il tipico impianto a schiera. Mentre sull’altro lato della via, le case hanno una pianta più estesa e sviluppata in larghezza.
L’arteria di comunicazione sopra citata, prosegue verso sud-ovest, nella strada vicinale della Pizza, mentre a sud, con una biforcazione, piega nella strada comunale Confrei. Lungo la prima troviamo ancora un paio di case, una affacciata sulla strada stessa, quindi ancora una volta con un impianto di tipo lineare, l’altra più arretrata ed elevata rispetto all’arteria sottostante (strada comunale Confrei).
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21 VARALDO 1985, pp. 155-156.


Testo tratto dalla Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo.

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CANOSSI
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CONFREDI
(Sabrina Lunghi)
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Estratto mappa impianto Nuovo Catasto Terreni - Agenzia delle Entrate
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Proseguendo lungo questa, si incontra il nucleo dei Confredi (…), determinato dall’incrocio di essa, della strada della Monta d’Avasce, con direzione est-ovest, e di percorsi minori che fuori dell’abitato proseguono paralleli alla strada principale e confluiscono i tre più ad est in una via di più recente costruzione, per proseguire, oltrepassata questa, in un percorso verso sud, diretto verso la località Casa Fornace (…). Mentre il percorso più occidentale, con andamento a tornanti si inerpica verso il crinale. L’impianto della borgata Confredi è di tipo direzionale, determinato dall’incrocio di più percorsi, due dei quali di grande importanza. Quello a monte infatti collegava la Valle di Andora, con quella di Cervo, tramite il Passo della Chiappa; mentre l’altro metteva in comunicazione le due borgate con l’abitato vicino alla costa.
Da un punto di vista storico, non si possono aggiungere ulteriori dati a quanto già detto in riferimento alla borgata dei Canossi. Mi limito solo a richiamare le osservazioni fatte (…), che possono testimoniare in favore di un’origine medievale del sito [22].
Confrontando le planimetrie attuali con quelle del catasto napoleonico di inizio '800 [23], si può osservare una certa continuità dei due abitati nel tempo. Poche le variazioni, riscontrabili soprattutto nella borgata dei Canossi, dove nel corso di due secoli sono sorte alcune case, sempre lungo l’arteria principale, e sono state abbandonate alcune di quelle a schiera, determinando degli spazi non più abitati fra le strutture ancora agibili.
Sono proprio le abitazioni a schiera quelle più caratteristiche del nucleo dei Canossi, e tra queste, degna di attenzione è una casa, contrassegnata sulla carta (…) con i Nn. 29-30, m. 10 x m. 13, (Fig. 17). Essa, purtroppo, presenta pesanti segni di interventi moderni, che tuttavia non hanno modificato troppo l’aspetto originario. La facciata è scandita da due contrafforti; quello all’angolo sud-est è più massiccio e sporgente e ben visibile in pianta. Quello centrale, invece, è più rientrato e poggia su uno zoccolo, che per un’altezza di circa m. 0,50, corre alla base della facciata stessa.
Il contrafforte centrale determina una scansione della parete, in cui le aperture sono praticamente identiche. Come appare dalla mappa catastale (…), la casa risulta costituita da due abitazioni distinte, ciascuna con un proprio accesso. Quello più a destra - guardando la facciata - conserva ancora l’architrave in legno, caratteristico di porte e finestre delle abitazioni rurali della valle. Le finestre del primo piano sono state ristrutturate di recente per cui è impossibile risalire alla loro forma originaria. E’ probabile, comunque, che avessero le stesse dimensioni delle due soprastanti, o fossero lievemente inferiori.
Il tessuto murario risparmiato dall'intonaco, rivela una tecnica costruttiva estremamente povera, dove blocchi di pietra appena sbozzati si alternano a ciottoli ed a qualche raro inserto in mattone.
All’angolo sud-ovest era addossata un’altra casa, che risulta nella mappa del catasto napoleonico, ma è attualmente diroccata.
Gli altri lati della casa non presentano caratteristiche rilevanti. Degno di attenzione è invece un edificio della borgata Confredi, contrassegnato sulla mappa catastale con i numeri 126-127, rispettivamente m. 10 x m. 3 x m. 10 x m. 2 e m. 9 x m. 10 x m. 9 x m. 5, (…). Presenta una pianta irregolare, determinata dalla biforcazione della strada comunale Confei; al N. 126 corrisponde la costruzione più interessante. Innanzitutto per il tessuto murario: esso (Figg. 18-19-20) presenta le caratteristiche comuni alle costruzioni murali della valle, cioè conci sbozzati irregolarmente, alternati ad alcuni più regolari, disposti soprattutto agli angoli, qualche inserto di mattone, un modesto uso di malta per assemblare i singoli blocchi.
Nel contempo però si può notare una certa regolarità nella disposizione delle pietre, la presenza di ghiere in mattone ad arco ribassato che coronano le finestre del primo e del secondo piano, il vano di ingresso, che prende luce da due aperture, una che funge da entrata e l’altra da finestra, sormontate anch’esse da una arcata a tutto sesto abbastanza regolare. Caratteristiche queste che permettono di distinguere dalle altre tale casa, la quale sorge d’altronde in prossimità di un’arteria di comunicazione piuttosto importante, come si è detto sopra [24].
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22 V. Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo - Cap. III, p. 52 e 74.
23 CATASTO NAPOLEONICO, Sec. C, Sub. 2me.
24 V. Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo - Cap. V, p. 127.


Testo tratto dalla Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo.

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CONFREDI
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CASTELLO
(Mario Vassallo)
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CASTELLO
LEGENDA
1
PARAXO
2
CHIESA DEI SANTI GIACOMO E FILIPPO
3
PORTA - TORRE
4
ORATORIO DEI SANTI NICOLAU E SEBASTIANO
5
FONTANA MEDIEVALE
6
CASA DEL DAZIO O DOGANA
7
VIA JULIA AUGUSTA
8
PALAZZO DEL MARCHESE UMBERTO MAGLIONI (ex Hospitale)
9
PORTA OGIVALE
10
EX CASA CANONICA
11
EX CASA DEL SAGRESTANO
12
CASA ALBERTI - GANDOLFO
13
RIO CASTELLO
ANTICHE TESTIMONIANZE
ACCESSI ALLA BORGATA
VOLO SUL CASTELLO
BORGATA CASTELLO - OGGI
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BORGATA CASTELLO - IL RECENTE PASSATO
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COLLA MICHERI
(Sabrina Lunghi)
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Estratto mappa impianto Nuovo Catasto Terreni - Agenzia delle Entrate
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La frazione di Colla Micheri chiude a sud-est la serie di insediamenti posti a sinistra del torrente Merula.
E’ situata sul crinale del Capo Mele (…), che separa il comune di Andora da quello di Laigueglia, in una posizione molto particolare, cioè nel punto in cui la via - di tradizione romana - che sopraggiunge da Laigueglia, si biforca in due direzioni, dando luogo a due tronconi stradali, quello più settentrionale che scende verso Castello, e quello più meridionale diretto invece verso gli oratori dei S.S. Cosma e Damiano (Fig. 84) e dei S.S. Nazzaro e Celso, del quale rimane semplicemente una targa commemorativa (Fig. 85).
Tutta la storia di questo abitato ruota intorno all’oratorio dei S.S. Sebastiano e Michele, m. 6 x m. 12 (Fig. 86) e al suo toponimo. Il Giardinello cita il primo con una sola intitolazione, cioè come oratorio di S. Sebastiano, il quale ha di reddito per terre olivate e zerbe ogn’anno lire 6, in beneficio del medesmo Oratorio si spendono, né in esso si celebra Messa. La sua importanza era quindi modesta. La seconda intitolazione fu aggiunta più tardi in omaggio alla popolazione costituita dai Micheri [128], nome derivato con ogni probabilità da Micheli, plurale di Michele, per un fenomeno di rotacismo e conseguente trascrizione della l in r. Infatti Vinzoni nella tavola riguardante la valle d’Oneglia (…), cita questa località come Colla de Micheli. I Micheri erano già presenti nel censimento del 1607 [129] e diedero appunto nome alla località, così come fecero i Confredi, gli Stalla, i Perato, i Berneri, i Garassini, i Lanfredi, i Divizi, i Siffredi, i Galleani, i Negri, i Maglione per le località omonime. Il toponimo è però formato anche dal termine Colla, che nel dialetto ligure significa sella, valico, per cui la traslazione più corretta di Colla Micheri è Valico dei Micheri.
Essendo situata all’incontro di due strade di grande percorrenza, la località probabilmente esisteva già nell’Alto Medioevo, e forse con un altro nome compare nell’inchiesta sui redditi del 1252 [130].
In mancanza però di dati certi, non ci resta che citare come testimonianza più antica il testamento redatto nel 1498 da Cristofaro Galiana, cui compare come testimone un certo Nicolao Micherio [131].
La volta che si affaccia sulla piazzetta prospiciente l’oratorio dei S.S. Sebastiano e Michele (Fig. 87 …) è il punto in cui si diramano i percorsi a cui si è accennato sopra, determinanti un impianto di tipo direzionale e contemporaneamente a ventaglio, cioè con uno sviluppo focalizzato radiocentrico avvolgente parziale [132].
Lo spiazzo antistante l’oratorio presenta due passaggi: la suddetta volta, ed un’altra posta fra le case nn. 29 e 30 (…), in cui è ancora visibile il cardine su cui era infisso il portone che veniva sbarrato in caso di emergenza (Fig. 88).
La casa n. 28, m. 8 x m. 20 x m. 6 x m. 13 (…) ospitava un forno ormai chiuso da tempo. Molto particolare è il suo ingresso, costituito da una porta affiancata da una finestrella, sormontate da un architrave in legno. Gli stipiti sono costituiti da mattoni in cotto, mentre la circostante muratura è realizzata da conci in pietra di varie dimensioni, in buona parte sbozzati piuttosto regolarmente (Fig. 89).
Il laterizio è largamente impiegato negli edifici di questa frazione in corrispondenza appunto di aperture, come quella inserita nella parete della casa n. 19, m. 4 x m. 7 prospiciente la piazza (… Fig. 90). Si tratta di una minuscola finestrella sormontata da una piattabanda di mattoncini in cotto, lunghi e sottili. Di dimensioni maggiori sono invece quelli impiegati in una volta inserita nella porzione meridionale dell’abitato (Fig. 91).
Confrontando l’impianto attuale con quello rappresentato nel Catasto Napoleonico [133], si può osservare come nell’arco di due secoli l’abitato non abbia subito variazioni significative, grazie anche a mirati interventi di conservazione realizzati a partire dagli anni ‘60 di questo secolo.
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128 ANFOSSO 1994, p. 231.
129 V. Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo - Cap. III, p.71.
130 V, Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo - Cap. III, pp. 49-54.
131 V. Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo - Cap. V, p. 180.
132 VARALDO 1985, pp. 155-6.
133 CATASTO NAPOLEONICO, Sec. B, Sub. 3me et 4me.


Testo tratto dalla Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo.

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BORGATA COLLA MICHERI - OGGI
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BORGATA COLLA MICHERI - IL RECENTE PASSATO
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FERRAIA
(Sabrina Lunghi)
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Estratto mappa impianto Nuovo Catasto Terreni - Agenzia delle Entrate
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La Ferraia (o Ferraira o Ferrara) è situata fra la frazione S. Giovanni e quella di Molino Nuovo, e risulta inglobata nel comprensorio della prima.
Un tempo apparteneva al quartiere di S. Andrea, e dipendeva dalla Prepositura di S. Giovanni Battista [60],
Non è citata dal Giardinello, ma se è giusta l’osservazione fatta a proposito del maixo de ferraria [61], a buon diritto si può ritenere questa frazione una delle più antiche della valle, sorta probabilmente laddove in origine vi era un manso.
L’abitato si snoda lungo la strada che prende il nome dalla frazione stessa, secondo un impianto di tipo direzionale [62] (…); strada che in direzione nord, attraverso un tortuoso percorso si immette nella comunale - ora asfaltata - che sale a Coma, mentre in senso opposto raggiungeva la località Gumbassu, nella frazione S. Giovanni (…). Collegava quindi la Ferrara con quello che rispettivamente era il suo riferimento amministrativo (Conna) e religioso (la chiesa di S. Giovanni Battista).
Mentre la religiosità quotidiana trovava rispondenza nella cappella dedicata a Nostra Signora del Carmine, m. 10 x m. 18 x m. 7 x m. 17 la cappella e m. 3,5 x m. 5 la sacrestia annessa, (…) (Fig. 40). La Anfosso osserva che “Carmu” significa “altura”, e la cappella, già importante oratorio sorge nel luogo del castello degli Alemanni [63]. La cappella rimane leggermente sopraelevata rispetto alla strada, e si presenta oggi con rivestimento ad intonaco ed altri interventi realizzati, probabilmente, fra ‘600 e ‘700.
Le case, concentrate sul versante orientale della strada, sono prevalentemente a due piani, e presentano tutte lo stesso tessuto murario: conci in pietra di varie dimensioni, sbozzati irregolarmente, alternati a qualche inserto in mattone e abbondanti ciottoli di fiume (Figg. 41-42).
Frequente è la presenza di archi, soprattutto in corrispondenza di passaggi che dalla strada immettono nei cortili interni (Fig. 43); in alcuni casi coronano le aperture minori e spesso sono inseriti nella muratura come archi di scarico (Fig. 44).
Le differenze fra l’insediamento attuale e quello documentato nel catasto napoleonico è minimo: solo una lieve espansione dell’abitato moderno si rileva all’inizio di esso, verso sud-est.
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60 V. Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo - Cap. IV p. 99.
61 V, Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo - Cap. III p. 52.
62 VARALDO 1985, p. 156.
63 ANFOSSO 1994, p. 142. Inoltre v. sopra Cap. II pp. 27-28.


Testo tratto dalla Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo.

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FERRAIA
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MARINA
(Mario Vassallo)
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MARINA
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MEZZACQUA
Estratto mappa impianto Nuovo Catasto Terreni - Agenzia delle Entrate
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MARINO
(Sabrina Lunghi)
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MARINO
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MARCHIANI - SAN ROCCO
Estratto mappa impianto Nuovo Catasto Terreni - Agenzia delle Entrate
MAGLIONI
Estratto mappa impianto Nuovo Catasto Terreni - Agenzia delle Entrate
MAGLIONI - PATAROLA
Estratto mappa impianto Nuovo Catasto Terreni - Agenzia delle Entrate
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Marino è il nucleo più consistente di un gruppo di borgate (Melotti, Marchiano e Maglioni, …) dislocate sulle prime pendici collinari che degradano verso la piana alla sinistra del Merula. I toponimi si riferiscono presumibilmente ai cognomi di coloro che diedero vita a tali nuclei. Difficile stabilire una data di fondazione per questi abitati; nel Giardinello tra i benefattori dell’oratorio di S. Rocho nella villa di Marino (indicato con la lettera A (…), m. 6 x m. 14) è presente Geronima figlia del fu Andrea Aliberto [126], il cui cognome (…) [127] presenta una relazione con quegli Ariberti che comparivano come tenutari assieme ai Forzani di un manso nell’inchiesta sui redditi del 1252. Se tale confronto è pertinente, dobbiamo ritenere che questa frazione - almeno per ciò che riguarda il nucleo omonimo principale - sia esistita già in età medievale, originatosi cioè da una struttura prettamente rurale, la cui natura si è mantenuta intatta nel corso dei secoli, dal momento che ancora oggi questa zona è interessata da un intenso sfruttamento agricolo.
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126 GIARDINELLO 1624, c. 370.
127 V. Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo - Cap. III, pp. 49-54.


Testo tratto dalla Tesi di Laurea “Insediamenti medievali nella Valle del Merula: esame tipologico" di Sabrina Lunghi - Anno Accademico 1995/1996, rel. Prof. C. Varaldo.

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