ANDORA NELLA PRIMA META' DEL NOVECENTO - Andora nel tempo

Andora nel tempo
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iniziativa ideata e realizzata da MARIO VASSALLO
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ANDORA NELLA PRIMA META' DEL NOVECENTO

L'INIZIO DEL NOVECENTO
(Mario Vassallo)
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La parte iniziale del Novecento, sino al periodo marchiato dai due conflitti mondiali, è il periodo che vede Andora economicamente interessata dall’avvento dei cantieri navali, che operano sul litorale costiero, inizialmente a Levante della foce del Torrente Merula per poi espandersi anche a Ponente della foce stessa, poco prima di cessare totalmente l’attività.
Sono proprio i cantieri navali che portano alla costruzione di imponenti fabbricati che saranno sede di una delle Colonie Marine andoresi (Colonia di Asti a Levante del Merula e Colonia I.N.A.M. a Ponente del Merula), mentre le altre andranno a sfruttare edifici un tempo usati quali insediamenti religiosi (Colonia di Milano nel complesso di Villa Tagliaferro) e quelle che furono le proprietà di residenza del Marchese Marco Maglioni e poi Grand Hotel du Parc (Istituto Orfani di Guerra di Cuneo).
Vengono costruiti edifici che entreranno a fare parte della storia delle origini edificatorie andoresi: la Chiesa di Santa Matilde e l’annesso Seminario (realizzati con una donazione del Marchese Giuseppe Maglioni in memoria della propria moglie Matilde), Villa Tebaldi, Villa Fontana, Villa Laura, Villa Garelli, Villa Stefania (ex residenza del Marchese Giuseppe Maglioni e dedicata alla propria figlia Stefania, morta in giovane età).
In questo periodo (1928-1939) avviene l’elettrificazione della linea ferroviaria, che apporta significativi miglioramenti al percorso vero la modernizzazione e gradualmente si forma e cresce il nucleo insediato della Pigna – Stazione che caratterizzerà il cuore commerciale andorese nei successivi decenni.
Nascono attività commerciali che segneranno epoche diverse: elettrodomestici Anfosso, bar – tabaccheria Torrengo, calzature Risso, Locanda degli Amici, Locanda/Trattoria Cacciatori.
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SLOGAN E MANIFESTI DELL'EPOCA FASCISTA
Collezione Privata Marino Vezzaro - Andora
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Quando si parla della storia di Andora, immediatamente si pensa a quelli che sono i suoi monumenti ancora presenti sul territorio e, inevitabilmente, il pensiero corre al Borgo di Castello e all’età medioevale, spesso mischiata e confusa con errate associazioni ideali all’epoca romana.
Ma la storia andorese non è solo questo.
C’è un periodo importante che delinea le basi di uno spartiacque netto tra il passato “più lontano” e l’Andora attuale, che troppo spesso viene dimenticato o meglio aa cui non viene dedicata la giusta attenzione: la prima metà del Novecento e soprattutto i decenni tra le due Guerre Mondiali.
E’ un periodo storico che spesso sfugge, si fa scivolare via riconducendolo all’esistenza nefasta del regime fascista, la lotta partigiana, la sofferenza sociale di restrizioni, limitazioni e censure tipiche delle spinte e ideologie governative di quel tempo, ma non sempre gli si permette di essere analizzato per quello che ha rappresentato come periodo fine a se stesso, fuori da ogni coinvolgimento ideologico politico.



Nell’intervallo di tempo che trascorre tra la Prima e Seconda Guerra Mondiale, anche Andora, come ogni altro paese, subisce l’impostazione amministrativa fascista, retta da Commissari Prefettizi e Podestà, gli andoresi si adattano allo “stile di vita” dettato dalle imposizioni mussoliniane, fatte di principi autarchici, limitanti con forme di censura sociale e psicologica improntate all’ideologia di difesa della razza, la visione della donna come centro della famiglia, il valore di difesa della famiglia e della patria e tutto ciò di spinto che ne consegue.


Le due guerre non fanno registrare devastazioni belliche importanti sull’area comunale locale, non apportando significative distruzioni a zone edificate e/o nelle varie parti del territorio e senza registrare particolari tensioni oltre a quelle tipiche di un ambiente rurale di carattere ancora sanguigno.
In questo periodo si instaurano tutta una serie di opere e insediamenti che lentamente, ma significativamente, trasformano equilibri, abitudini e creano adattamenti che gettano le basi sulla crescita e trasformazione che si verificheranno in modo esteso a partire dal secondo dopoguerra.
Ecco così che sorgono sul territorio andorese importanti opere, le quali, oltre ad apportare modifiche alla normale fruibilità del territorio, talvolta rappresentano una fonte di investimento e sviluppo economico che genera occupazione lavorativa e, pertanto, fonte di risorsa per molti nuclei famigliari del posto:
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[La prima forma italiana di colonia marina per bambini sorge a Viareggio nel 1822, su iniziativa dell'Ospedale di Lucca.
Tali strutture aumentano piuttosto velocemente di numero a metà dell'Ottocento, principalmente in Toscana ed Emilia e Romagna.
Durante la Prima Guerra mondiale la Croce Rossa aumenta l'interesse per queste iniziative e nel 1928 le colonie vengono affidate all'Opera Nazionale per la Maternità ed Infanzia.
Nel periodo fascista l'attività delle colonie viene intensificata, dedicandosi ai bambini e ragazzi per sostenere le famiglie meno agiate, offrendo un periodo di attività fisica e ludica.
Dopo la Seconda guerra mondiale le colonie non saranno più rivolte alle sole fasce svantaggiate.]

A parte la cosiddetta Colonia Stefania Maglione o Colonia Brignole (successivamente chiamata Colonia di Genova, ma originariamente Albergo dei Poveri di Genova), già presente in ambito andorese quale insediamento ottocentesco ospitante soggetti meno abbienti, sul territorio comunale si insediano in epoca fascista la Colonia di Asti nel 1927, l’Istituto Orfani di guerra di Cuneo nel 1928 e la Colonia Ancilla o Colonia Martini (successivamente Colonia di Milano) nel 1932.
Tra queste, la Colonia di Asti fu quella con maggiore legame al periodo anche politico dell’epoca, soggetta ai maggiori stravolgimenti ed integrazioni nell’uso protratto nei vari decenni.

COLONIA DI ASTI
Gli edifici costieri nascono quali strutture del cantiere navale “Navital” ad inizio degli anni venti del XX secolo, in una zona litoranea dove, in precedenza, sostavano i pescatori nelle fasi di sistemazione delle reti.
Furono ultimati ed inaugurati all’uso di colonia marina nel 1927.
A partire dal 1930 il P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) trasformò i capannoni in una moderna ed attrezzata colonia elioterapica per i bambini del Pubblico Impiego con sede in Roma, con la denominazione di "ELIOS".
Per tutti gli anni '30 del Novecento e fino alla Seconda Guerra Mondiale tale colonia operò in coesistenza con la colonia "SALUS" con sede in Carmagnola e con la colonia "ASTIGIANA".

[L'iniziativa del P.N.F. fu rafforzata, negli ultimi anni del decennio che anticipava il secondo conflitto mondiale, dall'istituzione della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio), fondata nel 1937, che sostituiva le precedenti soppresse Opera Nazionale Balilla e Federazione dei Fasci di Combattimento, operante al motto di "Credere, obbedire, combattere".
La GIL era organizzata in:
- Figli della lupa, dai sei ai sette anni;
- Balilla, bambini dagli otto ai dodici anni;
- Piccole italiane, bambine dagli otto ai dodici anni;
- Avanguardisti e Giovani italiane, ragazzi e ragazzi dai tredici ai diciassette anni;
- Giovani fascisti e Giovani fasciste, dai diciotto ai ventuno anni.]

Durante il periodo bellico della prima metà degli anni '40 del Novecento, le strutture della Colonia marina furono occupate e destinate alla permanenza dall'esercito trasformandole in caserma, unitamente alla vicina Colonia di Cuneo, ospitando i militari del 41° Reggimento Brigata Modena del 22° Fanteria Brigata Cremona, le cosiddette "cravatte rosse".
Nel 1943, con lo scioglimento della G.I.L., tutti gli immobili da essa precedentemente occupati e/o utilizzati dovevano essere attribuiti al demanio o agli enti comunali.
L'intero complesso donato ai fasci di combattimento del Comune di Asti dalla Cassa di Risparmio e dell'Amministrazione Provinciale di Asti diventa proprietà del Comune di Asti, il quale divenne l'unico gestore di quella che sarebbe diventata la Colonia di Asti giunta a noi e che riprenderà regolarmente la propria attività dopo gli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale, negli anni 1947/48.
ISTITUTO ORFANI DI GUERRA DI CUNEO
Nel 1919-20, la splendida villa della Contessa Maria Ernestina Mazè de la Roche, figlia del Marchese Marco Maglioni, fu comprata dal notaio Ambrogio e dall'avvocato Garelli e sapientemente trasformata nel più lussuoso albergo di Andora: il “Grand Hotel du Parc”, che operò sino al 1927, valorizzato da un parco e un giardino di eccezionale bellezza.
Nel 1928 tutta la proprietà fu venduta all'Istituto Orfani di Guerra di Cuneo e la Colonia di Cuneo iniziò a operare in Andora nel 1929.
Durante il periodo bellico della prima metà degli anni '40 del Novecento, le strutture della Colonia marina furono occupate e destinate alla permanenza dall'esercito trasformandole in caserma, unitamente alla Colonia di Asti, ospitando i militari del 41° Reggimento Brigata Modena e del 22° Fanteria Brigata Cremona, le cosiddette "cravatte rosse".
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I CANTIERI NAVALI


L'unico cantiere navale andorese estraneo all'attività del cantiere "NAVITAL" fu quello di Giacomo Viggio, operante nel 1937/38 (circa davanti all'odierna viale Roma) e costruì alcune imbarcazioni in legno dedicate alla pesca del tonno.

La Società “NAVITAL” fu l’armatrice del primo ed omonimo cantiere navale di Andora e sorse a levante del Torrente Merula, prima del 1920, estendendosi successivamente a ponente della foce.
Nel 1930, con l’acquisizione da parte del P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) delle strutture edificate per adibirle a colonia marina, la sede del cantiere si spostava definitivamente verso il Torrente Merula.
Nel 1940, il cantiere navale fu riorganizzato, ampliando l’attrezzatura da quello che rimaneva dai vari precedenti.
Nel 1941, la Società “NAVITAL” fu rilevata dalla Società “C.I.T.MAR” di Genova con sede in Roma (Compagnia Italiana Trasporti Marittimi), che divise il cantiere in due parti: una a ponente del Merula affidata in gestione alla Società Monti e l'altra a levante, tra loro collegate con una passerella posizionata tra il ponte sull’Aurelia e la foce del Torrente Merula, mantenendo inalterato il nome del cantiere in “NAVITAL”.
Nel luglio 1943, l’intero cantiere fu acquistato definitivamente dalla Società “C.A.L.” (Cantieri Armamenti Liguri) e durante la guerra e l’occupazione tedesca lavorò sotto il controllo della Marina Militare Tedesca, senza ricevere alcun danno nonostante la presenza di alcuni natanti in costruzione che non furono portati a termine, volutamente (in tale periodo fu sostenuto l’espediente di portare gli scafi ad un avanzamento realizzativo dell’80% e di sospenderne l’ultimazione con la scusa della mancanza di legname adatto al loro completamento).
Tra il 1946 e il 1948 iniziò la decadenza del cantiere, che portò alla inevitabile chiusura dello stesso ed alla dismissione e cessione di aree ed attrezzature.
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I PONTI



Con riunione di Consiglio Comunale del 25 maggio 1915, unitamente ai Sindaci di Stellanello e Testico, veniva deliberata la costruzione del ponte “Molino Nuovo”.
Con l’originario progetto dell’Ing. Lupi, fu prevista una costruzione di altezza m. 4, lunghezza m. 95 e carreggiata di m. 6, con un costo approssimativo di Lire 120.000.
Venne realizzato molti anni dopo, terminato nel 1932, sotto la direzione del P.N.F. (Partito Nazionale Fascista), dall'Impresa Magnani-Bessanini, costando complessivamente Lire 350.000 e chiamato “Ponte du Cunettun”, poiché in quel tratto il Torrente Merula era difficile da guadare, specialmente in inverno e nell’uso locale era assimilato ad una grande cunetta.
I gerarchi fascisti dell’epoca invitarono le autorità locali all’intitolazione all’ex Podestà fascista Tullio Musso, senza che la richiesta venisse ufficialmente accolta.



Nel 1933, fu realizzato il ponte “Fornace” più conosciuto come ponte di “Marino”, con manodopera prestata gratuitamente dagli abitanti della frazione Marino, sotto la direzione del P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) ed il costo complessivo dell’opera di Lire 35.000.
Nel 1934, con la collaborazione degli abitanti della località, fu costruito il ponte “Stampino” o ponte di “Nastasio”, con un costo complessivo di Lire 32.000.
Anche quest’opera fu realizzata sotto la direzione del P.N.F. (Partito Nazionale Fascista).
Tale ponte fu più volte danneggiato dalle piene del Torrente Merula (i danni più gravi li riportò durante l’alluvione del 1948), ma fu sempre riparato dai contadini della zona, fino agli anni cinquanta, quando, durante i lavori di arginamento del Torrente, fu completamente demolito.


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VIABILITA’ E TERRITORIO
SUDDIVISIONE TERRITORIALE
Con la Delibera del Podestà n° 119 del 13 dicembre 1935 vengono convalidate le denominazioni delle Frazioni andoresi San Giovanni, San Pietro, San Bartolomeo, Rollo e Conna, già in uso da decenni e derivanti dall’antica suddivisione amministrativa in “quartieri”.

STRADA NAZIONALE AURELIA


La costruzione delle arcate del cavalcavia sulla Strada Nazionale Aurelia

Nel 1938, si adotta la modifica al tracciato della Strada Nazionale Aurelia, nel tratto denominato via Fontana che incrociava i binari della ferrovia completata alla fine del XIX Secolo.
Il progetto di variante a monte per l’eliminazione del passaggio a livello di Marina di Andora – via Fontana fu autorizzato dall'Azienda Autonoma Statale della Strada, sezione viabilità e prevedeva la realizzazione di un viadotto di 14 archi, 13 di mt. 6,90, e 1 di mt 13 di luce.
La costruzione, con progetto ulteriormente modificato, iniziò il 25 luglio 1942 e vennero costruiti tutti i piloni esclusi gli ultimi due, quelli inerenti alla strada provinciale ed alla ferrovia.
Finita la Seconda Guerra Mondiale, ripresero i lavori che terminarono nel 1953.
Il progetto originale prevedeva anche l’allargamento del ponte sul torrente Merula ed il progetto era finanziato dal Ministero della Guerra, il quale aveva fatto prevedere che nelle fondazioni di tutti i piloni doveva essere inserito un tubo in cemento e amianto, idoneo a contenere una carica esplosiva, e quindi, in caso di necessità belliche, a farla brillare per distruggere il viadotto.


STRADA DI CONNA



La viabilità che dalla zona pianeggiante della vallata saliva ai nuclei edificati della Frazione Conna era dipendente dalla presenza di antiche strade vicinali, delle sorte di mulattiere, che si inerpicavano sui versanti collinari dalle borgate della Ferraia e di Duomo, attraversando uliveti e boschi.
La modernizzazione, legata all’utilizzo rivolto verso mezzi di trasporto di dimensioni crescenti, sebbene ancora in larga scala dipendenti dal traino animale, rendevano necessario pensare alla realizzazione di un percorso viario più agevole e diretto, che garantisse e consentisse una più comoda viabilità e collegamento con le borgate di Conna e dei Garassini.
Le diatribe storiche tra famiglie contadine del luogo e all’interno delle stesse, portavano sempre a lunghe discussioni, condite da dispetti, opposizioni e ripicche che condizionavano la riuscita di un potenziale progetto.
Anche per queste motivazioni, alcuni esponenti locali, inseriti nel contesto sociale interessato, cercarono di incrociare la limitata disponibilità degli abitanti strettamente locale con le possibilità rappresentate dalla presenza amministrativa delle cariche operanti e facenti parte del P.N.F., portando ad una sorta di proposta e mediazione che indussero a comprendere l’importanza ed i vantaggi dell’opera da realizzare, inducendo ed invogliando i vari proprietari terrieri a consentire reciproche cessioni necessarie alla realizzazione di un tracciato stradale comune, il quale avrebbe consentito di poter raggiungere nuclei edificati e possedimenti agricoli con maggiore sicurezza nella percorrenza e minore dispendio di fatica e difficoltà.
La presenza e la partecipazione più o meno attiva della supervisione da parte degli ambienti fascisti portò a raggiungimento dell’obbiettivo, ma anche all’appropriarsi di ogni merito principale, deviando la paternità dell’operato e della riuscita dalla effettiva forma collaborativa di interi nuclei famigliari, andando ad identificare come promotore ed affidando la gloria dell’operato alla figura di Paolo Cavassa, quale meritevole appartenente fascista locale.
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INTERVENTI TERRITORIALI
SEDE DEL P.N.F.


Foto di gruppo davanti alla sede del P.N.F. a Molino Nuovo

Nel periodo tra le due guerre mondiali la sede comunale risiedeva nella Casa Municipale di Molino Nuovo, dove vi era stata trasferita dalla Borgata Metta alla fine del 1878.


Caserma dei Carabinieri a Molino Nuovo

Sempre nella Borgata di Molino Nuovo erano stanziate la Caserma dei Carabinieri (che sarà spostata a fine degli anni ’30 del Novecento nel nuovo edificio in Strada della Stazione) e la sede del P.N.F., originariamente al piano terra di un fabbricato a fianco all’officina dello “stagnìn” Frau, per essere trasferita a Villa Musso nel 1936 e nel 1937 presso la casa Trevia, dove resterà sino alla fine del periodo fascista.


Inaugurazione del gagliardetto degli alpini a Molino Nuovo, davanti alla sede del P.N.F. - 1934
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Nel 1912 venne fondata la Società Agricola, che nei decenni raccoglierà l'adesione e la reciproca tutela dei vari "contadini" andoresi, ampliandosi al punto di essere formata da più gruppi distinti per quartiere/parrocchia, nonché completamente “ristrutturata” in epoca e per direttive fasciste.



MONUMENTO AI CADUTI - MOLINO NUOVO
In località Molino Nuovo, a ponente del Merula e limitrofo al ponte che collega la borgata di Molino Nuovo con la Strada Provinciale n° 13 “Valmerula”, fu realizzato, negli anni ’20 del Novecento, il Monumento ai Caduti, su un’area donata al Comune dall’andorese Giacomo Trevia in memoria del figlio Filippo, deceduto in guerra nel 1917.
Tale monumento, a seguito di una piena del Merula, diventò pericolante, tanto da doverne prevedere la completa demolizione.

Negli anni ’30 si rende necessario un intervento di rifacimento del tetto di copertura della Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo e per tale intervento viene incaricato della progettazione e gestione uno Studio Artistico di Bergamo, mentre le ditte esecutrici, in rigorosa attuazione delle disposizioni del periodo saranno individuate in soggetti possibilmente “locali”.
La gestione dello studio lombardo si rivela assolutamente inadeguata e pessima, andando a creare un esagerato contenzioso economico tra i vari Ministeri, Soprintendenza, Comune. Parrocchia, Curia, ditte esecutrici, tanto da portare a forzate rinunce su parte di compensi spettanti per opere già eseguite e parzialmente ultimate.
La situazione complessiva trova soluzione grazie all’intervento dell’amministrazione fascista locale, nella persona del Commissario Prefettizio Giuseppe Vatterone, il quale si adopera impegnando il Comune per la concessione di un cospicuo contributo straordinario, secondo le disponibilità finanziarie amministrative, al fine di perseguire l’appianamento degli insoluti con i creditori ed adoperandosi per integrare tale somma, tramite concessioni ed interessamento personali dei funzionari del Partito Nazionale Fascista.



Dopo Vatterone, il suo successore nella carica, Raffaele Morro, e il Podestà Tullio Musso, perseguiranno tale comportamento tra le conoscenze gerarchiche fasciste per portare a compimento “agevolazioni” amministrative, le quali consentiranno di ottenere finanziamenti e realizzare fino alla conclusione importanti opere “pubbliche” di “alto interesse comune”.
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DOCUMENTI E CURIOSITA’ DI EPOCA FASCISTA
Con l’approssimarsi del nuovo periodo bellico che confluirà nella Seconda Guerra Mondiale, saranno attuate numerose iniziative di restrizione e di propaganda che limiteranno l’uso di alcuni prodotti e materiali, al fine di riservarli in via esclusiva ai fini militari o propedeutici alle manovre che interesseranno il conflitto armato.
Partono così iniziative “pubbliche” di promozione di produzioni locali (uva) e raccolta della lana, che saranno caratterizzate da giornate dedicate (anche a titolo nazionale), durante le quali saranno impegnati nel corretto svolgimento membri di famiglie locali e spesso giovani imparentati con figure associate al regime fascista.


Festa dell'uva - 1938



Raccolta della lana per la Patria a Molino Nuovo - 1942

Tra i prodotti che cominciano a scarseggiare ci sono anche i carburanti, sebbene i veicoli a motore non siano ancora di uso estesamente comune.
Accade, quindi, che la “corriera du Grillu”, ovvero il servizio di trasporto intercomunale tra Andora e Stellanello gestito da Angelo Galleano si trovi nella condizione di dover utilizzare carburanti alternativi per la conduzione del veicolo a motore che effettua il servizio di trasporto.
L’OM-469 viene così dotato di una alimentazione alternativa, per mezzo dell’installazione di due bombole a metano, che sono sistemate sotto al veicolo, simmetricamente rispetto alle ruote posteriori dello stesso.




L'OM-469 di Angelo "u Grillu" Galleano nei pressi di Tigorella. Sul retro del mezzo si notano, in basso tra le ruote posteriori, le due bombole di metano.


L'INSEGNAMENTO SCOLASTICO

Tra le attività propedeutiche alla guerra e alla vita militare viene dedicata attenzione alla formazione culturale scolastica, prediligendo un linguaggio mirato a porre in evidenza comportamenti di coraggio ed eroici, strettamente patriottici, con grande attenzione all’uso di vocaboli esclusivamente nazionali.
Vengono attuati programmi ginnici, possibilmente in spazi aperti, dedicati alla gioventù, affinchè cresca sana e robusta e prevalentemente sono distinte le attività fisico-personali tra maschi (“Balilla”) e femmine (“Giovani italiane”), dedicando ai primi ciò che può caratterizzare una figura socialmente dominante ed alle seconde la figura di perno all’interno di un ambito famigliare.

    


Nelle tre foto, esercitazioni ginniche all'aperto, presso il campo sportivo di Molino Nuovo.
Si riconoscono sulle pendici collinari di sfondo le case della borgata Marino.


Sul litorale costiero vengono organizzate esercitazioni di tiro contraereo, addestramenti attuati su sagome lignee a varie distanze dalla costa, in parte realizzate per l’occasione e su commissione dai cantieri navali locali con materiali di scarto delle lavorazioni legate alla creazione di scafi: il tutto sotto le attenzioni compiaciute degli esponenti locali del P.N.F..
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SCUOLA DI TIRO SUL LITORALE DI ANDORA - 1930
DOCUMENTI
"LA CENSURA NEL PERIODO FASCISTA" - ALICE VASSALLO
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TESI DI LAUREA
UNIVERSITA' DI GENOVA
SCUOLA DI SCIENZE UMANISTICHE
ANNO ACCADEMICO 2021/22
ANDORA DEGLI ANNI '50
(Mario Vassallo)
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Nella foto seguente è riportata la planimetria ricostruita dellìAndora degli anni '50 del Novecento, con l'indicazione dei nomi dei luoghi anche in versione dialettale locale.
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I NOMI DEGLI ANNI '50
(Mario Vassallo)
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Nella foto seguente sono riportati i nomi che hanno caratterizzato il territorio andorese della Marina negli anni '50 del Novecento.
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Sito Web ideato e realizzato da Mario Vassallo - Andora
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