PINAMARE
(Armando Ficcarelli)
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Foto per gentile concessione Armando Ficcarelli
Pinamare viene concepita negli anni ‘60 del Novecento ad opera del Dott. Momigliano.
Pinamare nasce in una collina di proprietà Momigliano, grazie all’aiuto progettuale fondamentale dell’arch. Sergio Hutter.
Il nome “Pinamare” deriva da una città argentina “Pìnamar”, dove Momigliano aveva trascorso buona parte del periodo della Seconda guerra mondiale per sfuggire dai nazisti (trasferimento avvenuto grazie all’aiuto di diverse persone).
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Si iniziò a costruire nel 1958 e l’idea era quella di creare una zona residenziale di lusso, con al centro un club sportivo, sul mare una spiaggia con ristorante e un molo per l’attracco di piccole imbarcazioni.
All’inizio, sulla carta, vengono delineate le prime strade e Momigliano inizia a studiare come suddividere i lotti da poter vendere.
Capisce che il vero potenziale di Pinamare era la tranquillità mista alla riservatezza, a tal punto da studiare e disegnare il primo piano verde (seppur privato) di Andora.
L’obiettivo era di evitare disboscamenti, tagliando esclusivamente gli alberi necessari alla costruzione del singolo edificio e delle strade, e tutto doveva essere fatto al momento della realizzazione, al fine di seguire tassativamente il piano verde progettuale.
Le prime case edificate vengono studiate seguendo la conformazione del terreno e la presenza degli alberi esistenti già dai progetti, creando movimenti architettonici atti a non deturpare l’aspetto e la natura del paesaggio e della vegetazione.
Questa modalità di progettazione permette che tutte le case abbiano una bella veduta sul paesaggio circostante e sul mare, ma contemporaneamente siano poco visibili dall’esterno.
Le strade venivano costruite a pezzi, seguendo la costruzione dei lotti edificati ed inizialmente erano sterrate, poiché il passaggio dei mezzi da cantiere poteva danneggiare il manto.
Solo al completamento di almeno il 50% dei lotti che doveva servire una strada, essa veniva asfaltata in modo grezzo, così da dare una maggiore parvenza di ordine.
Le strade nacquero con larghezza assimilabile ad una sola corsia, con degli slarghi per permettere di far passare eventuali auto incrociate in senso di marcia opposto.
Durante lo sviluppo di Pinamare, Momigliano decise di rendere “strade vicinali” le strade da lui costruite e incaricò il geom. Antonio Massabò, suo braccio destro, di andare a Torino in Comune da un suo amico per imparare il funzionamento dei consorzi vicinali (questa soluzione era stata attuata dal Comune di Torino per gestire al meglio le strade delle colline sopra il centro città).
Fu così che vennero costituiti quattro consorzi: il “Consorzio di via del Lampin”, il “Consorzio del Villaggio Orizzonte”, il “Consorzio di via Trinacria” e il “Consorzio delle Catene”.
Il consorzio aveva il compito di gestire le strade, l’illuminazione pubblica, sottoservizi, rifiuti e verde pubblico; funzionava tramite un Consiglio di Amministrazione e i suoi consorzisti pagavano le spese annualmente in base ai propri millesimi (l’illuminazione pubblica a livello teorico spettava al Comune, ma poiché in quegli anni nell’Amministrazione Comunale sussistevano alcuni problemi, venne richiesto al Consorzio di occuparsene, a fronte dell’aumento di un contributo percentuale che toccò il massimo storico del 55%).
Si potrebbe paragonare il consorzio ad un grande condominio, con la differenza che, in base alla percentuale stabilita, il Comune contribuiva alle singole spese (luce, asfaltatura, ecc.) e che, in caso di mancato pagamento delle spese da parte del consorzista, il Consiglio di Amministrazione aveva il diritto e l’obbligo (in quanto il Consorzio era un ente di diritto pubblico) all’emissione di cartelle esattoriali.
Un fatto curioso riguarda i millesimi del “Consorzio delle Catene: il “Tennis” aveva d’ufficio 32 millesimi come l’Aeronautica, solo che lo Sporting li aveva per comodità di calcolo (sarebbe stato complesso calcolarli in modo esatto in quanto il bosco e aree non edificate/abitate non venivano conteggiate), mentre l’Aeronautica li aveva perché il Ministero non aveva mai concesso l’ispezione delle due aree degli insediamenti militari al fine del calcolo (qualsiasi superficie si andasse a visionare sulle cartografie non dava informazioni, notandosi un unico blocco di colore nero, in quanto aree coperte da segreto militare).
Ogni proprietario di un bene a Pinamare era obbligato a partecipare al Consorzio e non poteva esimersi dal pagamento delle spese (veniva messa apposito vincolo su ogni atto di vendita).
Il Consorzio delle Catene, nella sua storia, ha costruito 18,2 km di strade, che ha gestito unitamente ai vari sottoservizi, illuminazione pubblica e per un periodo anche il servizio di raccolta dei rifiuti.
Ha avuto tre presidenti, anche se vengono considerati due: il primo fu un piccolo industriale di Milano che rimase in carica 1 anno e 3 mesi; a causa di continui litigi col Comune, si dimise e venne nominato presidente Giuseppe Ficcarelli (in quanto vicepresidente), che successivamente, nel 1971, venne eletto per la prima volta e rimase in carica fino alle proprie dimissioni avvenute nei primi anni del 2000; infine, venne eletta Albina Nocca in Savastano, che fu l’ultima presidente, in quanto dopo di lei il Consorzio venne messo in liquidazione.
Curiosità sugli atti di vendita: oltre all’obbligo di partecipare al Consorzio, sui rogiti venivano messe da Momigliano (normalmente la vendita avveniva da una delle sue società, in molti casi dalla società Manzano s.a.s) alcune clausole particolari.
La prima riguardava il divieto di possedere animali da cortile.
La seconda riguardava la biancheria stesa e il divieto di metterla a vista.
La terza riguardava i muri esterni: qualsiasi muro o muretto non facente parte della facciata della casa doveva essere fatto in pietra locale a spacco; i muri che delimitavano il confine di proprietà dovevano essere anch’essi in pietra locale a spacco, di almeno 50 cm di altezza e non potevano non esistere; andava bene qualsiasi recinzione (piante, ringhiera, ecc.).
y Con l’inizio dei primi insediamenti divenne d’obbligo la costruzione di una cabina ENEL e di una cabina SIP.
Per Momigliano sussisteva un problema: quello estetico.
Le cabine all’epoca erano dei cubi/parallelepipedi di cemento alti il necessario.
Momigliano impose che le cabine dovettero essere edificate secondo normativa e criteri tecnico-costruttivi dell’epoca, ma che dovessero essere rivestite di pietra locale a spacco, al fine di inserirsi e confondersi con il panorama circostante e poste, ove possibile, ad almeno 30 metri dalla strada e coperte dalla vegetazione.
La prima cabina costruita fu quella posta sopra le Rocce di Pinamare.
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Foto per gentile concessione Armando Ficcarelli
Intorno agli anni 1968/70, iniziò la costruzione del complesso sportivo “Sporting Club Pinamare”, sede dal 1980 dell’“ATS IL FARO DI PINAMARE” (associazione tennistica fondata a metà degli anni ’70 del Novecento presso il tennis di via Sant’Angela e trasferitasi a Pinamare sotto la presidenza di Giuseppe Ficcarelli).
Il Club venne costruito dalla “Società Ambrogio Margherita s.a.s.” (una delle tante società di Momigliano), per conto della “Sporting Club Pinamare S.p.A.” (anch’essa di Momigliano).
La S.p.A. aveva come quotisti i proprietari dei lotti/ville e altre persone esterne a Pinamare.
Coloro che acquistavano un lotto avevano d’ufficio e gratuitamente una quota dello Sporting, mentre gli altri quotisti avevano comprato semplicemente le quote (venne fatta una campagna promozionale con lettere informative consegnate a mano da Momigliano a tutta la Torino Bene dell’epoca).
Le quote erano obbligatorie per vivere il Club, ovvero solo i quotisti con i famigliari e loro ospiti potevano accedervi e godere dei servizi offerti.
Il Club vantava inservienti ai bagni con gilet e papillon, piscina riscaldata aperta tutto l’anno, con servizio a bordo piscina di caffè e/o bevande e tanti altri servizi.
Il Circolo era costituito da una Club house suddivisa su due piani, quattro campi da tennis (di cui uno omologato per gli incontri internazionali), un campo da calcio e tennis con base in gomma sintetica, una piscina semi olimpionica (25 metri), una piscina per bambini, un campo da bocce, un piccolo parco giochi e una piccola pista di pattinaggio.
Gli spogliatoi dedicati alle attività sportive erano situati al piano terra della Club house, mentre gli spogliatoi della piscina erano situati a fianco della stessa, subito dopo il bar dedicato.
La Club house era suddivisa in due piani: al piano terreno, prima dell’ingresso del mini-corridoio degli spogliatoi, si trovava un piccolo sgabuzzino da dove si accendevano le luci dei campi da tennis e calcio; subito dopo si entrava in un piccolo corridoio dove, sulla sinistra, c’era l’ufficio della segreteria dell’associazione; proseguendo si trovavano i due ingressi (M e F) degli spogliatoi sportivi;
nel retro degli spogliatoi c’era un miniappartamento che veniva utilizzato direttamente dai gestori ed i servizi igienici del bar, che si raggiungevano con una scala interna dal piano primo.
Salendo al primo piano si trovava la Club house vera e propria, il cuore pulsante della struttura.
Essa era costituita da un bar con grande sala e ampio dehor con vista sul mare e piscina e l’ufficio della presidenza dell’associazione.
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