LEGGENDE INTORNO A UMBERTO - Andora nel tempo

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LEGGENDE INTORNO A UMBERTO

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LEGGENDE INTORNO A UMBERTO
(Mario Vassallo)
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LA CASSA DEL TESORO

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le forze militari Repubblichine e quelle dell'Esercito Tedesco, di stanza sul territorio andorese, dislocarono i propri contingenti presso residenze strategiche per importortanza e posizione.
Tra queste, Villa Laura, Villa Stampino ed il Palazzo del Marchese Umberot Maglioni a Castello.
Il Marchese Umberto, sordomuto, era noto per avere un carattere particolare, amando trascorrere parte del suo tempo in tranquillità e solitudine.
Trovandosi a dover subire l'occupazione della propria residenza da parte di gruppi di estranei, oltretutto armati, fu indotto a cercare spesso rifugio negli angoli poco frequentati del suo amato Borgo di Castello e dintorni.
Secondo i racconti di alcuni anziani del luogo, in tale periodo raccolse quanto di più prezioso possedeva, di nascosto dagli "invasori della sua casa", racchiudendoli all'interno di una cassa legata da una catena, che fece sparire, nascondendola in un luogo che ritenne sicuro, grazie all'aiuto s un fedele amico, di cui non si conoscono le generalità.
Tra gli oggetti che si tramanda fossero in suo possesso, c'era una "statua" in oro massiccio alta circa tre palmi, riproducente lo stemma marchionale di famiglia, ovvero un "leone rampante che brandiva un martello", posizionato su un basamento di pietra di valore e decorato.
La cassa fu nascosta in qualche punto particolare e mai più dissotterrata, perchè Urberto ritenne, dopo la fine della guerra, che non fosse ancora venuto il momento, oltre che per il peggioramento del suo stato di salute.
Pertanto, ciò rimase solo un "raro" ricordo, presto dimenticato.
Chi era a conoscenza del fatto, pensò sempre che si trattasse di un nascondiglio nel Borgo di Castello, forse nei suoi terreni di proprietà.
Verso la seconda metà degli anni '70 del Novecento, si racconta che un andorese, probabilmente il fedele amico che aveva aiutato Umberto, o qualcuno che aveva ricevuto informazioni in merito, in punto di morte confessò il presunto luogo in cui sarebbe stata sotterrata la cassa con il prezioso contenuto.
Poco tempo dopo, una domenica mattina di novembre, due cacciatori andoresi, durante la solita "battuta di caccia", passando nei pressi di un Oratorio, si imbatterono in un grosso scavo effettuato, probabilmente il giorno prima o nella notte stessa, in prossimità di un manufatto in muratura a secco.
Nel terreno smosso furono rinvenuti due "lastroni" di pietra (una sorta di copertura di protezione?) dei frammenti di una presunta cassa di legno, tra cui uno spigolo della stessa riportante un rinforzo decorato in metallo ed un tratto di catena spezzato.
Uno dei due cacciatori ricordò la "storia" del "tersoro del Marchese", associandolo al ritrovamento di quella mattina di caccia.
Tuttavia, nulla si seppe mai di preciso anche negli anni seguenti, tranne che, col senno di poi, alcuni riferirono di essere stati incuriositi in precedenza dal luogo del presunto ritrovamento. in quanto il manufatto murario "scavato" presentava un aspetto che nell'insieme rivelava un qualcosa di diverso rispetto al resto circostante.
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IL PASSAGGIO SEGRETO

Secondo un ricordo di Luciano Dabroi, riferito ad un racconto di un suo parente anziano, il Marchese Umberto Maglioni, il “Muto di Castello”, poco tempo prima del proprio trasferimento ad Alassio, avrebbe rinvenuto un passaggio segreto che dalle prigioni del Castello conduceva fuori dall'originaria cinta muraria di fortificazione, in prossimità della fontana medievale.
L'ingresso e l'uscita sarebbero state protette da grossi macigni ed in un tratto di tale passaggio segreto sarebbe stata creata una “botola tranello”, costituita da una sorta di pozzo che conteneva infisse sulle pareti delle lame di spade che maciullavano senza scampo i malcapitati.
Anche in questo caso non si sono trovati successivi riscontri in merito, sebbene non risultano eventuali specifiche ricerche effettuate.

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