MOLINO NUOVO - Andora nel tempo

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MOLINO NUOVO

MOLINO NUOVO
(Mario Vassallo)
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Ricostruzione effettuata per sovrapposizione tra Mappa Catasto Napoleonico e foto aerea GoogleEarth


Molino Nuovo è tra le antiche Borgate quella di origine più recente, essendosi formata a partire dalla fine della seconda metà dell’Ottocento.
Sino a tale periodo, infatti, la Borgata Duomo comprendeva un po’ tutta l’area territoriale fino all’alveo del Torrente Merula; le case che costituiscono oggi Molino Nuovo non esistevano e anzi, la sponda dell’alveo stesso del torrente coincideva con l’attuale strada via Molineri ed in prossimità dell’incrocio con “u Besàgnu” era presente un isolotto fluviale.
Alla fine del 1700 Angelo Maria Anfosso costruisce un mulino da grano che Gio Batta Anfosso in procura del padre Angelo Maria affida in affitto a Giuseppe Siccardi nel 1798.
Nell’atto stipulato dal Notaio Guardone, si fa riferimento a “un suo molino da grano denominato il molino nuovo situato nel distretto di questa Borgata del Domo in vicinanza della fiumara sotto suoi notorii confini”.
L’accordo contrattuale prevede anche che Anfosso si impegna a dotare il molino di un ulteriore piano da destinare in parte all’abitazione del Siccardi.
La famiglia Anfosso, un tempo proprietaria del mulino a vento ormai in disuso (considerato il “mulino vecchio”), posizionato sul Poggio Ciazza costruisce, quindi, un “mulino nuovo” e tale evento segna probabilmente l’indicazione dei nomi in modo talmente marcato che il luogo stesso prende una nuova denominazione di riferimento nell’uso popolare diventando il “molinovo” (“u muŗinövu”).
Il “molino nuovo” sorge non lontano dal “gumbo” esistente dei Musso (poi noto come “u gumbu de Rafè”), in prossimità di uno slargo che veniva utilizzato per la lavatura delle materie prime, su un appezzamento che in alcuni periodi di piena del Torrente Merula diventa un isolotto fluviale (come testimoniato dalle mappe del Catasto Napoleonico che indicano già la perimetrazione del sedime del futuro Palazzo Siccardi), raggiungibile mediante una tipica “sĉcianca” (cioè una sorta di pontile/passerella in legno).
L’attività di frantoiano è quella commerciale prevalente nell’entroterra, dove si sfruttano le risorse idriche rappresentate dall’alveo del Torrente Merula e dei fossati laterali che scendono dalle varie vallette.
Il Merula condiziona la vita agricola, perché spesso straripa, inondando i terreni coltivati: i proprietari ed utilizzatori hanno imparato a convivere e sfruttare le periodiche esondazioni, come anticamente avevano fatto altri popoli, traendo giovamento ed utilità da fenomeni periodici che sarebbero stati diversamente solo dannosi per la sopravvivenza in luoghi pianeggianti lungo i corsi d’acqua.
L’abbondanza di “prese” idrauliche favorisce il proliferare dei “gumbi”, che in queste zone possono alternare, e talvolta sostituire, la forza motrice animale con quella garantita dei flussi idrici.
Nascono così vari frantoi, tra loro anche piuttosto vicini, e nella zona ai piedi della Borgata Duomo si verifica un incontro di situazioni che agevolano l’opera di tali attività: il Torrente Merula, la “beŗa”, ovvero la canalizzazione proveniente da Stellanello che alimenta tutti i “gumbi” sulla riva a ponente del Merula stesso, il Rio Duomo con la “piccola beŗa” che scende dalla valletta di Duomo.
Senza dimenticare il non lontano Rio Negri e la canalizzazione che da esso diparte, che pure alimenta almeno un paio di “gumbi” nella zona di fronte alla Borgata Duomo, sul versante opposto al torrente, tra le Borgate Negri, Costa dei Galleani e Metta, nelle vicinanze della Chiesa Parrocchiale di San Pietro.
In questo modo, oltre a “gumbi” famigliari, di ridotte dimensioni, nascono e lavorano il frantoio dei Musso (ex “gumbo di Rafè”) poco lontano e di fronte al “molino nuovo” degli Anfosso, il “mulino di Zanzi” (ex “gumbo di Testa”) ed un altro mulino, poco entro la valletta di Duomo.
Il frantoio dei Musso è alimentato dalla “beŗa”, il “molino nuovo” degli Anfosso è alimentato direttamente dal Torrente Merula, quello “dei Zanzi” è alimentato dalla “beŗa” e dalla “piccola beŗa” che scende parallelamente al Rio Duomo, la quale alimenta anche il mulino immediatamente più a monte.
Intorno a questa rete di frantoi, si sviluppano gli insediamenti abitativi, spesso strettamente legati alle conduzioni delle attività svolte: la Borgata Duomo si estende fino a “u Besàgnu”, con l’edificio che ripercorre Villa Musso e le case che determineranno “u Giardìn” (ex Caserma dei Carabinieri).


Caserma dei Carabinieri nella zona chiamata "u Giardìn"

Ma non esiste ancora Molino Nuovo e siamo già alla prima metà dell’Ottocento.
La famiglia Siccardi è numerosa, un po’ come tutte le famiglie dell’epoca ed al proprio interno ha due “ramificazioni”: una più “commerciale” ed una più “contadina”.
Il “ramo commerciale” risiede tra Duomo e Costa dei Galleani (che nella prima metà dell’Ottocento è la Borgata edificata più grande della zona dopo Duomo), mentre il “ramo contadino” si stanzia tra “Murteu” (Moltedo) e “Ciàn rùssu” (Pian Rosso), salvo emigrare successivamente dal territorio andorese.
Nella conduzione del “molino nuovo”, affidata dagli Anfosso ai Siccardi, a Giuseppe Siccardi succede il figlio Francesco (che sarà indicato sull’atto di morte quale “gabellotto” proprio in virtù dell’occupazione lavorativa esercitata).
Con la remunerazione di tale attività il ramo della famiglia Siccardi (già abitante nei dintorni) si stabilisce in modo fisso nei pressi del “molino nuovo” e, con Angelo (figlio di Francesco), nella prima metà dell’Ottocento diventano stabilmente “bottegai” e successivamente “tabaccai”.
Con i proventi delle due attività viene iniziata la costruzione del Palazzo Siccardi (1845 circa), che sarà completato nel 1870, dopo che la famiglia avrà acquistato i terreni circostanti (e giungerà pressochè intatto fino ai giorni nostri con la sede dell’Ufficio Postale per un periodo, e la storica rivendita di alimentari-tabacchi-pasticceria di Angioletto – u Ciŗinèu).



Il “molino nuovo” finisce di operare dopo breve vita, complici anche delle variazioni naturali sostanziali al corso del Torrente Merula, che sposta il proprio alveo, caratterizzando una alterazione dei luoghi.
Nella seconda metà dell’Ottocento, infatti, si succedono una serie di eventi che apportano danni e conseguenti modificazioni dell’equilibrio territoriale.
Un paio di importanti alluvioni danneggiano alcuni dei “gumbi” nelle vicinanze dell’alveo del Merula:
  • il “gumbo di Zanzi”, che sarà in parte ricostruito con minore estensione;


"Gumbo di Testa" ex "gumbo di Zanzi"

  • il “mulino di Frassada”, cioè l’antico mulino che sorgeva nel fabbricato a monte dell’attuale ponte per Barò – Moltedo, vicino alla ex Cappella della Famiglia Barbera ed a lungo chiamato localmente “a cà bruxià dai tedeschi” a causa di un incendio appiccato al tempo della Seconda Guerra Mondiale;


Resti del "mulino di Frassada"

  • il “molino nuovo”, il quale, complice anche l’aggiunta di danni causati dal terremoto del 1887, sarà rapidamente eliminato, dedicando le risorse ad altri interventi.
In questo periodo di fine Ottocento, viene creata una strada carrozzabile davanti al Palazzo Siccardi, che di fatto diventa il primo edificio di quelli che in pochi anni formeranno la Borgata Molino Nuovo, con indipendenza denominativa dalla vicina e storica Borgata Domo o Duomo.
Successivamente nasceranno anche il fabbricato di fronte che ospiterà il Municipio, la Trattoria Galleano, e gradualmente Molino Nuovo diventerà per un lungo periodo il centro amministrativo comunale.


Molino Nuovo agli inizi del Novecento
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BORGATA DUOMO E MOLINO NUOVO - PRIMA META' DEL '900
22. “Cà de Ireneo u caŗegò”         
23. Palazzo Anfosso
24. “Cà di pastùi”
25. “Cà de Radescu”
26. “Cà de Belòmmu”
27. “Cà de Gigiòttu”
28. “Vòta de Gigiòttu”
29. “Vòta de Belòmmu”
30. “Cà de Bertè”
31. “Cà di Fransèsi”
32. “Cà de Franseschìn du Scöggiu” (ex Pretura)
33. “Na Burca”
34. “Cà de Ravèa” (ex Musso)
35. “u Besàgnu”
36. “Fusàu du Dòmmu”
37. Mulattiera per mulino a vento – Poggio Ciazza (ex proprietà Anfosso)
11. “u Giardìn”   
12. Casa Testa
13. Locanda del Molino Nuovo
14. “Cà du Grillu” (ex mulino da grano)
15. Casa Siccardi
16. Casa e negozio Marchiano
17. “Cà de Davidìn” (Casa Trevia – ex deposito ceste, negozio alimentari e scuola elementare)
18. “Cà de Linda” (Casa Trevia – ex officina dello “Stagnìn” e bottega del “caŗegò” Ireneo)
19. Villa Musso
20. Cappella “a Bambina” (Natività di Nostra Signora delle Grazie)
21. “Cà de Burlìn”                                                         
1.   Ponte “du Cunettùn”
2.   Beŗa
3.   Mulino ex Anfosso – Musso – Testa (nel 1922 Musso vende a Testa)
4.   Cappella di San Sebastiano
5.   Ex Casa Comunale
6.   Trattoria “Manìn” (ex Cà de Sanìn)
7.   “Cà de Dedè” (ex Frantoio e segheria)
8.   Fabbro “Culìn du Cicciu” (ex deposito concimi Guardone e ditta Siniscalchi)
9.   Monumento ai Caduti (Parco della Rimembranza)
10. Ex Caserma dei Carabinieri (ex proprietà Maglione di Laigueglia)                                                                 
PALAZZO SICCARDI AGLI INIZI DEL '900

Anno 1904

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Anno 1925

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PALAZZO SICCARDI OGGI
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Particolare originale dell'ingresso con la data di completamento, realizzato con ciottoli bianchi e neri tipici dell'architettura ligure-genovese

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Particolare originale dell'ingresso con la data di completamento, realizzato con ciottoli bianchi e neri tipici dell'architettura ligure-genovese

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Foto per gentile concessione Famiglia Siccardi - Beltrame
Foto ripresa davanti all'antica Caserma dei Carabinieri di Molino Nuovo - Inizio '900
In piedi a sinistra Angelo Tessitore, papà di Amelia Tessitore moglie di Angioletto Siccardi
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